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L’invocazione dei Santi

Liturgia23 Maggio 2019
Testo dell'audio

In ogni santa messa s’invocano più volte i santi o si implora la Grazia di Dio facendo conto sulle loro preghiere e sui loro meriti. “Dio ha voluto che noi ci rivolgiamo ai santi con preghiere e che loro preghino per noi affinché i pavidi si facciano coraggio; e quello che non si fidano a chiedere, o ciò che con le loro preghiere non ottengono, lo possano ricevere tramite debita intercessione.

Così, venga custodita in coloro che pregano l’umiltà, sia rivelata la dignità dei santi, appaia finalmente in tutti i membri del Corpo di Cristo l’amore e l’unità, affinché le creature più umili guardino con confidenza a quelle di maggior elevatezza invocando il loro patrocinio: queste, però, siano condiscendenti a quelli con amorevole bontà”.

Per volontà di Dio i santi devono essere i nostri soccorritori, protettori e intercessori: ciò vale specialmente quando – noi poveri peccatori, consci della nostra indegnità e debolezza – ci vogliamo avvicinare al Trono dell’Onnipotente per essere liberati da una vita peccaminosa. Perciò è confacente che ci umiliamo, con adeguata accusa di sé, davanti ai Santi del Cielo, come anche ai fratelli sulla terra, quando li invochiamo a intercedere presso Dio. Oltre ai santi, che qui vengono menzionati, non è permesso nominare alcun altro senza il beneplacito della Sede Apostolica. (S. Bonav., Brevil. 5, 10)

 

La Beata sempre Vergine Madre di Dio Maria viene nominata nella liturgia sempre al primo posto – prima di tutti gli angeli e i santi – ed il suo nome che, dopo il nome di Gesù, è il più dolce, potente e santo, viene sempre insignito con aggettivi onorifici che acclamano e manifestano i suoi ineffabili privilegi della Grazia e della gloria, soprattutto l’incomparabile verginità e l’onore di essere la divina Madre.

Per noi, Maria è “la Madre della divina Grazia”, “Madre della Misericordia”, “ rifugio dei peccatori”, “la cara Madonna, la nostra Mediatrice, la nostra Avvocata”, “la nostra vita, la nostra dolcezza e la nostra speranza”: Lei “impetra per noi la clemenza del Padre presso il trono di Cristo”, e “come Madre della divina clemenza dona ai suoi servi la salvezza”; dunque, “per questo Dio l’ha tolta dal mondo, affinché Ella, con piena confidenza, potesse intercedere al Suo trono per noi poveri peccatori”.

 

San Michele Arcangelo. Il posto che gli angeli hanno nella liturgia sta immediatamente dietro a quello della loro Regina, la Madre di Dio Maria, e perciò prima di tutti gli altri Santi. Essi compongono nella Creazione di Dio un meraviglioso, splendido e grandioso regno.

Sono spiriti sublimi, di grande saggezza, potenza e splendore. In quanto figli dello stesso Padre Celeste sono nostri fratelli e, con noi, formano un’unica famiglia di Dio. Hanno attiva e multiforme parte nell’opera di Redenzione, di tutela e di diffusione della Chiesa, nel suo espandersi, come anche nelle sue lotte e vittorie. Essi stessi senza necessità di redenzione, sono tutti quanti Spiriti Servitori, inviati per quelli che vogliono raggiungere l’eredità della salvezza (Ebr. 1,14).

Perciò si rallegrano per la conversione dei peccatori e per la rettitudine dei giusti (Luc. 15,7). Michele è uno dei tre Angeli i cui nomi e opere vengono menzionati nella sacra Scrittura: egli è il principale degli Spiriti Celesti, il Principe delle legioni Celesti, il Capo di tutti i cori angelici. Egli è l’Angelo guerriero che ha la spada della giustizia di Dio. Con questa, egli scaglia gli spiriti ribelli nelle profondità dell’abisso, e continua la battaglia vittoriosa contro il drago infernale e i suoi seguaci per il bene della Chiesa e delle singole anime.

Nel Vecchio Testamento era il protettore della Sinagoga ed ora egli è il protettore della Chiesa e del Papa regnante. Nel Medioevo, epoca religiosa e pia, il valoroso Arcangelo era considerato il patrono del popolo tedesco, e veniva molto venerato da piccoli e grandi. Molte chiese sono intitolate al suo nome; in suo onore si celebrano due feste: l’8 maggio e il 29 settembre.

 

Giovanni Battista è il glorioso precursore del Signore, la potente voce del deserto che predica la penitenza, il grande profeta: sì, più di un profeta (Matt. 11,9), poiché egli “col dito mostra colui che toglie i peccati del Mondo, mentre gli altri visionari annunciarono, con spirito profetico, che la Luce del Mondo risplenderà” (inno eccl.). La Chiesa celebra la sua gioiosa nascita (24 giugno) come anche il suo glorioso martirio (29 agosto).

 

Gli apostoli Pietro e Paolo. Pietro era il vicario e rappresentate di Cristo sulla terra, fornito della più alta autorità e dignità per guidare le pecore e gli agnelli del Signore “alle pasture della vita e alle sacre sorgenti” (Vitae recludit pascua et fontes sacros, inno eccl.).

Paolo è stato lo strumento eletto per diffondere il Vangelo di Cristo, apostolo delle genti; apostolo di tutto il mondo e l’ideale di apostolo in tutto il suo operare e soffrire. Nella venerazione liturgica, i due principi degli apostoli sono inseparabilmente uniti l’un l’altro. Con un inno, la Chiesa li canta: “Gloriosi principi della Terra, così come voi vi siete amati l’un l’altro nella vita, altrettanto nella morte non siete stati divisi!

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