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La Dormizione della Beatissima Vergine Maria (parte I)

Spiritualità08 Agosto 2020
Testo dell'audio

In questa meditazione vogliamo considerare il carattere della morte della Beatissima Vergine Maria.

In virtù dell’eccellenza e dell’eccelsa santità della Beatissima Vergine Maria ella è morta come uno che si addormenta. Perciò la sua morte viene descritta più precisamente come ‘dormizione’. Se si chiedesse perché non avrebbe potuto evitare completamente la morte, la risposta deve essere perché Iddio voleva la Madonna tutta simile a Gesù, essendo morto il Figlio, conveniva che ancor morisse la Madre. Ora questa morte fu caratterizzata da due tratti: dalla sua dolcezza e dalla sua felicità.

A questo riguardo insegna sant’Alfonso che ci sono 3 cose rendono amara la morte: L’attaccamento alla terra, il rimorso dei peccati, l’incertezza della salute.’ Mentre la Beatissima Vergine ‘morì tutta distaccata, come sempre visse, dai beni mondani; morì con somma pace di coscienza; morì con certezza della gloria eterna.’

 


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1. Il suo distacco dalle cose di questa terra.

Ebbene nell’Ecclesiasticus si legge (41): ‘O morte quanto è amaro il ricordo di te agli uomini che hanno la pace nei loro possessi.’ Similmente il Signore ci dice che è difficile che un uomo ricco si salvi – un uomo che ha messo la fiducia nelle cose di questo mondo. Mentre la morte dei santi non è amara, bensì dolce, amabile e preziosa, perché muoiono distaccati dal mondo: muoiono nel Signore: ‘Beati i morti che muoiono nel Signore’ (Apc. 14.13).

Ora la Madonna fu l’esemplare il più insigne di tutti di questo spirito di distacco. Sant’Alfonso scrive: ‘Sin dall’età di 3 anni lasciò i suoi parenti ed andò a rinserrarsi nel Tempio per attendere solamente a Dio, distaccato dalle robe, contentandosi di vivere sempre povera, sostendandosi colle fatiche delle mani, distaccata dagli onori, ed amando la vita umile ed abietta – benché le toccasse l’onor di regina per ragione della discendenza che traeva dai re d’Israele. Rivelò la stessa Vergine a sant’ Elisabetta benedettina, che quando fu lasciata nel Tempio dai suoi parenti stabilì nel cuore di non aver altro padre, e non amar altro bene, che Dio.’


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L’introito della Festa dell’Assunzione cita la frase seguente del libro dell’Apocalisse: ‘Un grande segno apparve in cielo: una donna vestita del sole, con la luna sotto i piedi’ (12.1). Quest’immagine viene attribuita dalla teologia alla Beatissima Vergine Maria assunta nella gloria. Sant’Alfonso scrive: ‘Per la luna spiegano gli interpreti significarsi i beni di questa terra che sono caduchi e mancano come manca la luna. Tutti questi beni la Madonna non li ebbe mai nel cuore ma sempre li disprezzò e le tenne sotto i piedi.’

Un’altra immagine della sacra Scrittura che ci indica il suo distacco da questo mondo è quella della tortorella nella frase: ‘La voce della tortorella si udì nella nostra campagna’ (Cant. 2. 12), perché la tortorella è un uccello solitario. Una terza immagine è quella della persona ‘che ascende per lo deserto’ nello stesso Cantico dei cantici (3.6). Ruperto di Deutz commenta: ‘In tale guisa ascendeste per lo deserto perché avevate un’anima solitaria.’ In breve, la Madonna era distaccata dalle cose di questo mondo e quindi la sua morte era dolce.

 


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2. La sua pace di coscienza.

Per citare ancora sant’Alfonso: ‘I peccati fatti nella vita sono quei vermi che maggiormente affligono e rodono il cuore dei poveri peccatori moribondi, i quali, dovendo allora tra breve presentarsi al divino tribunale, si vedono circondati in quel punto dai loro peccati che lo spaventano e lor gridano intorno al dir di san Bernardo: ‘Siamo opera tua. Non ti abbandoniamo.’ Si può aggiungere che questo vale soprattutto per i peccati non perdonati, ma anche per quelli perdonati, perché anche questi affligono la coscienza col rimorso, col rimorso per tempo perso o persino per tutta una vita sprecata, per occasioni mancate per amare Dio e progredire nella santità. Tutti questi peccati divengono vermi, come anche la coscienza stessa diviene verme all’ora della morte, e per i dannati diviene il verme che non muore mai.

La Santissima Vergine Maria invece non poteva essere afflitta da alcun rimorso di coscienza perché era completamente libera dal peccato: sia originale che attuale. Quanto al peccato originale, citiamo la Bolla Ineffabilis di beato Pio IX: ‘Dal primo istante della sua concezione per mezzo di una grazia ed un privilegio singolare di Dio Onnipotente, in virtù dei meriti di Cristo Gesù Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia del peccato originale.’ Quanto invece al peccato attuale, il concilio di Trento dichiara: la Chiesa mantiene che la Beata Vergine, mediante un privilegio speciale di Dio, poteva evitare tutti peccati, anche veniali, durante tutta la sua vita (S. VI c. 23). Così la frase del cantico dei cantici si può applicare a le: ‘Tutta bella sei tu, o mia diletta, e macchia non è in te.’

Sant’Alfonso commenta: ‘Dacchè ebbe l’uso di ragione, cioè dal primo istante della sua immaolata concezione nell’utero di sant’Anna, sin d’allora cominciò con tutte le sue forze ad amare il suo Dio, e così seguì a far semore più avanzandosi nelle perfezione e nell’amore in tutta la sua vita. Tutti i suoi pensieri, i desideri, gli affetti non furono che di Dio: non disse parola, non fece moto, non diede occhiata, non respirò, che non fosse per Dio e per la sua gloria, senza mai storcere un passo, senza mai distaccarsi un momento dall’amore divino.’ Il santo descrive come tutti questi atti le si fecero intorno al suo beato letto e, consolandola, dicevano: Siamo opere delle tue mani: non ti abbandoniamo.’

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