< Torna alla categoria

La distruzione del Rito Romano: Prefazione

Liturgia28 Gennaio 2018
Radio Roma Libera - La distruzione del Rito Romano: Prefazione
Testo dell'audio

Don Pietro Leone

E PERCHÉ, O DIO, CI HAI RIGETTATI PER SEMPRE? Si è infiammato il  vostro sdegno contro le pecorelle del vostro gregge? RicordateVi della vostra congregazione, che vostra fu fin da principio. Voi comperaste il dominio di Vostra eredità; il monte di Sion fu il luogo di Vostra abitazione. Alzate per sempre il Vostro braccio contro la loro superbia; quanti mali ha commesso il nemico nel santuario. E color che Vi odiano se ne vantarono nel luogo stesso della Vostre solennità. Hanno posto le loro insegne, le insegne sulla sommità del tempio come ad un capo di strada. Hanno similmente spezzato con accette le sue porte, come si fa degli alberi nella foresta; colle scuri e colle accette lo hanno atterrato. Han dato fuoco al Vostro santuario; han profanato il tabernacolo, che Voi avevate sopra la terra. Ha detto in cuor suo: Leviamo di sopra la terra tutti i giorni consacrati al culto di Dio.[1]

PREFAZIONE

Il decreto del Sommo Pontefice, pubblicato nel luglio 2007 per liberalizzare il Rito romano antico, ha suscitato una varietà di reazioni. Alcuni lo hanno accolto con gioia, nella speranza che sarebbe stato applicato il più largamente possibile; mentre altri lo hanno etichettato come «qualcosa per i nostalgici»[2] o hanno argomentato che il rito, essendo in latino, sia incomprensibile e perciò da rifiutare[3].

Altri ancora, che chiameremo “i pacifisti”, hanno attribuito la preferenza per l’uno o l’altro rito alla “sensibilità”[4] dei fedeli; oppure hanno conferito uguale valore a entrambi i riti[5], parlando, per esempio, di “forze rispettive”, come una maggiore “verticalità” nel Rito antico e una più ampia gamma di letture nel nuovo[6]. Se questi hanno qualche riserva riguardante il Nuovo rito, pretendono che basti celebrarlo bene e in modo riverente.

In questo contesto, tale saggio si propone di valutare i due riti in maniera scientifica: più precisamente, di paragonarli alla luce della loro rispettive teologie sacramentali.

Nel fare questo, non si cerca né la polemica, però, né un facile irenismo compromissorio, ma solo di stabilire la verità: esaminando i fatti e traendone le dovute conclusioni.

Il saggio consiste nella prima parte in una sintesi, un riordinamento e, nella seconda parte, in un certo sviluppo del materiale rilevante preso dal libro di Michael Davies Pope Paul’s New Mass[7] (“MD” nei riferimenti successivi). Si appoggia inoltre sul Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae dei cardinali Ottaviani e Bacci, su Work of Human Hands (“WHH” nei riferimenti successivi) di don Anthony Cekada[8] e sugli studi più recenti effettuati da Una Voce e da Lorenzo Bianchi[9] sui cambiamenti dei propri.

Il testo vuole offrire al lettore una visione sintetica dell’argomento, sia concernente l’ordinario (o “comune”) della Messa, cioè quelle parti che sono comuni a tutte le Messe, sia concernente i propri, cioè quelle parti che sono proprie a una Messa o ad un’altra. La prima parte del saggio analizza il comune della Messa, la seconda parte analizza interalia i propri della Messa.

Il paragone dei due riti ci permetterà di valutarli in modo giusto. Inoltre, ci mostrerà che essi sono così diversi, da non potersi accuratamente parlare di due forme del Rito romano, né di due Riti romani; ma piuttosto di due riti distinti, il primo romano e il secondo non-romano[10]: ci mostrerà, in effetti, che, nel creare il Nuovo rito, il Rito antico è stato distrutto.
_______________________________
[1]  Salmo. 74, 1-8
[2]  Come se tutto ciò che si può dire di positivo del Rito antico sia che è una cosa del passato. Questa posizione è insostenibile, perché molti dei fautori del Rito antico sono giovani. Nostalgia significa il desiderio di ritornare ed è impossibile ritornare ad un luogo dove non si è mai stati.
[3]  Cfr. sottosezione sul  latino.
[4]  In una mossa soggettivista. D’altronde, come si può pretendere che l’apprezzare il Rito antico sia cosa di gusto, quando questo rito è così intimamente e perfettamente adatto alla realtà oggettiva da partecipare alla stessa Verità, al Bene e al Bello che questa realtà costituisce? Per fare un paragone con l’ordine naturale: questo sarebbe come pretendere che fosse cosa di gusto apprezzare l’azzurro del cielo e non preferire, in alternativa, la possibilità che fosse verde.
[5]  Essi considerano gli abusi liturgici contemporanei come non connessi al Nuovo rito (vedi la prima parte dell’epilogo di questo saggio sulle manchevolezze del Nuovo rito e la conclusione della sezione A parte II per una risposta). Tali sono i pacifisti nel campo della liturgia; nel campo della dottrina, essi vedono il Concilio Vaticano II in continuità con la Tradizione e considerano gli abusi dottrinali come non connessi ad esso.
[6]  Cfr. la sottosezione del Vangelo e delle Epistole.
[7] Vol. III della Liturgical Revolution, Angelus Press, 1980.
[8]  Philothea Press, 2010, un’opera dettagliata, di ricerca e analisi penetranti.
[9]  Liturgia – Memoria o Istruzioni per l’ Uso?  Piemme 2002.
[10]  Come scrive monsignor Gamber nella sua opera liturgica Ritus romanus und Ritus modernus.