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Cristo è disceso a noi per innalzarci

Liturgia24 Ottobre 2018
Testo dell'audio

Sia le perfezioni e i privilegi celesti dell’umanità di Cristo – tramite i quali Egli si avvicinò ineffabilmente a Dio – sia le privazioni e le debolezze terrene che Egli, con grande compassione, volle condividere con noi hanno contribuito a onorare e glorificare il Padre (Giov. 8,49; 14,13) e a liberare e beatificare l’umanità. Cristo è disceso a noi per innalzarci: la Sua umiliazione è la nostra elevazione, la Sua povertà è la nostra ricchezza, i Suoi patimenti sono le nostre gioie, le Sue ferite diventano le nostre guarigioni, la Sua morte è la nostra vita. Il nostro Signore, che “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”, non è solamente grande, potente, santo e quindi assolutamente degno di lode, ma è diventato anche piccolo, povero, umile e, proprio per questo, quanto mai amabile.

Senza dubbio, noi abbiamo un Redentore tanto meraviglioso da far irrompere la Chiesa in un canto di rapimento con cuore giubilante:

O felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!” (O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem). “Noi dobbiamo essere veramente felici per questa trasformazione che ci promuove dalla bassezza terrena alla gloria del Cielo, attraverso l’incomparabile misericordia di Colui Che è disceso a noi per elevarci ai Suoi, tant’è che Egli non prese solamente la sostanza ma anche la condizione della natura peccatrice: la Divinità non sofferente si caricò infatti di tutta la miseria dell’umanità mortale” (S. Leone Magno, nella foto).