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La perseveranza

Spiritualità24 Marzo 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

Chi voglia impegnarsi nella vita dell’orazione, deve sapere che intraprende un lavoro penoso e che dovrà passare attraverso un cammino stretto e difficile.

Incontrerà più sovente l’aridità, il disgusto e la desolazione che non la consolazione e la gioia. Il lavoro che lo aspetta è simile a quello che deve affrontare l’uomo che vuole trasformare un terreno coperto di spine in un giardino pieno di fiori: gli occorrerà molto sudore e molta pazienza per ottenere un risultato.

Santa Teresa d’Avila (nella foto), parlando della difficoltà dell’orazione, scrive le parole seguenti nella sua Vita (cap. 8): ‘Sì! In verità tanto violento era il combattimento a cui mi ha consegnato il demonio o forse la mia cattiva natura per impedirmi di recarmi all’orazione, tanto profonda era la tristezza con cui mi sono sentita presa fin dalla mia entrata in oratorio, che avevo bisogno, per vincermi, di raccogliere tutto il mio coraggio che è, si dice, non poco’.


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Possiamo dedurre dalle parole della santa che la disposizione principale richiesta dalla preghiera mentale sia un coraggio risoluto e una ferma volontà di continuare fino alla fine, una volta cominciato lo sforzo: costi quel che costi. Ma la ricompensa di questo lavoro sarà grande.

Osserva Padre Tommaso di Gesù OCD: ‘Quando si è entrati nella via dell’orazione risolutamente e coraggiosamente e si è ben decisi a non abbandonarla mai, qualunque siano le sofferenze, le difficoltà o le tentazioni che si presentano, non si tarda di solito ad essere gradualmente elevati da Dio Stesso fino ad una perfetta contemplazione’.

Quanto all’aridità interiore, in particolare, è precisamente per mezzo di questo cammino che l’anima fa i più grandi progressi e merita i più alti favori. Quando fai un passo per andare a Dio nello stato di abbandono’, dice un certo padre Giuseppe, ‘questo vale mille a causa della sua forza e della sua purezza’.


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Due sono difatti i vantaggi della preghiera nell’aridità: il primo è che una preghiera del puro amore non cerca le consolazioni, che non vengono date, ma solo Dio; il secondo vantaggio è che l’anima deve entrare nella conoscenza del suo nulla davanti a Dio, della sua miseria e impotenza e questo aumenta grandemente la sua umiltà.

Possiamo imparare da queste considerazioni che ciò che si aspetta Dio da noi, ciò che costituisce il nostro merito ai Suoi occhi, è la nostra fedeltà a questa pratica, la volontà energica di dimorare nella Sua Presenza durante il tempo che ci siamo stabiliti, malgrado tutte le difficoltà che la natura o il demonio ci possono suscitare.

La Grazia

Abbiamo appena parlato della mortificazione e della perseveranza; più sopra abbiamo accennato alla purezza ed all’umiltà; più avanti parleremo del distacco (un frutto della mortificazione). Tutte queste virtù sono utili per la meditazione, mentre per la contemplazione sono essenziali, in quanto la contemplazione è per i perfetti (o almeno per coloro che si stanno perfezionando) e dunque richiede niente di meno che la perfezione (in quel senso) da parte del soggetto.


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Come raggiungiamo queste virtù e la loro perfezione, che consiste nel dono totale di sé a Dio? Osserva Dom Jean de Monléon (op. cit.) che non possiamo fare niente nell’ordine della nostra santificazione senza la Grazia. Cita san Paolo (Rom. 9.16): ‘Userò misericordia con chi vorrò e avrò pietà di chi vorrò averla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia’, e commenta: ‘Se i santi sono divenuti santi, non è che fossero fatti di una natura diversa da quella degli altri uomini, bensì, secondo l’esempio dell’Apostolo san Giovanni (1Gv. 4.16), hanno compreso l’amore di Dio per l’uomo e si sono affidati ciecamente a quell’amore’.

Dom de Monléon si riferisce a santa Teresa d’Avila (Vita, cap. 8):Supplicavo il Signore di venire in mio aiuto, ma una cosa mi mancava senza dubbio… cioè non mi affidavo intieramente alla Sua Maestà e non diffidavo del tutto di me stessa… Ne consegue, dunque, che per ottenere questo distacco da tutte le cose, questa autodonazione totale, bisogna ricorrere alla preghiera (Mt. 7.7): ‘Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto’.

La Preparazione alla Preghiera

Chi vuol fare orazione si deve ritirare in una chiesa o in un luogo solitario e là, lasciando da parte ogni ricordo delle creature e del mondo presente, si deve mettere nella condizione di conversare con Dio solo, come se fosse già sull’orlo dell’eternità.

Però, se la casa dove dimora è calma e la persona gode di una libertà sufficiente, sarebbe meglio non uscire e fare la propria orazione subito dopo essersi alzati, prima di incontrare qualcuno.

L’ora più adatta alla preghiera è subito dopo essersi alzati, l’ora che precede il pasto di sera ed a mezzanotte; da evitare sono le ore dopo i pasti, quando lo spirito non ha l’agilità necessaria per alzarsi verso Dio.

Si può pregare in qualsiasi posizione del corpo, ma la postura non deve essere troppo rilassata o comoda, per evitare che l’intelligenza e il cuore perdano la loro vivacità normale e per non raffreddare nell’anima l’azione divina che porta a non soddisfare i sensi, ma piuttosto alla mortificazione.

Per la preparazione immediata alla preghiera, due atteggiamenti sono particolarmente utili: il primo è il ricordo della Maestà di Dio e il secondo è il ricordo del nulla del soggetto. Per il primo basta normalmente uno sguardo verso il Crocifisso; per il secondo, la considerazione dei nostri peccati. In merito, dice santa Teresa nella sua Vita, cap. 13:La considerazione dei nostri peccati e la conoscenza di noi stessi sono il pane con cui bisogna, nella via dell’orazione, prendere ogni altro nostro nutrimento, per quanto squisito sia: senza esso l’anima non si potrebbe sostenere’.

San Benedetto enumera tre elementi di riflessione utili alla preghiera: il primo è la purezza del cuore ossia la volontà di staccarsi da tutto ciò che contamina l’anima; il secondo elemento è la compunzione delle lagrime ossia il pentimento d’aver offeso Dio; il terzo elemento è ‘l’intenzione del cuore’, espressione che significa la conversione del cuore verso Dio come verso il Suo fine ultimo, con la ferma volontà di raggiungerLo e di unirsi a Lui.

La Natura della Preghiera Mentale

La conoscenza e l’amore

Abbiamo descritto la preghiera mentale come ‘un’operazione della mente senza parole’. Di quale tipo di operazione della mente si tratta qui? Si tratta dell’operazione della conoscenza e della volontà. La conoscenza in questione è la Fede; la volontà in questione è la Carità. Così possiamo mettere a confronto la preghiera vocale e quella mentale non solo per la presenza o assenza delle parole, ma anche per le virtù che le caratterizzano: la giustizia nel primo caso e la Fede e la Carità nel secondo.

All’inizio abbiamo definito la preghiera come ‘l’alzare il cuore a Dio’. Nella preghiera mentale alziamo il cuore a Dio con le facoltà della conoscenza e della volontà. In questo modo, dunque, lo spirito umano si unisce allo Spirito divino, non però in un’unione sostanziale tra la sostanza dell’anima e la sostanza di Dio, bensì in un’unione delle facoltà dell’anima a Dio: in un’unione della conoscenza a Dio e in un’unione della volontà a Dio.

La preghiera mentale ha per scopo dunque quello di conoscere ed amare Dio e come tale è un modo puramente spirituale per compiere, almeno in parte, il fine della nostra vita terrena ed un modo inoltre per anticipare già sulla terra la nostra vita come sarà nella gloria del Cielo.

Come funziona la conoscenza? La conoscenza attira il suo oggetto a sé e cerca di comprenderlo, di assorbirlo, di farlo entrare in sé stessa. Ora, nella preghiera, Dio Stesso è l’oggetto della conoscenza. Sapendo questo, possiamo concludere che la conoscenza non può mai afferrare più che solo un poco di questo oggetto che è Dio, perché Dio è infinito e non può essere compreso: l’infinito non può essere contenuto nel finito. Comunque la conoscenza, anche se non può mai comprendere il suo oggetto, che è Dio, si indirizza verso di Lui e Lo medita nei misteri della Santissima Trinità e nella Persona del Dio-Uomo Gesù Cristo. La volontà, poi, procede ad amarLo.

Come funziona la volontà

Come funziona la volontà? La volontà è una forma d’amore ossia l’amore razionale. Ora, l’amore entra nel suo oggetto: non tenta di contenerlo come la conoscenza, ma s’immerge e si perde in esso, come una spugna immersa nel mare ne viene penetrata completamente. Vediamo che è soprattutto mediante la facoltà della volontà che possiamo unirci con Dio, ma che la conoscenza è necessaria per dare l’orientamento e l’oggetto alla facoltà della volontà, che è di per sé stessa cieca.

Tipi di preghiera mentale

Ora, la preghiera mentale si divide in due tipi: la meditazione e la contemplazione. A sua volta, la meditazione si suddivide in meditazione discorsiva e meditazione affettiva. La meditazione è caratterizzata dall’esercizio dell’anima, mentre la contemplazione è caratterizzata da una visione semplice di Dio.

Questi vari tipi di preghiera corrispondono alle tre vie o tappe della vita spirituale: la via purgativa, la via illuminativa e la via unitiva. La meditazione discorsiva corrisponde alla via purgativa, che è la prima tappa della vita spirituale, dove l’anima lotta per purgarsi e purificarsi dal peccato; la meditazione affettiva corrisponde alla via illuminativa, dove l’anima cerca di perfezionarsi nelle virtù; la contemplazione corrisponde alla via unitiva, dove l’anima in tutte le cose non aspira che all’unione intima con Dio.

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