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L’incensazione dell’altare

Liturgia01 Agosto 2019
Testo dell'audio

Nella Messa Solenne, subito dopo le preghiere dell’Introito ha luogo l’incensazione dell’altare. Per spiegare questo rito, vogliamo premettere alcune osservazioni generali sull’uso e sul significato dell’incenso. Per diretta disposizione di Dio, l’incenso fu largamente usato nelle cerimonie liturgiche già nell’Antico Testamento.

Sì, allora l’incenso doveva essere offerto solamente al Signore: bruciato solo per Yahve. L’azione dell’incensare era “sacra al Signore”: il Signore stesso aveva prescritto in dettaglio come andava preparato e mescolato l’incenso; dove e quanto spesso lo si doveva accendere (Es. 30,1 e ss.).

Nel Santo – diviso tramite il velo dal Luogo Santissimo – c’era l’altare sacrificale dell’incenso sul quale, ogni mattina e al tramonto, si doveva compiere un apposito sacrificio bruciando l’incenso. Anche nel grande sacrificio espiatorio della festa della riconciliazione e nel sacrificio dei pani azzimi veniva aggiunto e bruciato dell’incenso.

I Padri della Chiesa insegnano all’unanimità che i Re Magi, giunti dall’Oriente, con l’offerta dell’incenso al Bambino Gesù, “Re dei Giudei”, hanno voluto adorare “Dio” che, pur celato nella bassezza terrena, si era rivelato loro al momento dell’adorazione. Nel culto cristiano l’incenso fu accolto sin dagli inizi; soprattutto dopo il IV secolo – quando le celebrazioni liturgiche incominciarono [p. 320] a svolgersi con maggiore libertà – l’uso divenne generale.

La prima testimonianza certa sull’uso liturgico dell’incenso in Occidente la troviamo presso S. Ambrogio. Infatti, quando questo dottore della Chiesa viene a parlare dell’apparizione angelica a Zaccaria (Luc. 1,5-25), aggiunge: “Possa un angelo assistere anche noi mentre incensiamo gli altari e celebriamo il Santo Sacrificio”. L’attuale prassi liturgica occidentale dell’incensazione si è perfezionata durante il Medioevo.

Nelle funzioni liturgiche è consentito solamente l’uso dell’incenso autentico. La migliore qualità proviene dall’Africa e dall’India (Penisola Arabica) dove viene estratta dall’albero dell’incenso (Boswellia). All’incenso si possono aggiungere anche altre sostanze profumate, per es. resina o erbe aromatiche, ma solamente in quantità minima.

Il religioso bruciare, nell’atto nobile e prezioso dell’incensazione, è in sé un rito splendido che non solo contribuisce ad esaltare maggiormente le celebrazioni liturgiche, ma anche manifesta simbolicamente i segreti della fede e delle virtù della vita cristiana.

Il simbolismo dell’incenso risiede essenzialmente nel fatto che i suoi granelli si sciolgono nel carbone acceso spargendo così un profumo amabile che sale verso l’alto, circonda l’altare e riempie la chiesa. Per questo, dunque, l’incensazione liturgica ha un valore simbolico, ma solo se l’incenso brucia perché, se da esso non si diffonde il profumo o la brace è scarsa o non vengono utilizzati carboni accesi, questo valore va perso.

L’incenso profumato che si consuma nel fuoco sembra fatto apposta per indicare e per esprimere solennemente il sentimento interiore del sacrificio e della preghiera grata a Dio. Il profumo è il più fine e nobile, ad esempio quello dell’albero balsamico, della rosa, del ciclamino, è “l’anima nascosta e dormiente della pianta”.

L’incenso, quindi, consumandosi nel fuoco espira e spande all’intorno la sua anima [p. 321] in nuvole di fumo che salgono verso il cielo. In ciò esso rende sensibile in primo luogo lo spirito di sacrificio dell’uomo, che sacrifica sé stesso e tutte le sue energie nel fuoco dell’amore, per la gloria di Dio e il servizio a Lui. Inoltre, il fumo che si sviluppa e s’innalza quando l’incenso brucia sulla brace infuocata simbolizza anche la preghiera: è l’anelito dell’anima verso Dio, è l’elevazione dello spirito e del sentimento al Cielo, è la tensione del cuore ai beni invisibili ed eterni.

Quando si lascia cadere i grani d’incenso sui carboni infuocati, ecco che s’innalza un profumo gradevole: se il cuore, quasi carbone ardente, commosso dalle fiamme dell’amore divino, è in fervido raccoglimento, allora la preghiera lascia la terra e sale, come dolce e prezioso profumo, al cospetto del Signore; e viene da Lui accolta con grazia e benevolenza ed esaudita. Perciò il salmista implora: “Possa salire al tuo cospetto, o Signore, la mia preghiera come l’incenso!” (Sal. 140,2).

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