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La professione di fede

Liturgia03 Settembre 2020
Testo dell'audio

La professione di fede, che viene proclamata tanto sonoramente e con solennità, deve sempre sgorgare da un cuore gioioso e grato. Incredibilmente grande è la grazia della fede cattolica. Com’è commovente quanto scrive a tal riguardo S. Francesco di Sales: “O Dio, la bellezza della nostra religione tanto mi entusiasma da farmi morire d’amor, e mi pare che il prezioso dono che Dio in tal modo mi ha fatto, lo debba conservare in un cuore ricolmo della fragranza del raccoglimento. Ti ringrazio per questa chiarezza divina per cui riconosco ancora più distintamente l’immensità e l’anelata dolcezza della fede, specialmente quando sono vicino a coloro che non conoscono la fede”.

E con quale entusiasmo l’Apostolo descrive le lotte e le vittorie degli uomini di fede! Tramite la fede sono divenuti eroi nel combattimento: tramite la fede hanno soverchiato regni, esercitato la giustizia, ottenuto le promesse, chiuso le fauci del leone, spento l’incendio. Perseguitati, oppressi, maltrattati e vaganti per luoghi desolati, sui monti, in caverne e anfratti dei terreni. Per essi il mondo non aveva valore: forti nella fede, il loro spirito non si piegò (Ebr. 11,4-10).

Milioni di martiri hanno sopportato dolori e scherno, carcere e briganti, fuoco e spada, tormenti e morte: costanti nella fede e contenti del sacrificio per la fede. La “generazione incredula e perversa” (Matt. 17,16) di questo Mondo non comprende la forza e la costanza, la franchezza e il coraggio, l’insormontabile mitezza e magnanimità donate attraverso la fede. “E questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede” (1Giov. 5,4). Una tale costanza, generosità, forza di carattere, disprezzo del mondo e della morte, sgorgano dalla fede solamente se è animata dall’amore: quando essa domina la nostra vita, il nostro pensare e volere, il nostro agire e soffrire. La fede viva, calda e forte è una nobile pianta del Cielo che può sbocciare e prosperare solamente sul terreno di un cuore puro e umile: ma con il vento incandescente della superbia viene bruciacchiata e soffocata nella palude della sensualità. Perciò si deve conservare con la massima cura il tesoro della fede; perché solamente una vita vissuta nella fede può condurre alla gloria del Signore. Perciò il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede (Rom. 15,13).

Germogliata dal Cielo e discesa sulla Terra, la fede annoda questa con il Cielo: uscita dal mare incommensurabile della Luce eterna, scende il suo raggio sulla notte tenebrosa che avvolge i nati dalla polvere, e rischiara il sentiero attraverso l’oscura valle della vita. Questa era la situazione dell’uomo prima che questa luce celeste cadesse in queste tenebre, quando i popoli sedevano ancora all’ombra della morte (Luc. 1,79; Sal. 106,10; Matt. 4,16); e cosa sarebbe ancora oggi il figlio della polvere senza questa epifania da un mondo superiore! Quanto triste e tenebrosa la figura di un uomo senza fede! Si alza il sole della fede, e dove prima regnavano solamente passione, litigio, disperazione, tenebre e distruzione, ecco che ora c’è verità, virtù e pace, luce e vita eterna.


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La fede offre all’uomo consolazione, consiglio, ammonimento, fiducia, perseveranza e sviluppo nel suo viaggio attraverso la vita: essa gli dà coraggio e speranza nel morire e tramite la morte lo guida alla beata immortalità; sulla Terra, resa più bella dalla sua chiara luce, gli toglie dagli occhi la benda e gli mostra il suo Dio faccia a faccia. Perciò la santa e cattolica fede è davvero, per l’uomo, come un messo inviato dal Cielo per fargli da guida preparandogli la sua via. Essa è, infatti, un astro radiante che diventa per lui un’immutabile stella polare nel viaggio pietroso verso la sua patria celeste. In questo senso è per lui un angelo che lo porta sulle sue mani, un forte protettore e rifugio in ogni pericolo. Ecco quindi come la fede rende felici: qui e nell’aldilà.

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