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La Rocca dei Papi

Tesori d'Italia27 Settembre 2021
Testo dell'audio

Uno dei luoghi più suggestivi di Montefiascone è la Rocca Papale. Sorge sulla sommità del colle, in una posizione da sempre considerata strategica per la possibilità di dominare una vasta area. Molte culture, alternatesi nei secoli, hanno lasciato tracce che confermano una frequentazione documentata già in epoca neolitica e giunta sino ai nostri giorni. Per la sua particolare posizione strategica, il castello fu scelto dai Papi come sede del Rettore del Patrimonio di San Pietro e poi destinato a loro residenza nei periodi estivi.

Nel 1207, Innocenzo III pose Viterbo a capo della regione del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, ma scelse Montefiascone quale sede del Rettore. A questo scopo egli «fece disfare le case che erano tra il palazzo e il castello, ed innalzò due muri sino all’antica cinta, nella quale fece aprire una larga porta, onde il fortilizio avesse ingresso non solo colla terra, ma anche a sé particolare».

Nel 1321 papa Giovanni XXII ordinò che la Rocca di Montefiascone fosse assicurata contro ogni pericolo di occupazione chiedendo che fosse presto condotto a termine l’apposito edificio fuori della rocca.

Durante il periodo della crisi di Avignone, la Rocca costituì il centro degli affari politici dell’intero Patrimonio di San Pietro. Il Rettore, quale rappresentante del Pontefice assente, vi esercitava le sue funzioni, fra cui quella del conio della moneta papalina e quella della convocazione dei Parlamenti, cioè delle solenni assemblee di nobili, prelati e rappresentanti dei Comuni, necessarie per comunicare le disposizioni papali e permettere l’esposizione dei vari problemi amministrativi. Oltre ai rettori vi dimorarono, con la propria corte, i legati mandati da Avignone a riformare lo stato della provincia.


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Urbano V scelse la Rocca come residenza estiva negli anni del suo soggiorno in Italia e volle eseguirvi importanti lavori di ristrutturazione, compresa la realizzazione di una grande cisterna scavata nel piazzale antistante il palazzo. Nel XVI secolo, papa Giulio II ordinò la continuazione dei restauri ad Antonio da Sangallo il Giovane. A questi si deve il progetto del cortile rinascimentale interno ed il consolidamento delle mura di cinta.

Questo testo di Danilo Quinto è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it

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