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Partecipazione ai meriti espiatori di Gesù Cristo

Liturgia04 Marzo 2019
Testo dell'audio

È una verità fondamentale della nostra religione che, con il sacrificio della morte in Croce del divino Redentore, l’opera della Redenzione sia intrinsecamente compiuta. Il Salvatore ha certamente operato e accumulato, durante il suo peregrinare terreno, dal primo momento del Suo apparire fino all’ultimo respiro sulla Croce, abbastanza riparazione e meriti per noi, cioè per la nostra redenzione.

Per qual motivo dunque la Sacra Scrittura attribuisce sempre la liberazione del mondo alla morte, al sangue e alla Croce di Cristo? Perché, secondo il consiglio di Dio e la volontà di Cristo, era proprio il sangue versato, il sacrificio della vita sulla croce che doveva essere l’unico mezzo utile – come prezzo pienamente valido – per il riscatto dalla prigionia del peccato e della morte?

Certamente anche le fatiche antecedenti, le sofferenze e le preghiere, cioè le riparazioni e i meriti di tutta la vita terrena di Gesù, appartengono al patrimonio della Redenzione; ma per una vera redenzione hanno valore solamente in quanto hanno avuto il loro compimento ed epilogo nella morte in croce, offerta da Cristo e accolta dal Padre. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Giov. 12,24).

Queste parole del Salvatore si compirono mirabilmente in Lui stesso poiché, morendo, Egli ha generato una sovrabbondanza di frutti di vita e di grazie. Il Signore stesso annunciò il compimento dell’opera di redenzione al cospetto del Cielo e della Terra, esclamando ad alta voce sulla Croce: “Tutto è compiuto!” (Giov. 19,30). Tutti i tesori che il Signore ci ha procurato tramite la Sua Incarnazione sono di una tale portata che né l’intelletto angelico, né quello dell’uomo possono comprendere, e perciò nessuno potrà mai lodare e ringraziare Dio abbastanza.

Ma allora, mio Dio, come potremo mai ringraziarTi pienamente per il bene che supera ogni ricchezza e che, con le Tue ferite e i Tuoi dolori, ha riconciliato e guarito lo squarcio che nessuna delle creature era in grado di riparare? Anche l’offesa ricevuta da una minima parola sarcastica sarebbe stata sufficiente a riparare tutta la nostra colpa e non solo: anche la colpa di mille volte mille mondi, o addirittura quella di tutte le migliaia di mondi che si riuscisse a contare in un anno. Infatti, il valore dell’opera viene misurato secondo la dignità della persona che la compie.

Allora, come possiamo noi ricambiare – o dolce Gesù – questa infinita bontà che ci hai dimostrato? Per amor nostro, infatti, Tu non avesti mai una buona giornata per trentatré anni, finché moristi sulla Croce di una morte ignominiosa (Seuse). Con la morte sacrificale di Cristo si è compiuta la redenzione dell’umanità e la restaurazione del Regno soprannaturale di Dio in Terra.

Sulla Croce venne cancellata e strappata “l’obbligazione coi suoi precetti a noi contraria” (Col. 2,14). Così Dio fu pienamente riconciliato e il rigore della Sua giustizia fu placato, di modo che la Sua misericordia potesse fluire di nuovo senza ostacoli e così, tolto il peccato e liberati dalla sua maledizione, tornassimo in possesso della Grazia e della Gloria: qui la morte venne distrutta nella vittoria e la vita di nuovo resuscitata; lì fu spezzata la potenza delle tenebre e l’umanità liberata dall’umiliante prigionia; lì fu chiuso il baratro dell’inferno e i cancelli del Paradiso riaperti.

Ed ecco che il Cielo e la Terra furono di nuovo riuniti nella pace. Con la morte venne anche per il Salvatore “la notte in cui Egli non poteva più operare” (Giov. 9,4) in maniera meritoria. Nel momento in cui il Suo cuore divino smise di battere, cessò anche di ottenere nuovi meriti ed espiazioni in vista della Redenzione: non è più necessario un riscatto, né quello ottenuto può aumentare.

Il generoso divin Redentore non ha solamente sciolto la nostra terribile colpa ma l’ha ammortizzata in misura sovrabbondante, e per l’esuberanza del Suo amore Egli ha sup erato in modo sconfinato la semplice compensazione. Il tesoro della nostra redenzione è infinitamente grande e perciò inesauribile: esso non può moltiplicarsi, ma non può nemmeno esaurirsi.

Sovrabbondanti, infinitamente ricchi sono l’espiazione e il merito della morte in croce, non solamente per l’infinita dignità del Salvatore sofferente e morente, ma anche per l’immensità dell’amore con cui Egli morì, come pure per il valore della vita di UomoDio che Egli offrì; a ciò si aggiunga poi la quantità dei dolori e degli insulti che Egli ebbe a sopportare.

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