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Effetti e cause della distruzione del rito romano

Liturgia06 Maggio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

EPILOGO

Per comprendere meglio la distruzione della liturgia antica, concludiamo con un breve sguardo sui suoi effetti e sulle sue cause.

Procederemo in quest’ordine, poiché gli effetti sono più evidenti delle sue cause e, una volta stabiliti i primi, questi ci aiuteranno a stabilire le seconde. Guarderemo prima i suoi effetti sul Nuovo rito e poi sulla Chiesa.

EFFETTI SUL NUOVO RITO

Gli effetti sono tali che il card. Ratzinger, nella sua prefazione alla Riforma della liturgia romana di mons. Gamber, descrive il Nuovo rito come una “fabbricazione” e, nella successiva frase, come una “falsificazione”. Mons. Gamber nello stesso libro lo descrive come un “tumore canceroso”[172].

Appoggiandoci principalmente sulla materia che abbiamo presentato nel corso di questo saggio, identificheremo di seguito cinque difetti principali del Nuovo rito [173].

La Fede è travisata

Abbiamo evidenziato come la Messa sia presentata come una Cena; come la Persona e Divinità di Gesù Cristo siano oscurate; come peccato, Giudizio,Inferno, il Diavolo, l’imitazione di Cristo e la vita ascetica siano minimizzati. La Fede non è più presentata come Verità assoluta [174] e la vita di Fede come battaglia spirituale contro i poteri delle tenebre, come questione di vita eterna e di morte eterna. Piuttosto, la Fede viene presentata come una collezione di storie edificanti e la vita di Fede come un impegno per una meta futura, indefinita e vaga. Termini nebulosi come “il popolo di Dio”, “comunità” [175] e “solidarietà” sostituiscono quelli di Chiesa e di Carità e persino la Persona di Gesù Cristo Stesso viene trasformata in un concetto astratto e vago.

Il Culto di Dio è compromesso

La Messa non manifesta più le verità più profonde della Fede: la Presenza del Signore Eucaristico, la Sua Morte sulla Croce del Calvario non risponde più ai bisogni essenziali ed esistenziali del cuore umano: al desiderio di essere amati da Dio con amore perfetto, di ricevere Dio stesso nell’anima, di amare Dio con tutto il proprio essere, di offrirsi interamente a Lui.

L’inginocchiarsi ed il silenzio vengono scoraggiati; il raccoglimento è reso quasi impossibile dal rumore costante e dall’interazione tra il celebrante e l’assemblea e tutto ciò non esprime nient’altro che l’autocelebrazione della comunità.

I Fedeli sono alienati

Con la Fede e la Messa svuotati del loro contenuto (soggettivamente parlando), non c’è incentivo ad assistere alla santa Messa, eccetto per i devoti. Per gli altri, diviene semplicemente una questione di convenzione, di abitudine o di semplice interesse culturale. Una simile situazione esiste in rapporto al Sacramento del matrimonio e a quello del battesimo. Il calo di partecipazione alla Messa celebrata secondo il Nuovo rito rappresenta uno stadio intermedio sulla via dell’estinzione [176].

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172 Nella versione francese del libro si legge (p. 95): «Où sont les éveques qui auront le courage de faire disparaitre cette tumeur cancéreuse qui est la théologie moderniste implantée dans le tissu de la célébration des saints mystères? Dove sono i vescovi che hanno il coraggio di togliere questo tumore canceroso, che è la teologia modernista impiantata nel tessuto della celebrazione dei sacri misteri?».

173 In vista di questi difetti, è chiaramente impossibile attribuire un ugual valore ad entrambi i riti, cioè in senso assoluto. Possiamo attribuire loro un ugual valore solo in quanto entrambi rendono presente il Sacrificio del Monte Calvario (salvo la riserva espressa nell’Esame Critico IV citata alla fine della prima parte di questo saggio).

174 In connessione a questo, facciamo riferimento alla rimozione della “vera Fede” per la quale san Fidelio di Sigmaringen morì (in verae fidei propagatione); della “conquista di eresie” nella festa di sant Ireneo (veritate doctrinae expugnaret hereses); della preghiera per il ritorno all’unità della Chiesa e per la salvezza di quelli che sono in errore nelle feste di san Roberto Bellarmino e di san Pietro Canisio; e della soppressione delle preghiere per la conversione degli eretici e degli scismatici nelle orazione solenni del Venerdì santo: le più antiche preghiere del Rito Romano, che risalgono ai tempi delle prime persecuzioni (don Cekada p. 29 op. cit.).

175 Con i suoi limiti spaziali e temporali, come abbiamo osservato sopra.

176 Il Nuovo rito non ha sufficiente vitalità per sopravvivere (cfr. The Devastated Vineyard cap. 8 p. 73). Anche mantenere l’attenzione dei fedeli per un breve periodo di tempo richiede il lavoro degli “animatori”, che ricorrono a elementi propri di altre forme di azione pubblica come lo show televisivo o la danza per riempire il vuoto. Il Rito antico, invece, ha questa vitalità: dura da due millenni e, nonostante tutti gli sforzi dei suoi nemici per distruggerlo, sta inesorabilmente tornando (nel periodo in cui queste parole vengono scritte). In connessione a ciò citiamo La Révolution liturgique di Jean Vaquié (Diffusion de la Pensée Francaise, Paris 1971, p. 45): «Les antiques architectes de la messe traditionnelle l’ont construite pour durer. Elle est conçue dans un esprit de stabilité et de vérité. La nouvelle messe, au contraire, est conçue dans un esprit d’apostasie et de tolérance. Elle est transformable. Elle capte le vent et se laisse entrainer par lui. Il est évident que l’orage éclatant dans le ciel de l’Eglise, la messe de Paul VI sera entrainée contre les récifs. La logique de son pluralisme le brisera. Au contraire, la vielle messe traditionelle résitera encore une fois aux assauts, parce qu’elle est faite pour cela: Gli antichi architetti della Messa tradizionale la costruirono perché durasse. È concepita nello spirito di stabilità e di verità. La nuova Messa, in vece, è concepita nello spirito di apostasia e di tolleranza. È trasformabile. Segue il vento che spira e si lascia trasportare. È ovvio che quando il temporale si scatena nel cielo della Chiesa, la Messa di Paolo VI sarà scagliata contro le scogliere. La logica del suo pluralismo la frantumerà. Al contrario, l’antica Messa tradizionale resisterà ancora una volta agli attacchi perché è fatta per questo».