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Bonum est confiteri Domino

Liturgia19 Settembre 2019
Testo dell'audio

Nelle feste dei Santi Confessori la Chiesa canta nell’Introito:

Il giusto germoglia come la palma, s’innalza come il cedro del Libano; trapiantato nella casa del Signore fiorirà negli atri del nostro Dio. È bello celebrare il Signore e salmeggiare al Tuo Nome, o Altissimo. Gloria al Padre.

Questa antifona descrive in modo eccellente la vita ricca di grazia e di virtù del giusto sulla terra e la sua eterna gloria in Cielo. La “palma”, come regina degli alberi, con la sua possente mole che si staglia verso il cielo, con le foglie ombrose, sempre verdi, fresche di vita, simboleggia bene l’esistenza del giusto che, elevato su tutte le cose basse, sta costantemente davanti alla Luce dell’eterna Verità, e senza sosta s’innalza, crescendo dalle cose passeggere a ciò che è eterno, dalla Terra al Cielo.

La seguente immagine del “cedro” – il cui possente tronco, quasi indistruttibile e di gradevole odore, è l’orgoglio del Libano – completa la similitudine con tratti di forza, di resistenza continua, mantenendo tutta l’eleganza e l’amabilità. Piantati dal Padre Celeste nel “cortile della Casa di Dio”, cioè nel terreno ricco di sorgenti della Chiesa, i Santi di Dio crescono e tendono sempre – sia sotto i raggi del sole nella pace, sia nelle tempeste e nelle tentazioni – verso il Cielo dove, “nella Casa di Dio”, cioè nel Regno della serena purezza e gioia, rinverdiscono e fioriscono eternamente.

Le Messe dei defunti hanno per Introito un’antifona presa dal Libro – non canonico – di Esdra (2,34-35).

L’eterno riposo dona loro, Signore; e la luce perpetua risplenda su essi. A Te, o Dio, si deve l’inno di lode: a Te l’adempimento dei nostri voti. Esaudisci la mia preghiera. Ogni uomo si rivolgerà a Te. L’eterno riposo…

Il motivo principale della Messa dei Defunti è d’implorare “l’eterno riposo” e la “luce eterna” per le anime del Purgatorio; cioè, il riposo nel grembo di Dio e la luce della Visione di Dio nella Gloria del Cielo. Quando desidero parlare della felicità della pace in Dio; quando, poi, mi unisco intimamente a queste parole della Chiesa, allora anche la mia debole parola riceve da Essa una maggiore dignità, solennità e forza.

Che cosa cerca, che cosa vuole, che cosa desidera l’uomo? Requiem! Riposo, pace, felicità. Requiem! – Questo è il grido di tutte le creature. Ma ogni felicità terrena è imperfetta; e anche se fosse perfetta finirebbe in breve tempo. Requiem aeternam – questa cerchiamo noi, l’eterna felicità; per noi e per i defunti desideriamo la pace eterna. E questa la dà Dio, solamente Dio. Perciò diciamo: “Requiem aeternam dona eis, Domine!”.

Ora il popolo intende chiaramente il significato di questo canto di afflizione, e ogniqualvolta ascolta queste parole si ricorda della predica sul passare di tutte le gioie terrene, e della Pace nell’Eternità. Il verso del salmo mette sulla bocca delle anime sofferenti del Purgatorio l’anelito a poter cantare al Signore, nella Sion Celeste, il canto sereno e beato di lode e ringraziamento; e lì poter pienamente adempiere il “Voto” – il primo e decisivo Voto: la promessa battesimale.

La promessa di vivere totalmente per Dio l’hanno già fatta all’inizio del loro pellegrinaggio terreno; ma l’adempimento di essa avverrà solamente nella Patria, nella Gerusalemme Celeste: nella Città di Dio dei giusti e dei trasfigurati. Tale preghiera – di voler introdurre le anime nel Regno della Pace eterna – il Signore la vorrà esaudire quanto prima, perché “ogni carne”, cioè tutta l’Umanità, “deve venire a Lui”: è Sua volontà che tutti gli uomini siano salvati ed entrino nella Vita Eterna.

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