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Il santo Sacrificio della Messa

Liturgia03 Giugno 2018
Radio Roma Libera - Il sacerdozio sacramentale
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Nella prefazione a Il santo Sacrificio della Messa spiegato dal punto di vista dogmatico, liturgico e ascetico, Padre Nikolaus Gihr, prelato pontificio d’onore e Rettore spirituale arcivescovile, nonché vicedirettore del Seminario di S. Pietro, scrive di sperare “che il libro, anche in futuro, tramite la grazia e la benedizione di Dio, possa svegliare e favorire in molti cuori l’amore al Sacrificio Eucaristico, come anche un gioioso senso di sacrificio e di coraggiosa abnegazione”.

  1. Parte dogmatica e ascetica Prima parte

Il Sacrificio in generale

Capitolo 1.    La virtù della venerazione di Dio [3]

  1. Il sacrificio è un agire e in esso consiste la più nobile venerazione di Dio perché, nel compiere il sacrificio, la divina Maestà è glorificata nella forma più degna e perfetta. La virtù della venerazione di Dio è la radice da cui sorge il sacrificio, che poi si evolve come il più bel fiore o il frutto più prezioso. Perciò è evidente che, per una migliore conoscenza del sacrificio, va spianata dapprima la via con la descrizione delle caratteristiche essenziali delle virtù cristiane, cioè soprannaturali, della venerazione di Dio.
  2. L’adorazione di Dio (religio) è una virtù morale che inclina la volontà a offrire a Dio il massimo di lode e di omaggio che gli spetta, in quanto Egli è il Creatore e Signore e il fine ultimo di ogni cosa e dell’uomo in particolare. Lo Spirito Santo pone il seme nel giardino dell’anima; in seguito spetta a noi, con l’aiuto della Grazia divina, curare questa tenera pianta celeste, affinché porti abbondanti frutti in onore e gioia del Signore e a noi la salvezza e la benedizione. Questa virtù dunque ci rende capaci e desiderosi di offrire alla Maestà divina la dovuta adorazione. Noi adoriamo Dio poiché riconosciamo e accettiamo la sua grandezza, maestà e signoria su di noi e allo stesso tempo la nostra meschinità, miseria e dipendenza da Lui. Di conseguenza l’adorazione di Dio ha in sé due fasi: in primo luogo il gioioso riconoscere la Sua infinita perfezione e dignità, cui segue l’umilissima sottomissione alla Sua sconfinata potenza e dominio. Questa sottomissione volontaria, questo umiliarsi sotto la potente mano di Dio (I Pt 5,6), è dovuta e richiesta dalla relazione fondamentale che, in quanto creature, manteniamo nei confronti di Dio Creatore. Questa, infatti, è una relazione di piena e totale dipendenza da Dio, poiché Egli è il Creatore e fine ultimo, il nostro Redentore e la fonte della nostra beatitudine. Noi procediamo interamente da Dio e perciò dobbiamo essere in tutto per Dio: in lui, infatti, noi viviamo, ci muoviamo e siamo (At 17,28). Egli è il primo e l’ultimo (Ap 1,17), l’Eterno che, senza principio e senza fine, è vivente. Egli solamente esiste da sé e per sé, incorruttibile e immutabile; e come tale è contemporaneamente l’assoluta causa di tutto il mutabile e di tutti i mutamenti in tutto il creato. Prima dei tempi Egli, il Signore, ha fondato la Terra e i Cieli sono opera delle Sue mani: essi dovranno perire, ma Egli rimarrà; invecchieranno essi tutti: Egli li cambierà come si cambia un vestito e saranno diversi; Egli solamente rimane Sé Stesso immutabile e i Suoi anni non avranno fine (Sal. 101,26-28).

Uno rimane, l’Eterno silente: indisturbato dai turbamenti del tempo. Uno governa potente e silenzioso per tutti i giorni” (Fr. W. Weber).

Chi è pari a te, Signore?” (Sal. 34,10). Dio è il mare infinito e non generato della vita: le Sue perfezioni sono inesauribili e incomparabili, imperscrutabili e ineffabili; Egli tutto trascende e tutto irradia, ineffabile e inesprimibile. La Sua maestà è infinita e incommensurabile. Dio non è semplicemente inconcepibile ed eccelso in Cielo sopra la terra: tramite la Sua potenza creatrice Egli è anche la fonte di tutte le cose, che nella loro esistenza, sostanza e agire, dipendono totalmente da Lui. Perciò Dio è il Creatore di tutto il visibile e l’invisibile, Egli è anche Signore e Sovrano su tutto quanto vive e si muove nell’Universo, per questo è il “Re dei regnanti e dominatore dei dominatori” (I Tim. 6,15) a Cui tutto deve sottomettersi. Poiché Dio onnipotente ha creato tutto ciò che esiste e tutti gli esseri sono formati dalle Sue mani, essi Gli appartengono; Egli detiene l’assoluto e perfetto diritto d’uso di tutte le creature, le quali esistono solamente per Lui e devono agire solo per Lui. Con incomparabile bellezza la Chiesa pronuncia questi pensieri nell’Ufficio dei defunti: Regem, cui omnia vivunt, venite adoremus – “Venite, adoriamo il Re per Cui vivono tutte le cose”. Solo Dio è il luogo di riposo di ogni anelito e lotta e aspirazione dei cuori. Poiché “da Lui e per mezzo di Lui e per Lui sono tutte le cose; a Lui la gloria nei secoli! Amen” (Rom 11,36).

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[3] I sostantivi ‘Gottesverehrung’ e ‘Vereherung’, spesso ricorrenti nel testo originale, sono traducibili con ‘adorazione’ e ‘venerazione’ a seconda del contesto (N.d.T.).