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Tu che togli i peccati del mondo

Liturgia07 Novembre 2019
Testo dell'audio

Dall’alto dell’entusiastica lode di Dio e del ringraziamento giubilante, il Gloria scende ora nel profondo dell’umile preghiera supplicatoria. Seguono le successive parole dell’Angelo: In terra pax hominibus bonae voluntatis! – “pace in terra agli uomini di buona volontà!” Pace e riconciliazione con Dio procedono dal Bambino sulla mangiatoia, che tramite la sua morte in croce ristabilisce pace e riconciliazione tra il Cielo e la Terra (Col. 1,20). Cielo e Terra riconciliati: ciò fa esultare gli Angeli, li fa scendere nella campagna di Betlemme, al bambino che lì giace sulla mangiatoia, venuto proprio per patire e per morire; per questo cantano con grande giubilo: “pace in terra agli uomini!”

Gesù Cristo è la pace (Mic. 5,5), il Principe della Pace (Is. 9,6): Egli ha ridato al Mondo la pace che aveva perso. Questa pace ha in sé tutti gli effetti beatificanti della Redenzione; essa è un dolce frutto divino della giustificazione; e tutti coloro la cui “volontà” è veramente “buona” – cioè sottomessa a Dio e unita a Dio con amore – ne avranno parte. Questa Sua pace, che il Mondo non può dare e nemmeno togliere, ce l’ha lasciata il Signore in eredità, e per mezzo del Suo Sacrificio quotidiano ce la vuole comunicare. Affrettiamoci dunque, desiderosi di salvezza, all’altare; lì troveremo il divin Bambino come Agnello del Sacrificio, e presso il Bambino la pace: pace nel tempo e nell’eternità, la pace di Dio, pace dell’anima, pace del cuore.

Il celeste sacrificio pacifico dell’altare “solleva dai dolori, sveglia i cuori alla gratitudine, all’amore e alla gioia celeste”. Così San Leone, nella sua sesta predica sul Natale, dice: nel tesoro della divina liberalità, non c’è niente di meglio della pace che fu lodata dagli Angeli alla nascita del Signore. Questa pace è “la quiete dei beati e la dimora dell’Eternità”. Quaggiù, per noi, non sarà mai perfetta, e sotto il peso della sofferenza e dei disagi terreni dobbiamo incessantemente rifugiarci nella misericordia del Signore. Così, anche in mezzo al più sonoro giubilo del Gloria, siamo esortati a ricordare la nostra peccaminosità, caducità e indigenza; infatti, alle impetuose ed entusiastiche lodi segue ripetutamente la supplica nelle più fervide e insistenti espressioni.

La preghiera è indirizzata a Gesù Cristo ed è accompagnata dalle più forti motivazioni, affinché Egli voglia ascoltare le nostre suppliche e riconosca la voce del nostro implorare (Sal. 129,2). “Domine Fili Unigenite, Jesu Christe, Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris” – “Signore, Figlio Unigenito, Gesù Cristo; Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre”. Con queste parole la Chiesa innalza lodi esaurienti al Suo Capo e Sposo divino; essa esalta la Sua divinità e dominio su tutte le creature; essa Lo loda come il Figlio Unigenito che il Padre ha generato prima della stella del mattino, cioè prima dei tempi (Sal. 109,3) e in cui Egli ha il Suo eterno compiacimento (Matt. 17,5); essa Lo celebra come sacrificio cruento a gloria di Dio e per la salvezza del mondo; essa riassume tutte le Sue divine e umane perfezioni e privilegi nel nome di “Gesù” (= Salvatore, Redentore) e “Cristo” (= l’Unto, cioè il più alto profeta, sacerdote e re).

Qui tollis peccata mundi miserere nobis” – “Tu Che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi”. Il Signore ha versato il Suo prezioso sangue fino all’ultima goccia in espiazione ed estinzione di tutti i peccati che continuamente inondano il mondo, provocando la giusta punizione di Dio. Il Figlio di Dio ha veramente preso un cuore umano e l’ha fatto trono della Sua misericordia; sì, ha permesso che una lancia lo trapassasse per avere “misericordia” di noi e compassione delle nostre debolezze, necessità e traviamenti.

Quanto più dura e amara fu la Sua passione, la Sua via crucis sulla Terra, tanto più, ora, il Suo cuore trasfigurato è ricco di amore che perdona e di bontà compassionevole verso tutti quelli che sperano in Lui, verso ogni anima che Lo cerca, o che ritorna a cercarLo. “Certo la Sua misericordia non finisce mai: e ogni mattina si rinnova” (Lam. 3,23-25). Finora il Signore ha sempre aiutato. Egli continuerà ad aiutare: lo garantisce la Sua grande fedeltà. “Qui tollis peccata mundi suscipe deprecationem nostram” – “Tu Che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi”.

Quasi le stesse parole vengono ripetute ancora una volta, perché la Chiesa è tutta commossa dalla benevolenza e condiscendenza del divino Salvatore, che ci ha amati e ci ha lavati dai nostri peccati nel Suo sangue (Ap. 1,5). Poiché Egli si è offerto “vittima di riconciliazione” per tutti, Egli vorrà accettare le “preghiere” di quelli che Lo temono ed “esaudire le loro implorazioni” salvandoli (Sal. 144,19). “Qui sedes ad dexteram Patris miserere nobis” – “Tu Che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi”. Nel Santo dei Santi del Cielo Cristo troneggia “alla destra del Padre”: ciò significa che anche la Sua natura umana supera tutte le creature in sovranità, potere, potenza e pienezza di grazia; e ha parte in misura piena al potere, dominio e gloria di Dio.

Nella Sua elevazione celeste, Egli non è solamente il nostro intercessore e mediatore, che tutto può presso il Padre, ma anche il nostro Dio e Signore, pieno di misericordia, sempre pronto a perdonare, ad aiutarci in ogni difficoltà e a proteggerci in ogni pericolo, con infinita potenza e clemenza. Egli non spezza la canna piegata, e non spegne il tizzone acceso (Is. 42,3). Egli è così, nella Sua maestosa quiete, pieno di riguardo e indulgenza. Come “Sommo Sacerdote misericordioso e fedele”, una volta sulla terra, “Lui fu tentato e ha patito” (Eb. 2,17-18). Egli ci dimostra sempre, a noi poveri peccatori, amore compassionevole e condiscendente mitezza.

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