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La lieve eleganza del Romanico

Tesori d'Italia20 Febbraio 2021
Testo dell'audio

La chiesa di S. Abbondio a Como è una delle testimonianze più interessanti della diffusione dello stile architettonico romanico in area lacustre a partire dall’XI secolo. Rispetto al centro abitato, la basilica sorge in una zona leggermente periferica, esterna alle antiche mura cittadine e nei pressi di una delle vie di comunicazione più importanti del Medioevo e non solo, la via Regina. Questa strada, costeggiando la sponda occidentale del Lario, metteva in comunicazione la città di Milano con il nord Europa, passando attraverso i passi alpini. La chiesa di Sant’Abbondio con il monastero annesso aveva quindi la funzione di presidio su una via di comunicazione di grande importanza, fornendo, in caso di necessità, prezioso aiuto ai viandanti.

La primitiva costruzione è da identificare con l’antica Basilica Apostolorum. Il fatto che fosse collocata fuori dalle mura cittadine permette di ipotizzare che tale chiesa avesse anche una funzione cimiteriale. Non è ancora stata chiarita con certezza l’epoca della fondazione della basilica paleocristiana, che varia fra la fine del IV secolo e la metà del V. Una delle ipotesi è che essa sia stata costruita per accogliere alcune reliquie dei santi Pietro e Paolo, portate a Como dal vescovo Amanzio († 448), in seguito ad un viaggio compiuto a Roma. La dedicazione dell’edificio sacro al culto di S. Abbondio († 468), vescovo di Como, dovrebbe risalire già alla fine del V secolo, quando vi venne sepolto il santo. Conferma di tale cambio di dedicazione della basilica si ha solo nell’818 grazie a un documento di epoca carolingia.

L’XI secolo rappresenta forse il momento di massimo splendore per il complesso di S. Abbondio e coincise con la costruzione della nuova basilica, quella che ancora oggi possiamo ammirare. Alla base di questo momento di fortuna per il complesso, vi fu la decisione presa dal vescovo Alberico nel 1010 di insediare qui una comunità di monaci benedettini, che, in breve tempo, riuscirono ad ottenere un ruolo di primo piano all’interno della diocesi comasca. I lavori, iniziati attorno alla metà dell’XI secolo, furono finalizzati non solo alla costruzione di una nuova chiesa in stile romanico, ma anche alla costruzione di un monastero, necessario per la vita della comunità benedettina; la consacrazione della nuova basilica di S. Abbondio avvenne nel 1095 per mano di papa Urbano II.

Nel corso dei secoli successivi numerosi furono gli interventi di restauro che interessarono la chiesa fra cui, di particolare importanza, quelli commissionati dal cardinale Tolomeo Gallio, che ricopriva anche il ruolo di abate commendatario della basilica. Il porporato affidò all’architetto ticinese Giovanni Antonio Piotti la rino strutturazione della chiesa in chiave classicista, ristrutturazione che iniziò nel 1583. Durante questi lavori venne aperto nella facciata un grande finestrone lunettato, dove oggi si possono vedere le due eleganti monofore, ripristinate con i restauri voluti da don Serafino Balestra. I lavori del Piotti interessarono anche l’interno della struttura con la costruzione di volte a crociera nelle navate laterali e di una volta a botte in quella centrale al posto della copertura a capriate lignee, poi ripristinata nel XIX secolo.


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Nel 1616 l’abate Marco Gallio cedette la chiesa, il monastero e i terreni di proprietà alle monache agostiniane di S. Tommaso di Civiglio, che vi rimasero fino alla soppressione della comunità avvenuta nel 1783 quando il monastero ospitava solo tre religiose. Con l’insediamento della comunità delle monache agostiniane si rese necessario l’adeguamento degli spazi del monastero e della chiesa, che venne suddivisa in due partidistinte da un tramezzo, una parte destinata alle monache e una ai fedeli. Dopo la soppressione del monastero, la chiesa non venne fortunatamente secolarizzata ma divenne sussidiaria alla parrocchia della Santissima Annunziata, ospitando anche, fra il 1834 e il 1965, il seminario vescovile.

 

Questo testo di Stefano Macconi è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it


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