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Come prepararsi alla S. Comunione

Liturgia17 Gennaio 2018
Radio Roma Libera - San Pier Giuliano Eymard
Testo dell'audio

Con la Santa Comunione nostro Signore Gesù Cristo lascia il trono del Suo Paradiso celeste ed entra sotto il tetto della mia anima. Entra nella mia casa come è entrato nella casa di Zaccheo, dicendo: “Zaccheo, oggi devo fermarMi a casa tua”.

Cosa significa ciò? Significa che Gesù Cristo – Corpo, Sangue, Anima e Divinità – entra realmente nella mia anima, nel mio corpo e nel mio cuore, così come entrò nella casa di Zaccheo 2000 anni fa. E questo significa che devo preparare la mia casa per Lui. E come la preparo? In due modi: purificandola e sgombrandola da tutto ciò che mi possa distrarre da Lui.

Purifico l’anima confessandomi e coltivando tutte le virtù, perché il peccato contamina l’anima, mentre la confessione e la pratica delle virtù la purificano. Se sono nello stato di peccato mortale, non devo mai osare accedere alla Santa Comunione, non essendo degno di ricevere nella mia anima il Sommo Bene.

Qualora invece ricevessi la Santa Comunione in questo stato, commetterei un ulteriore peccato mortale: quello del sacrilegio. Ma anche se la mia anima non fosse completamente ottenebrata dal peccato mortale, bensì contaminata solo dal peccato veniale, sarebbe opportuno purificarla regolarmente nel sacramento della Penitenza, per renderla più degna di ricevere il Signore: più pura è l’anima, più degna sarà di riceverLo.

Devo però anche sgombrare la mia anima da tutto quanto non sia necessario e  questo vuol dire: dalle distrazioni. Per farlo, occorre un lavoro anteriore di distacco e di  raccoglimento. Occorre un lavoro di distacco dal mondo, dalla concupiscenza degli occhi – rispetto alla televisione, ai giornali, alle cose che si vedono per strada, alle persone che passano; ma più generalmente un distacco dalla concupiscenza di tutti i sensi, nonché dall’ immaginazione stessa. Ciò consentirà una preghiera meno distratta da immagini e pensieri inutili, dunque più pura e più fruttuosa.

Il lavoro che segue quello del distacco è quello del raccoglimento. San Pier Giuliano Eymard (nella foto) nel suo libro intitolato La Santa Comunione scrive: “Le persone devote, ma che non sanno raccogliersi, non gusteranno mai vere gioie spirituali, essendo la leggerezza di mente grande ostacolo al regno di Dio in un’anima. Se volete gustare Dio e godere della Sua Presenza, dovete raccogliervi e meditare”.

Il raccoglimento significa raccogliere le facoltà dell’anima in Dio: nascondersi in Dio, vivere in Dio, indirizzare la mente sempre a Dio. Quando questo diviene un’abitudine, ci aiuta assai a meditare e ad adorare Dio: dopo la santa Comunione, davanti al Santissimo Sacramento esposto, a casa, sempre.

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