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La conversione e la giustificazione del peccatore.

Teologia Morale24 Ottobre 2023
Testo dell'audio

In questo podcast di oggi vedremo un elemento molto importante della dottrina cattolica, ovvero quello della conversione e della giustificazione del peccatore. Il perdono del peccato e la partecipazione della Grazia costituiscono l’opera della giustificazione. In essa viene assicurato il frutto dell’opera della Redenzione agli uomini aggravati dal peccato originale o anche dai peccati personali.

Negli adulti occorre anche la cooperazione propria, un’azione cosciente libera: Chi ti ha creato senza di te non ti giustifica senza di te, dice S. Agostino.

Poiché la dottrina cattolica su questo argomento fu da Lutero contestata e bistrattata, il Concilio di Trento ha definito minutamente in maniera dogmatica il cammino, l’essenza e gli effetti della giustificazione. La dottrina cattolica della giustificazione appare alla coscienza morale e alle esigenze dell’uomo assai più perfettamente giusta di quella dei rivoluzionari luterani. La dottrina luterana della “sola fides” con la sua separazione, moralmente impossibile, di fede e morale, si è resa colpevole di aver respinto soprattutto l’insegnamento cristiano sulla salvezza e la giustificazione.

Ma sempre più vien riconosciuto dai Teologi protestanti che la dottrina di Lutero contraddice ai fondamenti biblici e specialmente paolini, che Lutero ha fondato una nuova dottrina della giustificazione secondo l’atteggiamento della propria anima, che la causa vera della sua dottrina è nell’influenza che hanno esercitato su di lui le esterne circostanze del Cristianesimo alla fine del medioevo.

Per una valutazione positiva della dottrina cattolica oggi consideriamo:

 

  1. La preparazione alla giustificazione;
  2. La realtà e l’essenza della giustificazione;

 

Rimandando al podcast successivo la trattazione sull’influsso morale della vita di Grazia.

 

Il peccatore deve prepararsi alla giustificazione con l’aiuto della Grazia attuale mediante libera decisione (fasi della giustificazione)

 

Lutero nella sua dottrina sul peccato originale afferma che le forze naturali religiose si estinsero. Perciò ogni preparazione morale alla giustificazione sarebbe impossibile. Invece il Concilio di Trento richiede la viva libera decisione dell’uomo per eccitare la Grazia di Dio e tutta una serie di atti religioso-morali che dimostrano la conversione dal peccato e il ritorno a Dio. Tutto ciò con la forza della prima Grazia e non come causa della giustificazione, ma solo come disposizione, cioè come preparazione personale e capacità di ricevere il perdono e la giustificazione offerta da Dio.

La prima fase suppone la fede nella rivelazione di Dio, nella verità cristiana, in quella verità per tutti valida che Cristo ci ha rivelato e ci presenta per mezzo della Chiesa.

Senza questa più alta luce la volontà non può raggiungere il fine cristiano, senza questo fondamento incrollabile sempre valido, il cuore non può trovare alcun vero durevole conforto e riposo. Basandosi su questa dottrina di fede, il Concilio afferma in particolare che “il peccatore viene giustificato da Dio mediante la sua Grazia, per la Redenzione in Cristo”.

Secondo Lutero la fede è in definitiva un’opera di Dio, in nessuna maniera un’azione libera morale dell’uomo. Essa conterrebbe implicitamente le verità rivelate. Ci sarebbe quindi la prima fede giustificante, che consisterebbe nel fatto che il peccatore è certo in maniera assoluta, per la sua persona, del perdono dei peccati e della salvezza in Cristo (fede fiduciale). Rimane tuttavia oscuro in Lutero da dove provenga questa certezza di fede. Sicuramente, non dalla S. Scrittura.

La seconda fase, come sviluppo naturale, prevede che nel peccatore alla fede in Dio vada unito il timore di Dio. Per cui, il sentimento di amor proprio dominante fino a questo momento nel peccatore e il desiderio dei beni terreni, regolato prima di tutto dalla paura del castigo e della infelicità, diventa pensiero severo e grave (timore servile).

Qui la norma è una graduale tonalità, un progredire dalla considerazione del castigo in sé, passando per la la giustizia che castiga e da questa alla morale altezza di Dio.

Sia chiaro che, da questa fase in poi, un timore naturale puramente servile non può valere che come un momento della giustificazione e va superato.

La terza fase, infatti, prevede un positivo completamento del timore con la speranza. La volontà si eleva dalla profondità dell’imminente rovina all’altezza della celeste felicità. Essa innalza il suo desiderio verso la salvezza soprannaturale, ultraterrena. Sorge quindi come valido aiuto la fiducia nella bontà e misericordia di Dio, nella Grazia di Dio rivelata in Cristo, vero progresso nel cammino morale.

La quarta fase, centro dello sviluppo, è l’inizio dell’amore a Dio, cioè di tale dedizione dell’anima, che nulla più cerca per sé, ma solo glorifica e apprezza Dio. E questo non è più timore, ma riverenza filiale. Eticamente parlando qui la moralità umana naturale raggiunge il suo punto più alto, inchinandosi davanti al Sommo Bene. Religiosamente parlando qui l’anima si apre al Dio vivo e santo per incominciare da Lui una vita nuova e santa.

La quinta fase, è il pentimento che nasce dalla dedizione a Dio, il distacco dal peccato, il rinnegamento e il dolore per l’offesa a Dio. Tale pentimento non è solo dolore e pianto sterile. Lo sostiene la speranza, diventa senso pratico di penitenza, desiderio di combattere il peccato e riconquistare il favore di Dio.

Questa seria rottura col passato costituisce la sesta fase di giustificazione, ovvero il proposito morale deciso per il futuro. L’amore al Dio della bontà e della santità stimola l’uomo ad osservare i Comandamenti. La fiducia nella Grazia prossima di Dio gli dà coraggio per osservare i doveri della vita morale.

Questo sviluppo non significa procedere per momenti staccati, né è necessario che l’uomo ponga consciamente ognuno di quegli atti. Spesso la dedizione vitale a Dio si concentra in un solo istante (vedasi la conversione di S. Paolo). Importante è che non solo il sorgere, ma anche l’intero processo sia guidato dalla Grazia illuminante ed eccitante di Dio.

 

La realtà e l’essenza della giustificazione

 

La giustificazione si compie mediante il sacramento del Battesimo o della Penitenza, cause strumentali della Grazia salvifica del Cristo. Gli atti di preparazione di cui si è parlato costituiscono l’attività umana elevata dalla Grazia (opus operantis). Ma la giustificazione in se stessa è un’opera di Dio, un’azione dello Spirito Santo, che si compie mediante un preciso segno esterno (opus operatum). I segni sacramentali hanno tale forza per la istituzione del Cristo. Essi in quanto azioni sensibili sono stati stabiliti da Lui per partecipare il merito della salvezza, la grazia della vita divina. Proprio perché il peccatore non può accontentarsi di interni affetti di penitenza, ma nel Sacramento del Battesimo o della Penitenza deve cercare di unirsi all’opera di salvezza di Cristo, gli appare chiara allora l’idea che l’uomo non può giustificarsi da se stesso, ma deve aspettare la salvezza solo da Dio e dalla sua grazia.

Non costituiscono eccezione al riguardo la giustificazione mediante il battesimo di desiderio o la contrizione perfetta. Solo manifestano chiaramente la universalità della volontà divina di salvezza, in quanto anche coloro che non possono ricevere il sacramento, ma che con la carità perfetta e la contrizione perfetta ritornano a Dio, com’è loro possibile, sono assicurati dell’amore e della Grazia di Dio. Quindi non si può osare neanche pensare a un’auto-salvezza. Poiché ogni azione umana è e rimane solo disposizione, libera, sia pure infallibile con la grazia, alla giustificazione. Ma la giustificazione viene donata, come nel battesimo di acqua, solo da Dio. Ciò si verifica, come afferma la Chiesa, a motivo del desiderio del sacramento, contenuto nella carità perfetta; desiderio che o deve essere espresso o deve almeno sussistere implicitamente.

L’essenza della giustificazione consiste nella reale remissione della colpa del peccato e nella rinnovazione e santificazione soprannaturale dell’anima. Le due realtà di fatto coincidono; l’infusione della Grazia è al tempo stesso remissione del peccato.

 

Remissione del peccato vuol dire vera cancellazione del peccato.

 

Il peccato abituale (colpa del peccato) in quanto separazione dell’anima da Dio, l’odiosità e il castigo meritato nei confronti di Dio, la morte della vita soprannaturale, in una parola, tutto ciò che costituisce l’essenza del peccato mortale e di quello originale viene assolutamente cancellato nei battezzati. In tal senso la Scrittura parla di “cancellazione” e di “asportazione” del peccato, di un “bagno” e di “purificazione” dal peccato. Anche le espressioni positive “giustizia” e “santità” indicano chiaramente una vera purificazione e conversione morale dal peccato. S. Agostino afferma dappertutto contro i Pelagiani che la colpa del peccato è un effetto fatale dell’atto del peccato, che non cessa da se stessa, che non può essere cancellata da forza umana, ma necessita una nuova partecipazione di grazia da parte di Dio perché possa essere vinta. Si rileva anche così chiaramente che la giustificazione è realmente una cancellazione di colpa, una vera rigenerazione alla nuova vita in Dio.

Secondo la dottrina di Lutero non si ha una vera cancellazione del peccato, ma semplicemente non verrebbe imputato, o meglio verrebbe “coperto” per riguardo al merito di Cristo. Tale concezione è in contraddizione con la veracità di Dio, con la serietà e la potenza del suo amore. Anche la morte di espiazione del Cristo viene svalutata in questa dottrina. Il suo merito, secondo Lutero, arriva solo a una liberazione esterna giuridica del peccatore, non alla sua purificazione morale-religiosa e alla santità. Ciò che Lutero addusse, come prova di quella dottrina, la concupiscenza cioè che persiste nei battezzati, non è vero peccato e colpa. È solo un effetto della debolezza dopo il peccato originale  e costituisce solo un pericolo di peccato per coloro il cui spirito e volere è stato rinnovato ed è unito con Dio.

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