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L’introito

Liturgia22 Agosto 2019
Testo dell'audio

In alcuni formulari della Messa troviamo una dicitura che richiede una breve spiegazione. Per esempio: Statio ad S. Petrum (Stazione a S. Pietro); Statio ad S. Caeciliam (Stazione a S. Cecilia). Queste parole indicano la relativa chiesa in cui, un tempo, nei giorni stabiliti, dopo la processione, il clero e i fedeli facevano sosta e celebravano il Sacrificio eucaristico. Le Stazioni, infatti, costituivano una forma di devozione per cui, nei giorni prestabiliti, il popolo si radunava per celebrazioni particolarmente solenni in chiese prescelte della città di Roma.

L’insieme della celebrazione comprendeva tre fasi: il radunarsi in una chiesa, la processione verso la chiesa della Stazione e la celebrazione della S. Messa. S’incominciava quando il clero e il popolo si erano radunati nella chiesa di partenza, dove il celebrante dava inizio alla celebrazione con il canto dei salmi ed una preghiera. Questa adunanza preparatoria si chiamava Collecta. Di lì ci si avviava, in processione, verso la chiesa della Stazione; il vessillo con la croce precedeva la processione, per via si cantavano salmi e, in vista della chiesa da raggiungere, le litanie dei santi, per cui le stesse processioni ebbero il nome di Litaniae.

Di solito nella Chiesa Stazione il Papa pronunciava un’omelia e celebrava il Sacrificio della Messa. Molto spesso alla devozione delle Stazioni si aggiungevano il digiuno e delle penitenze: ciò avveniva durante l’Avvento, la Quaresima e nei giorni Quatember e di Vigilia. Qui e là anche in particolari occasioni per implorare l’allontanamento di castighi divini e disgrazie; per es., la peste, la fame o la guerra. Altre volte per celebrare un evento gioioso, come quando la ricorrenza cadeva in una domenica o in un giorno di festa, oppure nelle annuali celebrazioni di santi famosi.

Assai spesso si celebrava la Stazione nelle sette principali chiese di Roma le quali, data la presenza delle sacre spoglie di numerosi martiri, erano talmente grandi da poter accogliere un gran numero di fedeli. All’origine le chiese delle Stazioni non erano fissate in anticipo ma, di volta in volta, si annunciava in singoli giorni dove si sarebbe tenuta la Stazione seguente. Gregorio Magno elevò la solennità delle Stazioni, le limitò a determinati giorni e le legò per sempre a certe chiese.

Le fece includere nel Sacramentario, dal quale, in seguito passarono nel Messale. L’attuale ordinamento delle Stazioni è, in gran parte, quello da lui stabilito: in seguito, solo poche chiese ottennero la nomina di Stazione dai papi successivi. Dopo il trasferimento della loro residenza in Avignone (1305 ovvero 1309), i papi non parteciparono più alle Stazioni. Tuttavia, ancora ai nostri giorni, le celebrazioni nelle chiese-Stazione sono tenute con grande solennità; in quelle giornate, soprattutto nella Quaresima, i fedeli vi accorrono in gran numero per venerare le reliquie esposte e per lucrare le indulgenze aggiunte alla Stazione.

La grande processione penitenziale del giorno di S. Marco (25 aprile), e le piccole processioni attraverso le campagne nei tre giorni che precedono l’Ascensione, sono, verosimilmente, analoghe alle antiche Solennità delle Stazioni.

Come Tertulliano presuppone, il vocabolo Statio è passato dal gergo militare in quello ecclesiastico. Le adunanze celebrative, e gli esercizi dei cristiani, come sopra descritti, furono chiamati “Stazioni” perché avevano similitudini col servizio persistente dei combattenti. In quanto “guerrieri di Gesù Cristo”, i fedeli volevano far la guardia nella Casa di Dio, per difenderla contro le insidie e gli attacchi del nemico infernale. Perciò prolungavano quelle sante assemblee con digiuni, preghiere, letture e canto dei salmi fino alle tre del pomeriggio.

Celebrando le Stazioni con un simile impegno, i fedeli si fortificavano e aumentavano le loro energie, al fine di non essere sconvolti nelle sofferenze e nelle battaglie della vita, per non divenire vacillanti, ma piuttosto “per poter resistere alle insidie del diavolo, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove”. In questa maniera essi volevano adempiere al grido di battaglia dell’Apostolo, che tutti esorta “a rivestirsi dell’armatura di Dio”, cioè “lo scudo della fede, l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito: cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi” (Ef. 6,11-18).

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