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La preghiera sui gradini dell’altare

Liturgia18 Aprile 2019
Testo dell'audio

L’introito. Viene recitato ai piedi dell’altare: comprende il salmo 42, il Confiteor – cioè l’accusa dei propri peccati – e due orazioni per ottenere la purificazione del cuore. Questa parte del rito si può definire come introduzione generale alla celebrazione della Santa Messa. Infatti, il sacerdote e i fedeli, in questo modo, si dispongono debitamente, implorando – con spirito umile e supplichevole – misericordia e perdono per potersi così accostare all’altare con cuore puro a celebrare, ovvero, partecipare alla celebrazione del Sacrificio.

Il sacerdote dispiega completamente il corporale, vi posa sopra il calice coperto col velo, apre il messale; poi, al centro dell’altare, s’inchina rivolto alla croce, quindi scende e sta ai piedi dell’altare – rimanendo, per così dire, alla soglia del Santissimo Sacramento – “Quanto è terribile questo luogo! Questo non è altro che la casa di Dio, e questa la porta del cielo!” (Gen. 28,17).

Nel suo intimo il sacerdote sente un richiamo che gli dice: “Non t’avvicinare! Togliti i calzari dai piedi, perché il luogo dove sei è terra santa” (Es. 3,5). Egli si ricorda della parole di san Girolamo: “Quando il sacerdote chiama lo Spirito Santo e compie il Sacrificio tremendo: dimmi, a quale livello dobbiamo collocarlo? Quale purezza dobbiamo supporre in lui? Quanto timore reverenziale?

Allora rifletti come quelle mani devono essere quando compiono una simile funzione! E come quella lingua che pronuncia tali parole! In quel momento gli angeli stessi circondano il sacerdote, e tutto il coro degli spiriti celesti si accorda e riempie lo spazio attorno all’altare per onorare il Sacrificio di Colui che ivi giace.

Perciò il sacerdote dev’essere così puro e santo come se fosse in Cielo, tra quei sublimi esseri. Quali possono essere i sentimenti che occupano l’animo del sacerdote in questo momento? Da una parte Dio si aspetta la dovuta glorificazione dal Sacrificio; la Chiesa militante chiede le benedizioni dell’altare, e le anime del Purgatorio languiscono per il sollievo che viene dal sangue del Sacrificio: ecco, così viene egli all’altare, mosso dall’amore, dalla vocazione e dal dovere.

D’altra parte egli rammenta l’infinita santità del sacrificio, come anche la sua responsabilità e indegnità, i suoi difetti e le sue infedeltà. Così, a motivo delle sue colpe, pervaso da un santo e salutare timore, si sente quasi trattenuto dall’accedere all’altare. Con nell’animo questi sentimenti contrastanti, fa egli il segno della croce e recita alternativamente con il chierichetto – che rappresenta l’assemblea e l’insieme dei fedeli – il salmo 42, dove il suo stato d’animo trova la giusta espressione.

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