< Torna alla categoria

Cristo innocente ha espiato i nostri peccati sulla Croce

Liturgia07 Ottobre 2018
Testo dell'audio

La consolante verità del sacrificio di Cristo compiuto in nostra vece è spesso menzionata nei libri biblici: essa è una dottrina basilare della religione Cristiana. Con quanta chiarezza vede e annuncia il profeta Isaia (53,1-11) la vita di sofferenza e di sacrificio, in nostra vece, del venturo Redentore!

Egli chiama Cristo “l’uomo dei dolori” e dice di Lui che “ha portato i nostri mali e ha sopportato i nostri dolori” e che Egli “venne trafitto per i nostri peccati e colpito per le nostre prevaricazioni”; proprio in quanto Dio, “il Signore ha colpito in Lui il peccato di noi tutti“. Il Redentore si è sottomesso con amore e liberamente a questa tortura e alla morte, allo scopo di poter dare soddisfazione per noi. Perciò viene aggiunto: “Egli fu sacrificato perché Egli stesso così volle”.

Il frutto di riparazione della sofferenza di Cristo consiste nel fatto che “tramite le Sue piaghe abbiamo conseguito la salvezza”. Erano queste parole profetiche che fluttuavano davanti all’anima del Principe degli Apostoli, quando esortò i cristiani a sopportare con silenziosa rassegnazione anche i dolori inflitti ingiustamente, avendo di mira Cristo che ha sofferto con pazienza, non solamente da innocente, ma addirittura al nostro posto, cioè a cagione dei nostri peccati. “Cristo ha portato da Sé stesso i nostri peccati nel Suo corpo sopra il legno (della Croce) affinché, morti ai peccati, vivessimo per la giustizia” (I Pt. 2,24). Cristo – questo vuol dire l’Apostolo –, assolutamente innocente e senza peccato, ha preso i nostri peccati su di Sé e li ha tolti a noi, per espiarli tramite il Suo sacrificio sulla Croce: questa forza del sangue di Cristo, che cancella i peccati e che guarisce, ci deve spronare e animare a vivere finalmente nella virtù e nella santità.

Cristo ci ha liberati dalla maledizione della Legge, essendosi fatto Lui maledizione per noi (ὑπὲρ ἡμῶν)” (Gal. 3,13); cioè l’Agnello di Dio, senza imperfezione e senza macchia, prese su di sé l’onero e il castigo dei peccati per liberarci. “Ma Dio dà prova del Suo amore verso di noi proprio in questo, che mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm. 5,8). “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: poiché Egli ha dato la Sua vita per noi” (I Gv. 3,16). “Cristo è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano più per sé stessi, ma per Colui Che morì per loro” (II Cor. 5,15). Proprio in questo si manifesta veramente l’eccesso dell’amore di Dio: l’eterno Unigenito Figlio Suo, il Re della Gloria, si è sacrificato nell’amarissima morte della Croce per strappare noi, miserabili peccatori, dall’abisso della sofferenza e della perdizione eterna e per portarci nel Regno dei Cieli.

Infatti, senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: Colui Che fu manifestato nella carne, fu giustificato nello Spirito, apparve agli angeli, fu predicato alle genti, fu creduto nel mondo, fu elevato nella gloria” (I Tim. 3,16). O adorabile Mistero! Quale immeritata, sconfinata benevolenza e misericordia Dio ci irradia nel meraviglioso consiglio e nell’opera della Redenzione!

La giustizia di Dio richiede una piena, perfetta, infinita soddisfazione: e la Sua misericordia ci è stata data dall’Uomo Dio Gesù Cristo, Che, come mediatore, ha soddisfatto questa riparazione per noi. “Egli, che non ha risparmiato il Suo proprio Figlio, ma Che L’ha consegnato per tutti noi, come non sarà disposto a darci ogni altra cosa insieme con Lui?” (Rm. 8,32). Così Dio stesso, “la Cui misericordia sconfinata e bontà infinita è un tesoro perenne”, ci ha concesso il grande Sacrificio di espiazione e si degna di accettarlo da noi ogni volta di nuovo.

Perciò vogliamo dichiarare con gratitudine assieme al discepolo dell’amore: “Noi non abbiamo amato Iddio, ma Egli ha amato noi ed ha mandato il Suo Figlio, vittima d’espiazione per i nostri peccati” (I Gv. 4,10). In questo dono del Figlio l’immenso amore di Dio verso noi uomini peccatori raggiunse il grado più intenso perché, senza nostro merito, anzi malgrado il nostro demerito e la nostra indegnità – essendo noi figli dell’ira e nemici di Dio – sacrificò ciò che di più prezioso, di più caro aveva: l’Unigenito Figlio Suo, offerto in espiazione con la morte sulla Croce per la nostra colpevolezza peccaminosa. Come Agnello di Dio, tramite lo spargimento del Suo Sangue, il Figlio di Dio ha ottenuto e portato al mondo la riconciliazione, la grazia, la salvezza, la pace e la vita eterna. Per l’opera di tanto amore e per tali privilegi nel tempo e nell’eternità noi, i redenti e fortunati, Gli siamo debitori di un’immensa gratitudine.