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La Santa Messa: un Sacrificio di Ringraziamento (Parte I)

Liturgia06 Gennaio 2022
Testo dell'audio

Poiché nella Santa Messa adoriamo, lodiamo e magnifichiamo Dio attraverso e con Cristo, noi compiamo in modo perfetto quel primo dovere che, come creature, dobbiamo al Creatore. Dato che Dio è l’origine di tutte le cose, Egli è anche la fonte di ogni bene che possediamo, cioè, Egli è il nostro primo e più grande benefattore, al quale ci spetta di rendere grazie. Questo dovere di gratitudine verso Dio non possiamo assolverlo in modo migliore della celebrazione della Messa, che per preferenza e predilezione si chiama Eucaristia, cioè Sacrificio di Ringraziamento. Mostreremo dunque chiaramente che la Messa è il Sacrificio più perfetto, cioè un sacrificio di ringraziamento infinitamente prezioso per tutte le grazie e i favori ricevuti da Dio.

La gratitudine verso i benefattori non è solo un obbligo grande e sacro, ma anche una virtù estremamente bella e preziosa, che cerca di ripagare i favori liberamente, amorevolmente e graziosamente elargiti. La gratitudine sincera è il segno di un’anima nobile, che si rende amabile davanti a Dio e all’uomo, mentre l’ingratitudine è peculiare di uno spirito meschino e orgoglioso, e si rende spiacevole a tutti. Una disposizione umile e infantile vede “in ogni fiore fiorire l’amore eterno”; una disposizione arrogante ed egocentrica rivendica ogni cosa come sua, dovuta per pura giustizia. – L’uomo grato si sforza di contraccambiare per i favori ricevuti, prima e soprattutto interiormente, riconoscendo, onorando e stimando la nobile disposizione e liberalità del benefattore; successivamente egli esprime la sua gratitudine anche esteriormente, manifestando con parole e fatti i suoi sentimenti di riconoscenza, ringraziando il suo benefattore e facendogli del bene. – Ci sono varie circostanze che aumentano il valore di un beneficio, e obbligano il destinatario ad una gratitudine ancora maggiore.

Un dono deve essere particolarmente stimato, quando è a) di per sé nobile e prezioso, b) utile al ricevente, e c) elargito spesso e generosamente. Per quanto riguarda il benefattore, due cose vanno osservate: se egli è a) di elevata dignità, e b) se egli dispensa i suoi doni con grande amore. Per quanto riguarda il destinatario, è da considerare se a) egli è cattivo e abietto, e b) del tutto immeritevole del dono, e forse ha anche reso se stesso indegno. Tutte queste qualità sono combinate nel più alto grado per quanto riguarda le grazie ed i benefici che abbiamo ricevuto e riceviamo ancora ogni giorno da Dio. Cerchiamo, dunque, sempre più chiaramente e fervidamente di riconoscere la preziosità dei doni divini, la grandezza e l’amore del Divino Benefattore, e la nostra miseria e indegnità, in modo che, con questa conoscenza, possiamo essere tanto più indotti fedelmente e umilmente a dimostrare la nostra gratitudine verso Dio.

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