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La virtù della religiosità

Liturgia05 Agosto 2018
Testo dell'audio

La virtù della religiosità è oltremodo preziosa e benefica. Essa insegna a riconoscere umilmente la propria piccolezza e miseria e a onorare Dio, la Cui immensità non ha fine (Sal. 144,3), dimostrandoGli in ogni cosa il dovuto onore, il che ci procura le più copiose grazie. Lo spirito di reverenziale adorazione deve profumare tutta la nostra vita col profumo celeste, affinché ogni giorno diventi sempre più gradito e meritorio agli occhi di Dio. L’adorazione di Dio sia la nostra gioia e la nostra delizia!

Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a Lui per rendergli grazie, a Lui acclamiamo con canti di gioia. Poiché grande Dio è il Signore, maestoso Re sopra tutti gli dèi. Nella Sua mano sono gli abissi della terra, sono Sue le vette dei monti. Suo è il mare, Egli l’ha fatto, le Sue mani hanno plasmato la terra. Venite, prostrati adoriamo in ginocchio e piangiamo davanti al Signore Che ci ha creati. Egli è il nostro Dio e noi il popolo del Suo pascolo, il gregge che Egli conduce” (Sal. 94,1-7).

Un’autentica conoscenza di Dio e una chiara conoscenza di sé è la base solida su cui posa la virtù della venerazione di Dio e lo spirito di umile adorazione. Conoscere Dio e noi stessi sempre più in profondità è la sapienza e la scienza dei Santi, a cui dobbiamo incessantemente aspirare.

Noverim Te – Noverim me! Così prega S. Agostino (nella foto). O Dio, “fa che Ti possa conoscere” – Noverim Te! Lasciami conoscere vivamente le Tue adorabili perfezioni, che sono senza misura e numero: la Tua infinita sovranità e gloria, la Tua ineffabile potenza, sapienza e bontà, la Tua inesprimibile bellezza, dolcezza e amabilità. Fammi conoscere intimamente la profondità della Tua divinità che solamente lo Spirito Santo compenetra (1Cor. 3,10); cioè le opere e i beni della Tua grazia e gloria, i Tuoi consigli infinitamente giusti e misericordiosi, le meravigliose e insondabili vie della Tua Provvidenza! – Noverim me! Dammi anche la salutare conoscenza di me stesso! “Illumina, o Dio, le mie tenebre” (Sal. 17,29) – fammi penetrare nell’abisso del mio nulla, della mia miseria, della mia indigenza, della mia fragilità e della mia peccaminosità!