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La meditazione

Spiritualità28 Marzo 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

La conoscenza e l’amore nella meditazione

Posuit tenebras latibulum suum: Dio si avvolge di tenebre come Suo nascondiglio, cioè per costringere l’uomo a cercarLo con lo sforzo della sua intelligenza. È questa ricerca che costituisce il fine proprio della meditazione. Il lavoro principale spetta all’intelligenza, il cui ruolo è di illuminare la volontà per condurla all’amore. Perciò, san Paolo scrive nell’epistola ai Colossesi (2.2) che i suoi discepoli, oltre ad essere istruiti nella Carità, ‘acquistino in tutta la sua ricchezza la piena intelligenza e giungano a penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza’.

Se la prima parte della preghiera mentale in genere e della meditazione in particolare è conoscere Dio, la seconda parte è amarLo. Senza l’amore la meditazione è sterile. San Paolo (I Cor 13,2) dice: ‘Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, ma non avessi la carità, non sono nulla’.

L’amore è il fine della preghiera, com’è il fine della vita interiore tutta intiera ed il fine della nostra vita cristiana quaggiù e nel Cielo. ‘Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente’ (Lc. 10.27).


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L’oggetto della meditazione

La meditazione si basa sulla lettura, ma quale lettura è adatta per la meditazione? Le vite dei santi, i trattati spirituali dei dottori della Chiesa come sant’Agostino, san Bernardo, san Bonaventura (nella foto); gli scritti dei mistici come santa Geltrude e santa Teresa, l’Imitazione di Cristo, ma soprattutto le opere sulla Vita e la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Dal tempo dei Padri del deserto, infatti, la lettura classica per la meditazione, alla quale san Benedetto ha dato il nome di Lectio Divina, è la Sacra Scrittura stessa.

La Sacra Scrittura è l’opera più utile alla meditazione, perché tratta direttamente dell’oggetto della preghiera, cioè Nostro Signore Gesù Cristo Stesso. Difatti in queste pagine ispirate e composte dallo Spirito Santo si trova Nostro Signore Stesso, nascondendosi nell’Antico Testamento sotto le figure le più pellegrine e le storie le più diverse, e rivelandosi nel Nuovo Testamento nella piena luce del giorno, perché è il fine proprio dell’Incarnazione di rivelarci Dio.

Secondo il Deuteronomio (32.13), Dio vuole che il Suo popolo raccolga il miele dalla rupe e l’olio da una roccia durissima. Questa rupe da cui bisogna raccogliere la dolcezza è Nostro Signore Gesù Cristo; la roccia durissima su cui bisogna raccogliere l’olio, che è l’unzione della vera devozione, è ciò che manifesta Gesù Cristo ossia il corpo della Dottrina Cattolica, che nel suo splendore e nella sua inassalibile solidità assomiglia ad una roccia di diamante. Solo su questa base si può erigere quella casa o torre forte e stabile, che è la preghiera fervente ed efficace.


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Se non meditiamo sul Signore Stesso, rischiamo di perderci nei sogni, nel sentimentalismo e nell’illusione. In una parola, la lettura adatta ci serve sia come oggetto di meditazione, sia come scudo contro le distrazioni.

La Sacratissima Umanità di Gesù Cristo costituisce l’oggetto più nobile che l’intelligenza umana si possa proporre e ad essa si applica la parola seguente del profeta Geremia (9.23): ‘Così, dice il Signore, non si vanti il saggio della sua saggezza e non si vanti il forte della sua forza, non si vanti il ricco delle sue ricchezze, ma chi vuol gloriarsi si vanti di questo: di sapere chi sono Io e di conoscere Me’.

Meditando sulla Sacratissima Umanità di Nostro Signore ci uniamo a Lui e siamo portati a praticare tutte le Sue virtù, come leggiamo nel libro della Sapienza (15.3): ‘Conoscere Voi, infatti, è giustizia perfetta, conoscere la Vostra potenza è radice di immortalità’.


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Ma, oltre a questo, la meditazione sulla Sua Sacratissima Umanità ci porta alla Sua Divinità, la divinità di cui abbiamo tutti sete e non c’è altra via a Dio, perché Nostro Signore Gesù Cristo Stesso ci dice: ‘Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me’. ‘Ego sum ostium’ dice il Signore: ‘Io sono la porta’. Egli è la porta per cui bisogna passare tramite i Sacramenti e tramite la nostra preghiera, per raggiungere Dio, per unirci a Dio, perché Egli è l’Uomo – Dio e, come ci dice san Paolo nell’epistola ai Colossesi (2.3-9): ‘In Lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità’.

E così il Prefazio di Natale può essere inteso anche in riferimento alla preghiera mentale: ‘Per il mistero del Verbo Incarnato una nuova luce della Vostra gloria ha brillato agli occhi della nostra mente, così che, conoscendo Dio visibilmente, siamo rapiti tramite Lui all’amore delle cose invisibili’.

Ogni azione, ogni parola che sia simbolo di Nostro Signore Gesù Cristo, manifestato nella Sacra Scrittura, ci porta ad imitarLo e ad unirci a Lui, ma niente fa questo con più grande potenza che la Sua Passione e Morte. In una parola, la meditazione di Cristo Crocifisso è il segreto della santità, come anche della vera devozione e gioia spirituale. Il profeta Isaia ci insegna: ‘Attingerete acque con gioia alle sorgenti del Salvatore’. Le acque sono le lagrime della compunzione; attingerle alle sorgenti del Salvatore significa considerare le Sue Sante Piaghe, dalle quali si è riversato il Suo Sangue Preziosissimo in flutti sul mondo.

Lasciando tutta la scienza umana imparata ai piedi dei maestri più illustri, l’apostolo Paolo dichiara di ‘non sapere altro se non Gesù Cristo e Questi crocifisso’ e la dottrina unanime di tutti i maestri della vita sovrannaturale, fin dall’origine del Cristianesimo, è che la meditazione sulla Passione del Signore sia la pratica più adatta per avanzare sulle orme della santità e per raggiungere la vera contemplazione.

Scrive il venerabile Louis de Blois:In essa si trova una dolce consolazione per l’anima, un incendio inestinguibile del Divin Amore, un balsamo per tutte le sofferenze, la sorgente dove attingiamo tutte le virtù e il modello di ogni perfezione’.

Scrive santa Camilla Battista da Varano: ‘La memoria della Passione di Cristo è come un’arca dei tesori celesti, una porta che dona l’accesso per entrare a gustare il glorioso Gesù ed una perfetta maestra di tutte le arti spirituali: una fonte inesauribile d’acqua viva, un pozzo profondissimo dei segreti di Dio’.

Meditiamo un giorno sulla Sua agonia nell’orto del Getsemani, un altro giorno sulla flagellazione, un altro sulla crocifissione; torniamo nel corso del giorno alla scena che abbiamo meditato la mattina e ricordiamo alle tre del pomeriggio ciò che ha fatto a quell’ora sul monte Calvario per amore nostro.

Meditiamo sull’Uomo sofferente, che è allo stesso tempo Dio, quell’immensa, eterna, incomprensibile, onnipotente Maestà Incarnata, secondo le parole attribuite a san Bonaventura: ‘Passiamo dalla porta della Sua umanità per raggiungere la Sua divinità, affinché possiamo conoscerLo e amarLo in tutto ciò che ha detto, ha fatto e soprattutto in tutto ciò che ha sofferto; non aveva altra intenzione che questo: di mostrarci quanto ci ama e di chiamarci ad amarLo in cambio della nostra eterna beatitudine’.

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