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L’enciclica “scomparsa”

Storia07 Agosto 2020
Testo dell'audio

Nell’enciclica Divini Redemptoris, Pio XI denunciò gli errori del comunismo e la falsa speranza di redenzione che si cela dietro una libertà deprivante della dignità umana e di ogni ritegno morale. La condanna delle ideologie e dei regimi totalitari dell’epoca, comunismo e nazismo, non poteva essere più esplicita e ufficiale. Con il mondo tedesco le cose precipitarono e la persecuzione si esacerbò proprio in seguito all’Enciclica.

Il regime nazista fu colto di sorpresa dalla lettura nelle chiese dell’enciclica Mit brennender Sorge. La reazione fu violenta: Hitler fece sequestrare tutte le copie del testo e ne impedì l’ulteriore diffusione, furono organizzati processi contro rappresentanti del clero con accuse varie, dalla frode fiscale agli abusi sessuali, furono messi nella condizione di chiudere alcuni giornali e associazioni cattoliche. Inoltre il Führer dichiarò che non avrebbe tollerato, come autorità di governo, alcun attacco da qualsiasi altra autorità, men che meno da parte della Chiesa.

Il contrasto, che si sviluppò soprattutto sul piano spirituale e non politico, portò comunque all’arresto di oltre mille sacerdoti e religiosi. Di questi circa 300 furono deportati nel campo di concentramento di Dachau, nel blocco 26, destinato ai religiosi. Pio XI continuò ad opporsi platealmente a Hitler: quando questi nel maggio 1938 andò a Roma, il Papa si recò a Castel Gandolfo, chiuse San Pietro e Musei Vaticani, spense le luci del Vaticano.

Il 14 luglio 1938 fonte anonima pubblicò sul Giornale d’Italia il testo di quelle che dopo poco sarebbero state le “leggi razziali” italiane. Il 28 luglio 1938, a colloquio con gli alunni del collegio di Propaganda Fide, Pio XI si espresse esplicitamente contro il razzismo («come si dice genere si può dire razza e si deve dire che gli uomini sono innanzitutto un solo e grande genere, una grande famiglia»), in questo caso fascista, estraneo all’ideologia mussoliniana e solo indice di piaggeria verso il nazismo. Il discorso del Papa provocò comunque irritazione nella gerarchia fascista: il ministro degli esteri Ciano convocò il nunzio Borgongini-Duca per fargli presente tutto il suo disappunto.


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Pio XI aveva previsto l’emanazione di un’altra enciclica nei primi mesi del 1939, ma la morte, sopravvenuta il 10 febbraio dello stesso anno, ne impedì la pubblicazione. La Humani generis unitas (Sull’unità del genere umano) conteneva una ancora più diretta condanna delle categorie dell’antisemitismo, del razzismo, del nazismo e dell’ideologica esistenza di una razza superiore. Il razzismo è la negazione dell’unità della società umana, la negazione della persona umana e la negazione dei veri valori della religione. Non c’è relazione tre razza e religione, poiché il razzismo è distruttivo di qualsiasi società, delle relazioni umane all’interno della società come di quelle internazionali.

Pare che tale enciclica fosse stata completata, ma mai firmata da papa Ratti, a causa della sua morte: Eugenio Pacelli, successore eletto come Pio XII, decise di non pubblicarla; per questo motivo spesso ci si riferisca ad essa come alla Enciclica “Scomparsa”. Questi, nella sua prima enciclica Summi Pontificatus, pubblicata il 12 ottobre 1939 a guerra già iniziata, ne riprende alcuni concetti, in particolare, il concetto di Cristianesimo universale, opposto a qualsiasi richiamo di superiorità razziale.

 


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Questo testo di Dianora Citi è tratto da Radici Cristiane. Visita radicicristiane.it

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