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Combattere per essere santi e beati

Liturgia10 Marzo 2019
Testo dell'audio

Affinché non abbiamo a perdere la dignità della figliolanza di Dio e non veniamo esclusi dall’eterna eredità del Cielo, non dobbiamo “ricevere invano la Grazia”, ma piuttosto “nel tempo della grazia abbondante, usare i giorni della salvezza” (2Cor 6, 1-2), con zelo e con buone opere cementare e assicurare la nostra predestinazione.

Dobbiamo far uso della violenza per impadronirci del Regno dei Cieli; dovremmo sforzarci di entrare dalla porta stretta; sotto il peso e l’arsura del giorno dobbiamo aver cura di coltivare la vigna della nostra anima; dobbiamo combattere la buona battaglia, conservare la fede e completare la corsa per vincere la corona della giustizia; dobbiamo soffrire con Cristo, per poi essere glorificati con Lui, e morire con Cristo per vivere con Lui; dobbiamo camminare per essere degni di Dio, esserGli in tutto compiacenti, fertili in buone opere, crescere nella conoscenza di Dio; procedendo santamente e piamente dobbiamo essere pronti a correre incontro all’arrivo del Signore per essere trovati da Lui senza colpa e senza difetto; dobbiamo rinunciare a tutto per acquistare il tesoro nascosto e la preziosa perla del Regno Celeste; con le lampade accese, piene di olii di amore e di opere buone dobbiamo andare incontro allo Sposo per essere lasciati entrare nella sala dello sposalizio celeste (cfr. Mt 11, 12; Lc 13, 24; Mt 28, 8; Tim 4, 8; 2, 12; Col 1, 10; Pt. 3, 12-14; Mt 13, 44-46; 25, 1).

Perciò, alla luce della Fede e con l’aiuto della Grazia, dobbiamo vigilare e pregare; impegnarci e soffrire, combattere per diventare santi ed essere beati. La Vita Eterna non deve essere concepita solo come una semplice eredità, e nemmeno come un puro dono della misericordia di Dio, ma anche come una ricompensa guadagnata, una corona di vittoria ottenuta in un regolare combattimento.

Le sovrabbondanti riparazioni e i meriti di Cristo non ci dispensano dall’obbligo di accumulare noi stessi opere di riparazione per i nostri peccati e per la nostra salvezza; ma tutti i nostri meriti e ammende hanno radice e fonte in Gesù Cristo, da Cui ottengono la loro forza e il loro valore, e per Sua intercessione sono offerti al Padre e da Lui accettati.

Proprio in questo si rivela non solo la gloria e l’esuberanza della Redenzione che Cristo, il nostro Capo, ha meritato per noi, ma anche la grazia e la forza che Egli ci ha donato e tuttora ci dona in Lui, per Lui e con Lui tramite la riparazione che ci ottiene la salvezza in Cielo.