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L’Islam sta vincendo in Europa

SVelata16 Febbraio 2021
Testo dell'audio

Nadia Geerts vive a Bruxelles, è una professoressa nota per via del suo attivismo nel mondo dell’antirazzismo e del laicismo. Femminista, professoressa di filosofia all’Haute École Bruxelles-Brabant (HE2B) è anche editorialista della famosa rivista di sinistra francese Marianne, all’indomani della decapitazione del professore aveva scritto Io sono Samuel Paty. Un laconico omaggio ad un collega sacrificato sull’altare dell’islamismo che le è costato la gogna su pubblica piazza.

Davvero in pochissimi hanno condiviso la sua presa di posizione e il desiderio di conservare la memoria del professore decapitato. Ed in breve è iniziato un calvario personale durato tre mesi. Solo pochi giorni fa, infatti, ha avuto il coraggio di denunciare tre mesi di persecuzione. Le hanno dato dell’islamofoba, poi della razzista fino ad arrivare, in breve, alle minacce di morte. La sua foto è rimbalzata nella rete infinita dei social. Profili da oltre 50mila iscritti hanno iniziato ad accusare la Geerts di “promuovere il privilegio bianco” con il sostegno al professore decapitato dagli islamisti. La denuncia pubblica ha voluto essere un modo per imporre, in qualche misura, il sostegno della scuola dove insegna e delle autorità tutte. Un sostegno che tenuto privato, evidentemente, era tardato ad arrivare. Così, giovedì il collegio docenti dove insegna – non si sa per quanto ancora – ha deciso di produrre una nota in cui esprime la piena solidarietà alla docente. E il Ministero delle Pari opportunità della Vallonia ha presentato un esposto alla procura di Bruxelles inoltrando minacce e insulti.

“Ora che l’odio verso di me si è liberato, come posso ancora essere sicura che la mia integrità fisica e morale sia garantita, come insegnante e come cittadina?”, ha scritto la Geerts, lasciando intendere che con ogni probabilità non ritornerà sul posto di lavoro. La Geerts non è una sprovveduta. Conosce il mondo della comunicazione, e il post di denuncia sul suo blog è arrivato anche in Francia. La scuola l’ha abbandonata. Il sostegno è solo simbolico, dice. Ed è arrivato a distanza di mesi. Nessuno mai ha condiviso il tributo a Samuel Paty. Nessuno, scrive ancora Nadia Geerts, l’ha difesa da quella che ella stessa ha definito “un’eccessiva influenza ed ingerenza degli attivisti filo-islamici sia sui social che nel mondo della scuola”.

Alla professoressa che fino a ieri lottava per il sogno di una scuola laica in Belgio, vinceva premi ed era portata a modello da tutto il mondo della scuola, non va giù che da oggi il suo liceo – come ha dichiarato il preside – concederà la libertà di indossare simboli di appartenenza religiosa. Nadia Geerts oggi è vittima di quel laicismo che ha lasciato un vuoto enorme, occupato in men che non si dica dall’islam. Teme un attentato simile a quello che è costato la vita a Samuel Paty: “Con il ritorno a scuola e l’orario reso pubblico, tutti gli studenti sapranno dove sono e quando, e questo potrebbe essere comunicato a chi ha brutte intenzioni”.


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Altro caso riguarda un professore francese Didier Lemaire, professore di filosofia, vive sotto scorta per aver pubblicato una lettera aperta in omaggio a Samuel Paty, l’insegnante decapitato da un islamista.

Didier Lemaire è un professore di filosofia in Francia, nel dipartimento degli Yvelines, a Trappes. Da qualche giorno a scuola ci va sotto scorta, come i magistrati antimafia, i pentiti, quelli che denunciano la criminalità organizzata. Solo che il professor Lemaire sotto scorta è stato mandato a causa dell’islam dopo aver scritto una lettera aperta in omaggio a Samuel Paty.

Sono anni che quest’insegnante denuncia l’islamizzazione della Francia, ma il suo sostegno al professore decapitato è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Così, dallo scorso autunno, la sua vita è in pericolo, al punto che lo stavano destinando ad un altro liceo, ma si è rifiutato.


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Per Lemaire l’islamizzazione imperante e feroce è iniziata vent’anni fa, a Trappes, quando nell’ottobre del 2000 venne appiccato un incendio in una sinagoga. L’immigrazione islamica importò un nuovo antisemitismo, come quello arrivato in Germania e denunciato dalla stessa Angela Merkel. Da allora gli ebrei sono andati via dalla regione francese, le donne non entrano più nei caffè, il velo è ovunque, e il processo di ‘purificazione’ dell’Occidente è al punto che un professore, dopo denuncia degli alunni, finisce appunto sotto scorta per aver difeso un decapitato. E per aver lanciato un “appello alla resistenza alla minaccia islamista”, pubblicato su L’Obs. “Possiamo noi, insegnanti, supplire alla mancanza di strategia da parte dello Stato per sconfiggere l’islamismo? Amo il mio lavoro, i miei studenti, ma mi hanno fatto capire che non avevo più un futuro nell’educazione…”.

Nel 2018, Lemaire inviò una lettera aperta al presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, firmata con l’ex ispettore generale dell’Istruzione nazionale, Jean-Pierre Obin, nella quale scriveva di un “vivaio jihadista nel cuore della regione parigina”, e con la quale chiedeva a Macron di agire “con urgenza per proteggere i nostri studenti dalla pressione ideologica e sociale esercitata su di loro, che li taglia via, via dalla comunità nazionale”.

Lo scorso novembre, nel già citato appello su L’Obs, scriveva: “Non è stata intrapresa alcuna azione efficace per fermare questo fenomeno. Ci sono, a Trappes, 400 fascicoli S (gli individuati come pericolosi radicalizzati) che se ne vanno in giro liberamente, senza contare i fascicoli per terrorismo. E i nostri studenti vivono in una situazione schizofrenica dove il conflitto di lealtà diventa per loro inestricabile”.


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A scuola, dopo la lettera, Lemaire è stato preso di mira dai suoi studenti: “Perché hai scritto un testo contro di noi?”. “No, ho scritto una lettera per voi!”. E dopo pochi giorni la prefettura di Yvelines dichiarava di aver deciso di proteggere “un professore che ha assunto posizioni forti, due settimane dopo l’assassinio di Samuel Paty”. Per un po’ si era resa più blanda la scorta, credendo che questo professore non rischiasse più di tanto. Poi, a gennaio, sulla televisione olandese è andato in onda un servizio su Trappes. Il giornalista che ha curato il servizio ha ricevuto messaggi aggressivi in cui il professore è stato descritto come “razzista e islamofobo”. Il professore è stato anche raggiunto dalla madre di uno studente: “Se continui a parlare di islam sarai il secondo Samuel Paty”. La prefettura ha cambiato allora il protocollo di scorta del professore (adesso davvero sorvegliato giorno e notte) e ha dichiarato: “Trappes è una città che seguiamo da tempo, da molto vicino”.

L’islam in Francia è in ogni istituzione. Nella scuola ha ormai preso il comando e Didier Lemaire è solo l’ultimo della lista a rischiare. E l’istituzione simbolo da sempre dello Stato laicista occidentale, oggi ha decretato la vittoria dell’islam su ogni libertà di espressione e di religione.

Da Facebook