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L’insegnamento dei Re Magi nell’ora presente

Analisi e commenti07 Gennaio 2024
Testo dell'audio

 

 

Abbiamo dedicato ai Re Magi l’audio di RadioRomaLibera del 2023 e vogliamo dedicare ad essi anche quello del 2024, questa volta prendendo spunto da alcune belle pagine dello scrittore francese Ernest Hello (1828-1885). 

Le pagine che Hello dedica ai Re Magi si aprono con un versetto del profeta Isaia. “Surge. Illuminare Jerusalem; quia venit lumen tuum”: “Alzati, rivestiti di luce, Gerusalemme, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Isaia, 60, 1).

I secoli erano passati sulle fiamme di Isaia senza spegnerle, scrive Hello. “L’eco delle sue grida risuonava ancora, almeno nel cuore della Vergine. La vaga e sorda attesa del genere umano si precisò e localizzò nei tre sovrani d’Oriente. I Magi erano i maggiori personaggi d’Oriente; non dobbiamo lasciarci ingannare dai loro nomi e prenderli per maghi. Erano invece sapienti ed erano re; perché in Oriente i sapienti erano re. La grande scienza dell’antichità, quale l’Oriente la concepiva, portava scettro e corona”.

L’umanità era divisa in tre razze, che prendevano nome dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Jafet. Il re Melchiorre rappresentava la razza di Sem; il re Gaspare la razza di Cam; il re Baldassarre la razza di Jafet. Accanto alla culla di Betlemme, accanto a Gesù Cristo, di cui Noè era il sembiante, si riunirono i tre rami dell’umanità, chiamati ad adorare il Redentore dalla medesima stella

Questi Re, che erano anche astronomi, occupati nelle cose del cielo, intesero una voce misteriosa mormorare al loro orecchio: Orietur stella, si leverà una stella, e si misero in cammino. Non sappiamo se la stella dei Re Magi fosse, come alcuni pensano, il risultato di una combinazione astronomica, o fosse una stella direttamente miracolosa. Dio ha creato sia l’ordine naturale che quello soprannaturale e si serve di questi due ordini secondo i suoi disegni. Sappiamo però che una stella si manifestò ai Magi e che essi lasciarono la tranquillità delle loro regali dimore per affrontare le fatiche e i pericoli di un viaggio lungo e ignoto. Non indietreggiarono, non dissero “domani” alla voce della stella. Partirono il giorno stesso, portando i loro doni: l’oro, l’incenso e la mirra. La stella, dice Hello, era l’immagine della luce interiore che brillava e li conduceva. Epifania significa manifestazione. “L’Epifania era la loro luce, L’Epifania quale parola!” La manifestazione della divinità del Bambino Gesù.

Arrivati nella capitale della Giudea al termine del lungo viaggio, non chiesero se realmente il Re dei Giudei era nato, chiesero in quale luogo era nato. La loro fede non ammetteva dubbi e incertezze. La loro fiducia era assoluta. “Abbiamo visto la sua stella”, dicono “e siamo venuti ad adorarlo”.

Di fronte a loro, uomini sapienti, ma semplici e retti, c’è Erode, l’abile, il furbo, il calcolatore, che sgozza inutilmente tutti gli innocenti e lascia vivo soltanto Colui che vuole sopprimere. Erode crede di riuscire a ingannare i Re Magi, ma sono loro che si prendono gioco di lui.

Quanto grande dovette essere l’ indignazione dei Magi nel vedere che Colui che erano venuti ad adorare non aveva trovato posto per venire al mondo in nessuna casa o locanda di Betlemme ed era addirittura ricercato per essere ucciso. Quale contrasto tra le tenebre che avvolgono la nascita del Redentore e lo splendore del corteo regale che accompagna i Re, con i loro seguito, i loro cammelli, i loro abiti, i loro doni: l’oro, l’incenso e la mirra. Ci vorrebbe un grande pittore, osserva Hello, per descrivere la scena di questa pompa orientale che si inginocchia davanti al Re dei Re e per cogliere le espressioni dei volti di Giuseppe e di Maria che assistono commossi a questo evento, adorando in esso i disegni della Divina Provvidenza. 

I Magi ricevettero l’ordine di non andar più da Erode e ritornarono nel loro paese per un diverso cammino. Il monaco Cirillo nella vita di san Teodosio, racconta che essi evitarono le strade maestre e i luoghi frequentati, e si ritirarono di notte nelle caverne, cercando la solitudine. “Come misurare la profondità dell’impressione che avevano ricevuto?” si chiede Hello. “Come conoscere quale impronta sulle loro anime, pur così preparate, aveva lasciato il volto di Colui tanto cercato e finalmente trovato?”.

Tornarono nei loro regni, alle loro case, senza mai perdere il ricordo della grazia che avevano ricevuto.Sopravvissero alla morte e resurrezione di Gesù. Vivevano ancora quando San Tommaso che aveva visto Gesù Cristo resuscitato battezzò chi aveva visto Gesù Cristo nella culla. San Tommaso apostolo li battezzò e una parentela misteriosa, osserva Hello, unì forse san Tommaso e i Re Magi.

Qualche giorno prima dell’Epifania erano stati chiamati a Betlemme altri adoratori: i Pastori. Re e Pastori, rappresentanti delle due estremità della scala sociale, furono i primi adoratori del Re dell’universo, uniti dalla medesima fede nel Divino Infante, una fede semplice, senza tentennamenti, che illuminava le tenebre più di quanto non le illuminassero le stelle. Il carattere distintivo dei pastori, secondo Hello, fu forse l’innocenza, quello dei Magi la magnificenza e la generosità. Non soltanto la generosità dei doni, l’oro, l’incenso e la mirra, ma la generosità nella fede, nell’adorazione, nell’impresa, nel viaggio: la grandezza d’animo, la magnanimità, la magnificenza, virtù che oggi si direbbero perdute, perché l’uomo contemporaneo vive rinchiuso nel proprio piccolo egoismo ed è difficile trovare intorno a noi quella generosità che distingue le anime superiori. Virtù affini alla magnanimità, sono la perseveranza e la longanimità che consistono nel saper attendere con pazienza e fiducia l’ora di Dio sul quadrante della storia.

Dobbiamo chiedere ai Re Magi quella magnanimità, che spinge a compiere grandi imprese al servizio di Dio, quella generosità d’animo che non fa arretrare di fronte alle difficoltà e che trasforma le anime semplici in santi ed eroi: quei santi e quegli eroi, pazienti, longanimi e perseveranti, di cui oggi ha bisogno la Chiesa e la società intera (Roberto de Mattei)  

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