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Lo spirito delle “Rogazioni”

Analisi e commenti26 Aprile 2021
Testo dell'audio

Il ricordo di quelle che furono le Rogazioni si sta perdendo purtroppo nella Chiesa

Le Rogazioni sono processioni che da tempo immemorabile la Chiesa ha indetto per implorare l’aiuto del cielo contro le calamità. Le origini di questa cerimonia ci sono raccontate, in modo diverso, ma complementare, da due grandi monaci benedettini, che furono anche due grandi studiosi: il beato cardinale Ildefonso Schuster e dom Prosper Guéranger, abate di Solesmes.

Il cardinale Schuster, nel suo Liber Sacramentorum, afferma che le origini storiche delle Rogazioni risalgono all’antica festa dei Robigalia pagani, in cui la gioventù romana andava oltre il ponte Milvio a sacrificare a Robigo, il dio che preservava le biade dalla ruggine. La Chiesa romana cristianizzò questa consuetudine popolare. La Chiesa infatti, piuttosto che sopprimere violentemente i costumi antichi, profondamente radicati nel cuore delle genti, li ha sempre conservati dando loro un nuovo significato spirituale. Venne così introdotta nei primi secoli la processione delle Rogazioni, che dal centro di Roma si recava a San Pietro percorrendo la via Flaminia, il ponte Milvio e costeggiando il Tevere sino al Vaticano. Questa processione era detta Litania maggiore, per distinguerla dalle Litanie minori, legate alle stationes, un termine che deriva il suo nome dal mondo militare, per indicare le soste che si svolgevano nelle processioni da chiesa a chiesa durante. determinati tempi liturgici.

A differenza di queste processioni minori, le Rogazioni avevano un carattere assai più solenne; il percorso era molto lungo, e vi prendeva parte tutta la popolazione di Roma divisa in più gruppi. Sembra che l’istituzione ufficiale si debba a san Gregorio Magno che, nell’anno 590, per ottenere la cessazione della peste, organizzò una litania septiformis, cioè una processione generale del clero e della popolazione romana, formata da sette cortei che confluirono verso la Basilica Vaticana. Giunti al Mausoleo di Adriano, san Gregorio Magno, alzando gli occhi, vide sulla sommità del Castello un Angelo sterminatore che riponeva nel fodero la spada insanguinata, in segno del cessato castigo.


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Dom Guéranger ci parla invece di un rito istituito la prima volta a Vienne in Francia per iniziativa del vescovo san Mamerto (circa il 470). Egli così scrive: “Calamità di ogni genere erano venute a portare la desolazione in questa provincia, di recente conquistata dai Burgundi. Terremoti, incendi, fenomeni paurosi agitavano le popolazioni, come fossero stati segni della collera divina. Il santo Vescovo che desiderava risollevare il morale del suo popolo e portarlo a Dio, la cui giustizia aveva bisogno di essere placata, prescrisse tre giorni di espiazione, durante i quali i fedeli dovevano darsi ad opere di penitenza e andare in processione al canto dei salmi”.

Le Rogazioni dalla Gallia si estesero rapidamente in tutta la Chiesa d’Occidente. Cesario d’Arles, al principio del sesto secolo, ci dice che queste processioni erano formate dal clero e dal popolo di parecchie Chiese secondarie che procedevano sotto la croce di una Chiesa principale, a piedi nudi e cantando inni sacri. Esse furono adottate anche a Roma, nell’801, sotto il Pontificato di san Leone III. Le Rogazioni già esistevano, ma si ebbe questa differenza: che a Roma si conservò alla Processione che si svolgeva il 25 aprile ed era detta di San Marco, il nome di Litania maggiore, e si chiamarono Litanie minori quelle delle Rogazioni; mentre in Francia, queste ultime furono designate con l’appellativo di Litanie maggiori, riservando il nome di minori per la Litania di san Marco.

Dom Guéranger ricorda che Carlo Magno si toglieva i calzari come l’ultimo dei fedeli e camminava a piedi nudi seguendo la croce, dal suo palazzo fino alla Chiesa della Stazione. Nel XIII secolo santa Elisabetta di Ungheria dava pure il medesimo esempio; era ben felice, durante le Rogazioni, di confondersi con le povere donne del popolo, camminando anch’essa a piedi nudi, ricoperta di una rozza veste di lana.


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Era questo lo spirito della cristianità, che san Pio V e san Carlo Borromeo rinnovarono nel loro tempo. A fame, bello et peste, libera nos Domine: “dalla fame, dalla guerra e dalla peste liberaci Signore”, si cantava e si canta ancora nelle Rogazioni, dove esse sopravvivono.
E’ questo lo spirito di cui abbiamo bisogno per scongiurare le calamità che incombono sulla nostra società.

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