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Le cause della distruzione

Liturgia22 Maggio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Abbiamo presentato la distruzione del Rito romano nei termini del protestantesimo, dell’antropocentrismo e, in ultima analisi, del soggettivismo.

Il soggettivismo deriva a sua volta dalle perfezioni e dal libero arbitrio della creatura, che le permettono di adorare sé stessa al posto di Dio. Abbiamo accennato alla possibilità che i massoni fossero strumentali nella riforma liturgica.

Questo a livello umano, ma riguardo al livello spirituale che dire? Abbiamo asserito che il significato definitivo del Nuovo rito, e dunque anche della distruzione del Rito antico, è che disonora Nostro Signore Gesù Cristo. La nostra domanda, dunque, è questa: chi avrebbe voluto disonorarLo in questo modo?

Se guardiamo un attimo la storia dell’Universo, c’è un essere che vuole disonorarLo fin dall’inizio dei tempi, l’essere che rifiutò di adorarLo quando, secondo i Padri della Chiesa, a lui fu presentato in visione come Verbo Incarnato prima della creazione dell’uomo; un essere che L’assalì nell’ora della Sua Passione e Morte; un essere intento a distruggere tutti coloro fatti a Sua immagine e somiglianza, soprattutto i membri del Suo Corpo mistico, la Chiesa.

Quanto al suo disonore per nostro Signore Gesù Cristo nella liturgia in particolare, ci riferiamo al “Decimo carattere dello spirito diabolico” nell’opera classica Discernimento degli spiriti di padre Scaramelli SJ (1687-1752): «Decimo carattere si è l’alienazione da Gesù Cristo e dalla sua imitazione. Per prova di questa, basta rammentarsi del gran disamore che hanno avuto verso la persona del Redentore i falsi contemplativi e gli eretici, nei quali trionfa lo spirito del demonio: quelli sino a vietarne la meditazione e cancellarne dalla mente la memoria; questi fino ad impedirne il culto e la venerazione».

Se il primo bersaglio del demonio è Nostro Signore come Persona, il suo secondo bersaglio è il Suo Corpo Mistico, la Chiesa. L’ipotesi che la riforma liturgica a livello spirituale costituisca un attacco del demonio a nostro Signore Gesù Cristo è corroborata dai seguenti fattori:

I) le profezie sulla creazione di un nuovo rito: quella dell’apostata Canonico Roca – indubbiamente d’ispirazione diabolica -, e quella del card. Billot, che collega la creazione di una nuova liturgia al demonio;

II) la soppressione delle letture sul diavolo e delle preghiere a san Michele Arcangelo alla fine della Messa letta;

III) la natura universale della distruzione del Rito antico, che si rapporta al mondo intero;

IV) la natura sistematica della distruzione, che segue un programma a tutto campo concernente ogni aspetto del rito fin nei suoi minimi dettagli; un programma implementato gradualmente ma senza tregua da una serie di persone lungo un periodo notevole di tempo; e tutto questo con la precisione, con le forze concertate e con la rigorosità di una campagna militare;

V) la violenza spietata della distruzione, la sua logica fredda ed implacabile ed il suo odio e disprezzo verso tutto ciò che sia sacro, come abbiamo osservato nel caso della distruzione degli altari e delle balaustre;

VI) il fatto che nel suo insieme tale distruzione rappresenti un atto di hybris e di sacrilegio senza parallelo nella storia della Chiesa;

VII) l’audacia dello spirito maligno, se davvero fosse lui il motore principale di questi avvenimenti, nell’impadronirsi, per così dire, degli attori di questo dramma a loro insaputa e dell’autorità più alta della terra, per distruggere il Rito romano, crearne uno nuovo e imporlo infine in modo incontestabile su tutti gli uomini.

Comunque sia, la causa ultima di questo, come di tutto ciò che vi sia, è Dio Stesso. Egli l’ha permesso per i Suoi disegni insondabili, si direbbe come un castigo severo della Chiesa per mali della più estrema gravità. Sono i mali, ci possiamo chiedere, che, secondo le rivelazioni di Fatima, furono castigati nel mondo con una punizione visibile, fisica e di durata limitata dalle guerre del secolo scorso? e che, continuando ciò nonostante, vengono castigati adesso dentro la Chiesa con una punizione invisibile, spirituale e di durata eterna? Una cosa è sicura: Dio non permette il male se non per produrre un bene superiore, come può essere la glorificazione della Giustizia divina e la purificazione dei Suoi eletti.

E tuttavia, non è del cattolico scoraggiarsi o lamentarsi; e così, piuttosto che trattenerci sull’infelice eredità del passato, concludiamo questo saggio ringraziando Dio che, tramite la saggezza ed il coraggio del suo Sommo Pontefice Benedetto XVI, il Rito romano sta irresistibilmente ritornando dopo 40 anni di deserto [194], e pregando che questo rito, che, assieme ai suoi riti paralleli, ha costituito il fondamento del Cristianesimo cattolico in ogni Paese di ogni continente del mondo, e che con la sua rimozione l’ha fatto crollare, possa, col suo ritorno, restaurare quella civiltà grande e santa al suo splendore antecedente, per la salvezza di innumerevoli anime e a gloria della Santissima ed Indivisa Trinità.

Amen.

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194 Ci riferiamo al «tempo in cui il sacrificio perpetuo verrà tolto: a tempore cum oblatum fuerit juge sacrificium» (Daniele 12,11) come interpretato dal cardinale Billot SJ (La Parousie, op. cit., p. 47, versione tedesca): «Gemeint ist also das Opfer unserer Altaere, die hl. Meszfeier, die in diesen Tagen ueberall geachtet, ueberall untersagt sein und die — abgesehen von jenen hl. Meszopfern, die in den Katakomben, im Dunkeln und Verborgenen gefeiert werden — ueberall unterbrochen sein wird: Ciò a cui ci si riferisce è il sacrificio dei nostri altari, la celebrazione della Messa, che in questi giorni sarà disprezzata e proibita ovunque, e che, con l’eccezione di quelle Messe che saranno celebrate nelle catacombe, in segreto, e nell’oscurità, sarà interrotta ovunque».