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Oremus

Liturgia27 Giugno 2019
Testo dell'audio

Con la detta formula augurale il sacerdote e i fedeli implorano la Grazia della divina assistenza per una devota preghiera a cui tutti vengono invitati con un “Oremus” – “Preghiamo”, pronunciato ad alta voce. Solamente ora il sacerdote si erge e si accinge a salire all’altare – questo mistico Calvario – dove, come Mosè sul Sinai, accede a Dio più vicino del popolo circostante. Per questo motivo, mentre sale all’altare, continua la preghiera chiedendo una più grande purezza, recitando sottovoce la seguente orazione.

 

Aufer a nobis, quaesumus Domine,

iniquitates nostras: ut ad Sancta Sanctorum puris mereamur mentibus introire.

Per Christum Dominum nostrum. Amen.

 

Togli da noi, te ne supplichiamo, o Signore,

le nostre iniquità, affinché meritiamo d’entrare con animo puro nel Santo dei Santi.

Per Cristo Signore nostro. Amen.

 

Il Signore ha promesso: “Cancello tutte le tue iniquità come nubi, e come la nebbia i tuoi peccati” (Js. 44,22). La preghiera presso i Profeti sboccia nel pieno condono dei peccati. Perciò il sacerdote si rivolge al Signore chiedendoGli – per il Suo misericordioso amore – di rendere più e sempre più libera la sua anima dalle macchie e dai resti del peccato, dalle cattive inclinazioni e attaccamenti per diventare più bianco della neve (Sal. 50,9) e così essere “degno” di “entrare” nel vero “Santo dei Santi” del Nuovo Testamento della Grazia: di accedere, cioè, al luogo del Sacrificio eucaristico, per offrire il Sacrificio dell’Eucaristia.

Il Santo dei Santi veterotestamentario, dove una volta l’anno solamente il sommo sacerdote poteva accedere per offrire il sangue del sacrificio di animali, era una debole ombra del Santissimo Sacramento del Nuovo Testamento, in cui il più modesto dei sacerdoti ha ogni giorno adito: lì, giorno dopo giorno, tramite il suo servizio, Gesù Cristo “il Santo dei Santi” si offre come vittima per aprirci il Sancta Sanctorum del Cielo.

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