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L’Epistola

Liturgia30 Gennaio 2020
Testo dell'audio

L’insieme della funzione preparatoria, che precede la celebrazione vera e propria del Sacrificio, si avvia alla sua conclusione e compimento. Ora seguono le letture bibliche, unite tra loro da svariati canti intermedi, a volte coronati anche dalla recita del Credo. Che significato ha la lettura della Sacra Scrittura nell’organismo del Sacrificio? Nella Messa viene rappresentata l’opera redentrice del Salvatore e la benedizione della Redenzione a noi devoluta; la celebrazione, nelle sue singole parti, comprende tutta l’opera del Redentore. Come il Signore ha esercitato l’ufficio di mediatore durante la Sua vita mortale, così Egli continua ad esercitalo nella Sua Chiesa, però in maniera sacramentale.

Cristo venne come mediatore tra Dio e gli uomini per riconciliare e riunire il Cielo e la Terra. Dio “ha mandato il suo Figlio per la salvezza del mondo”, e per “portare le promesse della vita presente e di quella futura” (Giov. 3,17; 1Tim. 4,8). “Voi siete in Cristo Gesù, il quale, mandato da Dio, è diventato per noi sapienza e giustizia e santificazione e redenzione” (1Cor. 1,30); cioè, come Redentore non è Egli solamente la fonte della grazia e della santificazione, ma anche illuminazione soprannaturale per noi uomini, in ogni verità e sapienza. Il primo compito del Redentore stava nell’insegnare la Verità e la Legge di Dio; esteriormente, tramite la parola che usciva dalle sue labbra, interiormente attraverso la luce che Egli irradiava nei cuori.

Già il Veggente metteva in risalto che nei giorni del Messia “la saggezza del Signore riempirà la Terra come le acque ricoprono il mare” (Is. 11,9). Lo spirito di Dio aleggiava sopra il Salvatore, lo unse e lo inviò “a evangelizzare i poveri” (Luc. 4,28). Cristo è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla Verità, e ha insegnato la via di Dio nella Verità (Giov. 18,37; Matt. 22,16). In Lui erano “nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza”, in Lui “giaceva la pienezza della Verità dalla quale noi tutto abbiamo ricevuto” (Col. 2,3; Giov. 1,14-16).

Solamente dopo aver mostrato, come Maestro della Verità, la via del Cielo, il Signore morì sulla croce la morte della riconciliazione, per riunire di nuovo gli uomini a Dio nella grazia e nell’amore: ed ora questo si rinnova nella celebrazione della Messa. Prima che – nella consacrazione – il Redentore scenda come agnello mistico sull’altare, Egli pronuncia parole di Vita Eterna, per mezzo dei Suoi profeti e apostoli, poi tramite sé stesso. L’atto della consacrazione è preceduto dall’Epistola e dal Vangelo. In questa disposizione si manifesta il profondo intimo nesso tra l’insegnamento della Verità e il mistero dell’altare; tra la parola di Dio e il Verbo Eterno divenuto uomo, Che diventa presente e vive tra di noi, celato nella Sua specie eucaristica. L’Uomo Dio Sacramentale non è solamente la “Vita” ma è anche la “Via” e la “Verità” per noi pellegrini terreni (Giov. 14,6). Solamente dove sgorga la fonte di grazia del Sacrificio eucaristico splende, piena e non offuscata, anche la Verità cristiana.


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L’altare della Grazia e il pulpito della Verità sono sacrari intimamente connessi: essi si trovano, infatti, nella medesima chiesa dove il sacerdote celebra il Sacrificio e annuncia l’insegnamento divino. Perciò la Chiesa unisce, a giusto proposito, letture profetiche ed evangeliche della Parola con la celebrazione del Sacrificio liturgico che è chiamato, nel senso più preciso, il “mistero della fede”.

L’annuncio della Verità precede la celebrazione del Sacrificio, perché la conoscenza del sopranaturale è l’inizio della salvezza. La Parola di Dio viva è il seme da cui nasce la vita spirituale imperitura, la quale si perfeziona quaggiù nella fede per poi, nell’aldilà, sciogliersi nella Gloria. Nella sua liturgia la Chiesa usa con predilezione e preferenza parole della Scrittura, perché esse sono particolarmente sacre e venerabili, efficaci e benefiche: sono le parole di Dio; parole che provengono dallo Spirito Santo, che è il loro autore.

Queste parole sono soprannaturali, celesti e divine; per questo si adattano molto bene per esprimere i nostri sentimenti, desideri, implorazioni e richieste al Signore. Nei rapporti con Dio nell’orazione, – per lodarlo, ringraziarlo e pregarlo, per esprimere con il canto la gioia e i lamenti del nostro cuore – non possiamo trovare parole migliori di quelle che Dio stesso ci ha posto in bocca tramite il Suo “Spirito Santo che intercede in noi con sospiri ineffabili”. Fin qui, nel rito della Messa, abbiamo pregato in diverse maniere usando le parole di Dio: ora le letture che seguono contengono le parole di Dio perché Egli ci parla per istruirci in tutta la dottrina e nella Verità.


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Lo Spirito Santo penetra ogni cosa, fino nelle profondità della Divinità (1Cor. 2,10); perciò le Scritture da Lui ispirate sono piene di mirabile e inesauribile sapienza, piene di spirito e forza, piene di luce e vita. Esse c’insegnano la sapienza dei santi e ci mostrano il regno di Dio. Esse offrono un contenuto ricco e sconfinato per la crescita nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Redentore Gesù Cristo (2Piet. 3,18). Perciò devono essere tanto care e preziose ai cuori! Tutto ciò che è stato scritto, e che la Scrittura ci offre, fu detto per nostro insegnamento, per favorire la nostra perseveranza e consolarci, di modo che così possiamo possedere la speranza (Rom. 15,4).

Sì, noi attingiamo abbondante consolazione dalle parole di Dio, che con tutte le Sue verità e grazie, con tutte le Sue promesse e minacce, rimane eterno e si avverano; mentre questo mondo effimero è come l’erba, e la sua gloria come il fiore dell’erba: “Si secca l’erba e cade il fiore” (1Piet. 1,24-25). In mezzo ad un mondo che si è allontanato dal Cristianesimo e si atteggia a nemico della Chiesa, in mezzo a tutte le sofferenze e persecuzioni che ci opprimono, in mezzo ad uragani che ci stordiscono, Dio ci incoraggia e ci solleva con la Sua parola immortale, che mai passa anche se dovessero passare il Cielo e la Terra e annuncia la Vita eterna a tutti coloro che l’accolgono con fede e in obbedienza.

Grazie al fatto che la Chiesa ha incluso le letture bibliche nei formulari della Messa, noi possiamo sederci quotidianamente alla mensa del Signore, nutrirci e rinforzarsi col pane celeste delle verità rivelate e degli avvenimenti della Redenzione. Soprattutto le parole della Sacra Scrittura – che costituiscono gran parte delle preghiere della Messa – hanno una tale sacralità che, accolte da cuori fervidi, suscitano un effetto anche sulla natura sensibile dell’uomo; e ciò non tanto per la loro forma e bellezza, ma perché la soddisfazione che l’anima prova in esse, tramite l’unzione dello Spirito Santo, tracima anche nella fantasia e nel sentimento. È certamente innegabile che idee eccelse e sublimi ispirino gioie spirituali che non si manifestano solamente nella parte insensibile della nostra natura, ma si palesano naturalmente anche alle facoltà sensibili. La bellezza della forma, infatti, non è sempre necessaria.


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