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Pax Hominibus Bonae Voluntatis

Liturgia24 Ottobre 2019
Testo dell'audio

Il Gloria è il sublime canto trionfale della Redenzione che, in parte, echeggiò dalla bocca dei Cori Celesti e in parte sgorgò dal cuore della santa Chiesa. Il coro degli Angeli lo ha intonato alla nascita del Salvatore; la Chiesa – iniziata nei misteri di Dio – lo ha continuato e completato. Le note Celesti del Gloria in excelsis squillarono nella campagna presso Betlemme; esse suonavano solenni e potenti come “il tuono”, piene e melodiche come “lo scroscio di molte acque”.

Quando Dio creò la Terra, le stelle del mattino gioirono e gli Angeli esultarono (Giob. 38,4-7); ma questo giubilo divenne muto da quando l’uomo peccò. E ciò che ancora rimase salvo della religiosa pietà sulla Terra, che accompagnò gli uomini come un fascio di luce attraverso il buio dei millenni, fu la speranza e il desiderio del Salvatore. Con la Sua nascita giunge nuovamente per gli Angeli il momento del giubilo: in mezzo ai lamenti, ai sospiri e alle sofferenze del mondo decaduto, ecco che risuona il loro canto esultante. Il loro canto scroscia come pioggia ristoratrice e rinfrescante sulla terra arida. Ciò che essa soprattutto necessita e desidera è tutto compreso nelle parole: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà” (Luc. 2,14).

Gli Angeli glorificano il Bambino nella mangiatoia. Con la sua nascita viene ridato a Dio l’onore e all’uomo la pace: questo rende gli Angeli esultanti. Quando, verso mezzanotte, il fiore della radice di Jesse sbocciò a Betlemme, riempiendo il mondo della fragranza del suo profumo, ecco che in quel momento si aprì il Cielo e gli Angeli cantarono melodie che prima la terra non aveva mai udito: melodie tali da addirsi solo al trionfo con cui il Dio Eterno festeggiava le vittorie del Suo amore infinito. L’armonia Celeste penetrava nei profondi laghi, e sopra le vette dei monti saliva la gloriosa musica. Anche le foreste, nel vento notturno, rimanevano immobili; e i fiumi, sulle cui acque le stelle brillavano, fluivano più lentamente per ascoltare.

Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis – “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà!” – Cosí cantiamo anche noi gioiosi durante la Messa assieme alle schiere Celesti: perché, infatti, sull’altare si compie pienamente e misteriosamente l’annuncio festoso degli Angeli.

Qui viene manifestato a Dio il dovuto onore, la glorificazione più sublime: una Persona eterna – l’Uomo Dio, Gesù Cristo – si abbassa, si umilia, si sacrifica a lodare e adorare la divina Maestà. Qui l’uomo riceve la vera pace. Cristo ci ottiene tramite il suo sacrificio la riconciliazione, il perdono, la grazia e la beatitudine. Le parole iniziali “Gloria a Dio e pace agli uomini” indicano il contenuto dell’inno. Il Gloria è un canto di lode, un ringraziamento e una preghiera: la lode di Dio viene interrotta dal ringraziamento e dalla preghiera, le quali vogliono essere altrettanto lode ed esaltazione di Dio. Gloria in excelsis Deo – “Gloria a Dio nell’alto dei cieli!” – I beati non si stancheranno mai di lodare e glorificare Dio. S. Giovanni udì il canto Celeste: “Rallegriamoci, giubiliamo e diamo a Lui, al Signore nostro Dio, l’Onnipotente, la gloria” (demus gloriam Ei – Ap. 19,7).

A questo canto elevato, a questo eterno canto di lode, che fu percettibile per un momento nelle campagne di Betlemme, dovrebbero aggregarsi tutte le creature, e soprattutto l’uomo. A lode dell’Altissimo brillano le stelle, sbocciano i fiori, mugghiano i mari, cantano gli uccelli; ma più preziosa e nobile è la lode che l’uomo offre a Dio consapevolmente e con libertà. Perciò noi cantiamo con tutto il cuore: Laudamus Te – “Noi ti lodiamo”.

Sì, noi lodiamo il Signore, perché Egli è grande e sommamente degno di lode, e la sua grandezza non ha limiti (Sal. 144,3). Proclamiamo ad alta voce, innalziamo col cuore e con la bocca la sua infinita potenza e maestà, la sua eterna bontà e misericordia, le sue incommensurabili vie e deliberazioni. Motivi per lodare non ci mancano mai quando contempliamo la bellezza e la maestà dell’Essere Divino, la quantità e la grandezza delle divine opere.

 

E ti è tutto comprensibile,

Ciò che risuona da cento gole,

E comprensibile ciò che i cespugli,

Ciò che gli alberi si raccontano:

 

E comprensibile la chiacchierata

Nelle fontane e nei ruscelli,

E comprensibile ciò che i fiori

Bisbigliando si dicon l’un l’altro.

 

E tu ti meravigli, quando tutti i suoni,

Con tanto mormorio e canto

In piena devozione in una grande

Lode a Dio riecheggiano assieme in armonia.

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