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La preghiera mentale/orazione

Spiritualità21 Marzo 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Se la preghiera vocale è caratterizzata dalle parole, la preghiera mentale si caratterizza piuttosto come un’operazione della mente senza parole, benché, come vedremo più avanti, si possa appoggiare anche sulle parole, specialmente all’inizio.

Il beneficio di questo genere di preghiera viene espresso da santa Teresa d’Avila quando dice: Un quarto d’ora d’orazione al giorno e ti prometto il cielo. In altre parole l’orazione ci santifica. In questo senso possiamo intendere le parole seguenti di san Paolo in II Cor. 3.18: ‘Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore’.

1. Difficoltà della Preghiera Mentale ed i suoi rimedi

a) Difficoltà della Preghiera Mentale


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Ciò che diremo adesso si riferisce alla preghiera mentale, anche se – mutatis mutandis – può riferirsi altresì alla preghiera vocale, benché in un grado minore.

Ora, ci sono tre cause di difficoltà nella preghiera.

I) La Debolezza dell’Anima


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L’anima è la più debole dei tre esseri spirituali: il primo essere spirituale è Dio, Spirito perfetto ed infinito; il secondo nell’ordine di perfezione è l’angelo; il terzo, l’anima umana. L’anima umana è, per sua propria natura, indirizzata verso il corpo, indirizzata ad esserne la forma, a costituire con esso una sola sostanza. Può esistere fuori dal corpo, ma solo in modo imperfetto. A causa della sua fragilità, l’anima non può stare a lungo in contemplazione delle cose celesti, ma cade sempre verso le cose inferiori e in divagazioni.

Scrive san Gregorio: ‘L’anima non può restare fissata a lungo nella soavità di un’intima contemplazione, perché l’immensità della luce che la colpisce la richiama a sé stessa: e allorché gusta le delizie interiori, brucia d’amore e si sforza di elevarsi al di sopra di sé, essa ricade nelle tenebre della sua debolezza e comprende che non può vedere ciò che ama così ardentemente’.

II) La Natura Caduta


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A causa del Peccato Originale, i sensi e l’immaginazione hanno una certa indipendenza dalla ragione e cercano le loro proprie soddisfazioni. Occorre dunque un lavoro di disciplina per controllarli e sottometterli ai dettami dello spirito.

III) Il Demonio

Se un’anima consacra tempo e sforzo alla preghiera, essa è persa per il demonio. Per questo il demonio fa il possibile per sviare una persona che prega da questo così santo esercizio.

b) Rimedi alle difficoltà della Preghiera Mentale

Osservate colui che s’arrampica su una montagna’, dice sant’Alberto Magno (nella foto), ‘e seguite il suo esempio. Se la nostra anima si lascia incantare e sedurre dalle cose che incontra sul suo passaggio, spesso si smarrisce in sentieri ignoti, si sfibra e si divide in tante frazioni quanti sono i suoi desideri. Segue allora un movimento senza scopo, una corsa senza profitto, una stanchezza senza riposo. Se, al contrario, il nostro corpo ed il nostro spirito, sedotti dall’amore e dal desiderio, si liberano dalle distrazioni di quaggiù, abbandonano a poco a poco le cose umane per raccogliersi nel solo bene immutabile e vero, vi si fissano coi vincoli dell’amore, essi si fortificano e il loro raccoglimento sarà tanto maggiore quanto più in alto si eleveranno sulle ali della conoscenza e del desiderio’.

I) La Mortificazione

Per arrivare al raccoglimento che lo spirito dell’orazione richiede, è indispensabile sorvegliare i sensi esterni ed interni. Questi, difatti, in virtù delle loro concupiscenze incessanti e della loro sregolatezza naturale impediscono allo spirito di unirsi a Dio. Per questo bisogna mantenerli rigorosamente sotto il controllo della ragione.

Il senso della vista, quello più nobile di tutti, è anche il più pericoloso; più strettamente unito all’anima, ne è come la porta e, se mal sorvegliato, la consegna ai suoi nemici, che la depredano senza misericordia; perciò il profeta Geremia dice: ‘Il mio occhio ha depredato la mia anima’.

Innumerevoli sono i peccati che hanno per origine l’imprudenza degli sguardi, soprattutto nel campo della collera, della gelosia, della gola e della sensualità. A questo riguardo possiamo citare le seguenti parole del Signore: ‘La luce del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è semplice, anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se il tuo corpo è tutto luminoso, senza aver alcuna parte nelle tenebre, tutto sarà luminoso e illuminerà te come la luce della folgore’ (Lc. 11.34-36).

Dopo la vista, il senso più utile all’intelligenza, dice san Tommaso, è l’udito, perché è con esso che si percepiscono le parole che servono come veicoli ai concetti intellettuali. È per questo canale che la Dottrina di Dio, il Verbo, la Saggezza Eterna penetrano nelle nostre anime. Occorre tenerlo puro, dunque, e per questo evitare non solo le conversazioni cattive, ma anche le chiacchiere frivole, dove la Carità è troppo spesso ferita.

Insieme alla mortificazione dell’udito viene quella della lingua, che san Giacomo chiama ‘l’università dell’iniquità: un male inquieto, pieno di veleno mortale’.

Ed infine c’è la mortificazione dei pensieri. I salti continui dell’immaginazione sono uno dei tormenti della vita contemplativa. I più grandi santi, loro stessi, non ne erano esenti. La mortificazione dell’immaginazione consiste nel non intrattenersi su cose pericolose o inutili, su cose che possano sviare l’anima dal pensiero di Dio e trascinarla ai piaceri dei sensi, che alterano la sua purezza. L’esperienza ci mostra che è un lavoro non trascurabile.

Mi sono alzata per aprire al mio amato’ dice la sposa nel Cantico dei Cantici, esprimendo con queste parole il proponimento dell’anima che decide di intraprendere lo sforzo necessario perché il Nostro Signore venga ad abitare in essa. Ella aggiunge subito: ‘Le mie mani hanno distillato la mirra e le mie dita sono piene della mirra più fine’. Ora la mirra, che ha un profumo amaro, è il simbolo della mortificazione. La sposa dice dunque che le sue mani distillano la mirra, per mostrare che ella cerca senza pausa di mortificarsi e che le sue dita, cioè le sue più piccole azioni, sono bagnate da questo liquore amaro. Ella dice infatti che questo profumo piace a Dio e che Lui vuol vederne penetrate le anime che tendono al Suo amore. Sì, questo è il dono che Lui si aspetta dalle anime regali, le anime abituate, come i Re Magi, a contemplare le stelle e a cercare la luce della vera saggezza. La mirra è uno dei tre doni che Dio si aspetta da loro assieme all’incenso della loro preghiera ed all’oro della loro Carità.

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