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Le opere del Creato

Liturgia31 Ottobre 2019
Testo dell'audio

Le opere del Creato “compongono una divina mostra d’arte in continua permutazione e auto-ringiovanimento dalla quale sprigiona, simile a vampate di fiamme, da queste formato e illuminato, il Nome dell’eterna Potenza, Sapienza e Bontà” (Cathrein). Dio è grande, ineffabilmente grande anche nelle piccole cose delle Sue mani; ma la più alta nota di tutto il cosmo è la volta del cielo che manifesta a tutti la maestà del divino Architetto.

Il cielo proclama la gloria del Signore: durante il giorno con lo splendore abbagliante del sole e l’amabile blu dell’etere; di notte con la magnificenza della quiete siderale. Così i cieli cantano la gloria di Dio giorno e notte senza mai sostare per tutta la terra, ai confini del mondo la loro parola (Sal. 18,2-5).

Le creature senza ragione glorificano il Creatore perché rivelano la Sua grandezza e bontà tramite la propria perfezione, la propria multiformità, la propria bellezza e l’inconscio armonico cooperare. Così esse guidano gli uomini alla conoscenza e all’amore di Dio.

L’uomo, però, ha il compito di offrire veramente all’Eterno, con la bocca e con il cuore, il sacrificio della lode, anche in nome di tutto il creato. La nostra lode a Dio è piena e perfetta solo se la parola che esce dalla bocca è in armonia con il sentimento del cuore e la condotta di vita.

Come il torrente sgorga dalla sua sorgente, così anche la nostra lode dell’Altissimo deve uscire dal più profondo dell’anima, dalla pienezza di santi pensieri e pii sentimenti. Siamo, dunque, sempre coscienti della presenza di Dio e dei suoi Angeli, affinché “spirito e cuore armonizzino con la nostra voce” (S. Benedetto) e con il contenuto delle parole che abbiamo sulle labbra! Quanto elevata, quanto felice è perciò la vocazione del sacerdote: lodare sempre Dio – giorno dopo giorno, nelle preghiere delle ore – lodare sette volte il Signore!

Benedicimus Te – “Ti benediciamo”. Benedire, glorificare Dio corrisponde a una lode entusiasta e piena di slancio che esce da onde di sentimenti, che noi offriamo soprattutto al Signore, poiché Egli è la fonte di tutte le benedizioni, grazie, bontà e misericordie che ci vengono donate. La contemplazione dei divini benefici, infiamma il cuore spingendolo a benedire il nome del Signore che è degno di lode sopra tutte le cose. Anche l’Apostolo delle genti c’invita a lodare il Signore. “La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali” (Col. 3,16). “Cantate e giubilate al Signore nei vostri cuori” (Ef. 5,19) per tutti i doni e i benefici.

Adoramus Te – “Ti adoriamo”. L’adorazione è molto più elevata della lode e dell’esaltazione del Signore: essa è quell’altissima venerazione che non è lecito fare a nessun’altra creatura ma è dovuta e va manifestata solamente alla divina Maestà. Con l’adorazione l’uomo onora il suo Dio come l’essere infinitamente perfetto al cui cospetto tutto ciò che è creato appare come un nulla. L’adorazione è soprattutto la preghiera degli Angeli e dei beati in Cielo. Ma anche noi, pieni di santa gioia e timore, qui, nella valle di lacrime, “adoriamo in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti” (Sal. 94,6) per formare così, assieme al Cielo e alla Terra, un solo coro umile e giubilante che adora.

Glorificamus Te – “Ti glorifichiamo”. Il Signore fa tutto per un Suo fine (Prov. 16,4): Egli ha chiamato, redento e santificato i credenti secondo il beneplacito della Sua volontà. E questo a lode e gloria della Sua grazia (Ef. 1,6). Tutte le creature sono destinate a glorificare Dio secondo la propria natura. Tutto ciò che facciamo, deve avvenire alla maggior gloria di Dio, deve promuovere la gloria di Dio – Omnia ad maiorem Dei gloriam. Noi proclamiamo la maestà di Dio soprattutto tramite la lode, l’esaltazione e l’adorazione. Quando noi in particolare lodiamo, esaltiamo e adoriamo Dio, manifestiamo ad alta voce la Sua onnipotenza, sapienza e bontà; confessiamo la Sua perfezione e sovranità, manifestiamo la Sua gloria e onore, facciamo conoscere il Suo nome che è mirabile su tutta la terra: la Sua gloria viene così innalzata sopra il cielo (Sal. 8,2).

E il salmista ci ricorda: “Date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del Suo nome; prostratevi al Signore nel Suo atrio santo!” (Sal. 28,2). 4. Ora il canto di lode, il canto di gloria e l’inno di adorazione si trasforma quasi in un giubilo di gratitudine: Gratias agimus Tibi propter magnam gloriam Tuam – “Ti rendiamo grazie per la Tua gloria immensa”. Queste parole, sgorgando da un amore per Dio entusiastico e puro, sono profonde e meravigliose. Si ringrazia Dio per i benefici e le grazie ricevute: ma come si fa a ringraziarlo dicendo: “per la Sua gloria immensa”? Alcuni cercano di superare questa difficoltà affermando che, con la parola “gloria” a cui si riferisce il nostro ringraziamento, s’intende l’Incarnazione o la misericordia di Dio.

Questo punto di vista è ovviamente troppo stretto, perché qui il vocabolo “gloria” è da intendersi nel senso più vasto: si riferisce alla maestà interiore come anche a quella esteriore di Dio, cioè alla Sua esaltazione. Ringraziamo Dio per “la Sua gloria immensa”, che Egli, dall’eternità, ha in sé stesso e da sé stesso; ma specialmente per la “la Sua gloria immensa” che Egli con la Sua opera di creazione si è procurato nel tempo e che continuamente si procura. Dio è in Sé stesso, nel Suo essere, infinitamente Glorioso e degno di gloria, la Maestà assoluta, la stessa Signoria increata. Noi dobbiamo ammirare, lodare e adorare questa immanente, eternamente immutabile e imperscrutabile gloria di Dio, che deve essere anche oggetto di ringraziamento, poiché tramite un amore perfetto sarà per noi fonte di santa gioia.

L’amore della benevolenza ci unisce particolarmente a Dio. Chi rimane nell’amore, rimane in Lui (1Giov. 4,16). Chi è unito al Signore sarà uno spirito solo con Lui (1Cor. 6,17). In conseguenza di questa unione d’amore possiamo considerare i beni di Dio come nostri, e ci rallegriamo dell’infinita perfezione, beatitudine e gloria di Dio più che del nostro benessere e felicità, perché amiamo più Dio che noi stessi. Perciò, l’amore per Dio, contenuto nella beatitudine celeste, comporta che “la più alta delizia della creatura beata non sta nella gioia della possessione del più grande Bene, ma bensì nella gioia per la beatitudine e la gloria che Dio possiede; e anche la nostra perfezione rallegra lo spirito perché essa piace a Dio e ridonda a Sua gloria” (Scheeben).

Nulla rende più felice e gioiosa l’anima innamorata che la contemplazione dell’infinita maestà, bellezza, bontà, santità, sapienza, potenza e misericordia di Dio; perciò non c’è da meravigliarsi se essa prorompe in un canto di giubilo “per l’immensa”, eterna, incommensurabile “gloria di Dio”. Il nostro ringraziamento si riferisce soprattutto alla gloria esteriore di Dio, di cui il Cielo e la Terra sono pieni; e questa gloria del Creatore e Redentore ci irradia ovunque. Il Signore ha manifestato la Sua gloria interna – celata in una luce inaccessibile – all’esterno, nelle opere della Sua onnipotenza, nelle grandi azioni del Suo amore e della Sua misericordia. Quando Dio agisce all’esterno, glorifica Se Stesso, e lo deve anche fare; ma questa auto-glorificazione di Dio porta agli uomini vantaggi e profitto: è causa della nostra felicità e beatitudine.

La gloria di Dio è la nostra salvezza: ciò che è glorioso per Dio, è per noi grazie e benedizione. Contempliamo la creazione del Cielo e della Terra, la conservazione e il governo del mondo, l’Incarnazione, la vita, la Passione e morte, la Resurrezione e l’ascesa in Cielo di Gesù Cristo, l’invio dello Spirito Santo, l’istituzione del Sacrificio Eucaristico e del sacramento della Grazia, il governo della Chiesa attraverso le tempeste e le lotte di tutti i secoli, la santificazione e beatitudine degli uomini, la futura trasfigurazione dell’Universo: tutte queste opere concorrono, in prima linea, all’esaltazione e alla gloria dell’Altissimo, ma costituiscono anche il bene e la salvezza dell’uomo “perché tutto appartiene a voi”, e gli stessi eletti sono “a lode della divina Maestà” (1Cor. 3,22 e Ef. 1,12).

Il nostro bene supremo è la glorificazione di Dio. In nessun luogo Dio viene più glorificato che in Cielo dove i beati contemplano, svelata, la Sua infinita bontà e bellezza, godono, amano, lodano e adorano per tutta l’eternità. Il “Ringraziamento” che viene rivolto al Signore per “la Sua gloria immensa” si riferisce soprattutto alle Sue meravigliose opere e vie nell’ambito della natura, della grazia e della gloria dalle quali fluisce la nostra felicità, la nostra elevazione e beatitudine. È giusto che la Chiesa non dica: “Ti ringraziamo per gl’innumerevoli Tuoi benefici o misericordie”, ma invece: “Ti rendiamo grazie per la Tua gloria immensa”, perché questa forma manifesta un puro amore di carità – un amore che dimentica sé stesso ed è rivolto solamente alla gloria del Signore.

La lode e il ringraziamento sono indirizzati alla prima Persona divina: al “Signore Iddio, al Re divino, a Dio Padre onnipotente”, Che è giusto in tutte le Sue vie, santo in tutte le Sue opere, e il cui Regno è un regno per tutta l’Eternità, la cui gloria si estende di generazione in generazione (Sal. 144,13 e 17).

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