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La Croce è la “scala” che conduce al Cielo

Liturgia16 Febbraio 2019
Testo dell'audio

L’intera opera della Redenzione è un ineffabile grande atto di amore e di misericordia divina. Non rifulge ovunque in noi, nello splendore più radiante, la bontà e la benevolenza di Dio? L’eterno Suo Figlio scese quaggiù sulla nostra Terra, dal Regno dell’eterna luce, per cercarvi, tra spine e pietre, le pecore sperdute, stanche e ferite, e riportarle alla beatitudine.

Con il divino amore del sacrificio Egli ha offerto la Sua vita per sanare quanti sono affaticati e onerati, perché sia attenuato ogni dolore, per versare vino e olio su tutte le ferite, e togliere alla morte la sua spina e alla tomba il suo terrore; in breve: per liberarci da ogni male e donarci tutti i beni.

Naturalmente quaggiù non avremo ancora il beneficio di essere liberi da tutte le sofferenze e poter godere di ogni bene, ma solo nell’Eternità, nella Terra dei viventi, dove Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi, e dove non ci sarà più morte, né tristezza né gemiti (Ap. 21,3-4). Avremo parte piena ai benefici della Redenzione solamente quando saremo di là della tomba.

Per mezzo della Croce il Salvatore ci ha liberato dal peccato e dall’eterna disgrazia, e allo stesso tempo ci ha faticosamente acquisito tutti i doni spirituali e celesti: perciò, secondo il sapiente consiglio di Dio, non c’è altra via che conduca al pieno possesso eterno di tutti i beni della Redenzione se non quella della croce qui in terra.

Poiché Dio si compiacque di completare la nostra salvezza tramite la sofferenza (Ebr. 2,10) e poiché Cristo dovette soffrire per entrare nella Sua Gloria (Luc. 24,26), è perfettamente consono che anche noi – i Suoi redenti – entriamo nel Regno dei Cieli attraverso molte sofferenze. Togliendo i peccati, le acque amare delle sofferenze terrene si tramutano in dolci sorgenti di grazia. Per coloro che amano Dio, tutte le sofferenze terrene cooperano alla guarigione e alla salute.

Con amore vogliamo abbracciare la Croce
E per la maledizione nessuno mai s’intimorisca:
Un mirabile Eden è germogliato in alto
Per il sangue di Cristo versato per noi:
La corona di spine è il nostro dolore terreno,
Essa ci porta la corona di rose delle gioie celesti.

La sofferenza e la morte di Cristo hanno illuminato il dolore e sparso una luce clemente sul buio della morte e della tomba: per questo la Croce è la delizia e la dolcezza delle anime sante. Nell’esuberanza di amore esse pregano: “Soffrire o morire!” – “Non morire ma soffrire!” – “Vivere ed essere disprezzato per Te, oh Signore!” “Voglio tacere dell’abbondante luce di consolazione e di quell’aria celeste con cui, spesso, Dio tiene celatamente in piedi tutti i Suoi amici sofferenti.

Queste persone vivono – non so come – quasi avessero già raggiunto il Regno dei Cieli: qualsiasi cosa accada o non accada loro; ciò che Dio faccia a tutte le Sue creature, o anche non faccia, esse l’accettano come la miglior cosa. Perciò la persona che sa soffrire viene già ripagata nel tempo, poiché essa riceve pace e gioia in tutte le circostanze, e dopo la morte, la Vita Eterna” (Seuse)