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La morte di Cristo sulla Croce come vero sacrificio

Liturgia31 Ottobre 2018
Testo dell'audio

Nella Sua vita mortale Gesù Cristo fu il mediatore perfetto, il vero Sommo Sacerdote del genere Umano. Per questo motivo è necessario che Egli, sulla terra, debba offrire un sacrificio, poiché il sacrificio è il primo, essenziale dovere del sacerdote.

Ogni sacerdote è preposto a offrire doni e sacrifici, perciò anche Cristo deve offrire qualcosa di Suo (Eb. 8,3). Ora, Cristo ha offerto sulla croce Sé Stesso a Dio come sacrificio immacolato (Eb. 9,14), dove Egli, come buon pastore, ha sacrificato la Sua vita per le Sue pecore. Per questo il Padre Lo ha santificato e inviato nel mondo (Giov. 11,36) al momento della Sua Incarnazione. Così Dio voleva che la Redenzione e il rinnovamento del genere umano avvenissero tramite il sacrificio cruento della Croce.

Con amore obbediente e in amorevole obbedienza verso la volontà del Padre Suo, quando venne la Sua ora, Cristo offrì Sé stesso, il Suo corpo e il Suo sangue sull’altare della Croce per la vita del mondo, in quanto è “Egli stesso l’offerente e Lui medesimo il Sacrificio offerto” (Ipse offerens, Ipse et oblatio). La morte di Cristo sulla croce, l’offerta del Suo corpo e lo spargimento del Suo sangue per il genere umano, la Sua intera vita terrena sono un sacrificio nel senso pieno della parola e non un’espressione approssimativa. La Sua vita, infatti, costituì la preparazione alla morte sacrificale e viene giustamente definita sacrificio in senso lato, poiché anche in quei misteri di Cristo Che precedettero il Suo soffrire e morire incontriamo compiutamente il senso del sacrificio, la volontà di sacrificio e l’atto sacrificale.