< Torna alla categoria

Si adora Dio con l’anima e con il corpo

Liturgia29 Luglio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

“Quanta emozione e timore reverenziale invade il cuore di un fedele che entra in una venerabile antica cattedrale, dove tutto – l’altare riccamente ornato, le colonne che s’innalzano verso il cielo, la volta, le venerabili figure dei Santi che dalle pareti guardano in giù – suscita un’atmosfera tale da far sentire la sacralità del luogo! E come potrebbe egli non sentirsi elevato e spinto a pregare umilmente, quando i canti solenni e i potenti toni dell’organo echeggiano tra le navate, e tutta l’assemblea s’inchina con profonda reverenza in adorazione davanti al Signore!” (Cathrein).

Attraverso l’anima l’uomo è capo e signore del corpo, che è creatura inconscia e dipendente; ma anch’esso deve venir adoperato per la glorificazione del Creatore. In particolare attraverso il culto esteriore, l’uomo può e deve far uso della natura visibile al servizio e per la lode del suo Creatore. Tale uso nel culto religioso conferisce alla natura insensibile un più alto grado di consacrazione e virtù.

“Per una precisa comprensione di questa verità la Chiesa Cattolica ha fatto sempre uso, nelle sue funzioni, di tutte le arti e di tutte le forze della natura: l’arte architettonica erige la casa di Dio quanto più possibile bella e maestosa; sculture e pitture l’adornano con figure vivaci di Santi; poesia e musica si uniscono in canti e invitano a lodare l’Altissimo. Giardini e campi offrono i loro fiori e arbusti per adornarla, i boschi l’incenso, le api la cera delle candele, le sorgenti l’acqua per lavare e benedire, le miniere dentro la terra i metalli preziosi e i minerali che, trasformati in campane, dall’alto delle torri chiamano i fedeli alla S. Messa” (Ebb.).

Non solo il singolo, ma anche la comunità dei credenti, in quanto tale, è tenuta a offrire a Dio la dovuta riverenza e sottomissione. La funzione religiosa comune e pubblica (cultus socialis) deve manifestarsi anche all’esterno. Il culto visibile è perciò utile a legare più saldamente la comunità religiosa, cioè la Chiesa.

Perciò l’uomo, come la sua natura esige e come espressamente prescritto, deve venerare Dio con le sue forze spirituali e corporali, cioè non solamente con atti interiori, ma anche tramite azioni esteriori; deve adorarLo, ringraziarLo, impetrarLo e conciliarLo. Questo quadruplice obbligo viene assolto soprattutto tramite la preghiera e il sacrificio uniti tra loro intimamente, tanto da pervadersi e completarsi l’un l’altra. L’intima venerazione di Dio si manifesta all’esterno nella preghiera vocale e nell’atteggiamento del corpo, come anche nella celebrazione del Santo Sacrificio, che è il più eccelso atto di venerazione a Dio, il più perfetto e il più prezioso, più efficace della preghiera.