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La contemplazione passiva

Spiritualità19 Maggio 2018
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

La contemplazione passiva comprende in sé vari gradini [4]:

I) l’orazione di quiete: quella arida, e, preceduta dal raccoglimento passivo, quella soave;

II) l’orazione di unione piena;


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III) l’unione estatica: soave ed arida;

IV) l’unione trasformativa.

Diciamo una parola su ciascun tipo di contemplazione [5].


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I) L’Orazione di quiete

L’Orazione di quiete arida

Questa orazione costituisce l’inizio della contemplazione infusa. Viene descritta come la ‘Notte dei sensi’ e consiste in malattie, calunnie, violente tentazioni e contraddizioni, accompagnate da sofferenze interne come aridità e oscurità. Dice san Giovanni della Croce: ‘Dio pone l’anima in questa notte sensitiva, al fine di purificare il senso della parte inferiore e, assoggettandolo, adattarlo e unirlo allo spirito, oscurandolo e facendolo cessare dai discorsi’.


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Il Raccoglimento passivo

L’anima purificata da queste prove si stacca dalle creature, dai piaceri e da sé stessa, sente il bisogno di fissarsi in Dio, di starsene sola con Lui, di contemplarLo con amorosa attenzione senza più occuparsi delle cose che la circondano, segni tutti che indicano chiaramente che l’anima è stata introdotta nei primi gradi della contemplazione’. Santa Teresa dice [6]: ‘L’anima pare voglia, ritirandosi in sé stessa, appartarsi dai tumulti esteriori; e sentendoseli venir dietro qualche volta, sente il bisogno di chiudere gli occhi e non vedere, né udire, né intendere se non quello di cui allora si occupa ossia di poter trattare con Dio da sola a solo’.

L’Orazione di quiete soave

Una pace profonda e la gioia più deliziosa immergono l’anima in un soave riposo sovrannaturale, per cui l’amore si dilata ed ingigantisce. La volontà è quella che più vi partecipa, anzi si trova come prigioniera, ben felice però di essere schiava di Colui che ama e di godere della presenza del suo Maestro come santa Maria Maddalena. In una forma più completa di questa orazione (chiamata ‘sonno delle potenze’) anche l’intelletto viene afferrato da Dio, lasciando la memoria e l’immaginazione libere di agire. Esse divagano come ‘farfalle notturne’ (Vita di santa Teresa 17), importunando e turbando l’anima.

II) L’Orazione di unione piena

In questa fase di contemplazione, tutte le facoltà (comprese l’immaginazione e la memoria) rimangono sospese ed immerse in Dio. Commenta santa Teresa (Castello, Mansione quinta): ‘Tanto ferma sede pone Dio nell’interno di quell’anima che, quando essa torna in sé, le è impossibile dubitare di esser stata in Dio e Dio in lei’, e si sente inondata da un’estrema tenerezza amorosa e piena di coraggio. È il tempo per risoluzioni eroiche e per ardenti desideri accompagnati dall’orrore più vivo per il mondo e le vanità terrene. Questa orazione può essere pure accompagnata da estasi.

III) L’Unione estatica (il Fidanzamento spirituale)

Soave

In questa fase, tutte le facoltà dell’anima vengono sospese, non solo quelle interne ma anche quelle esterne. Due elementi costituiscono quest’unione: l’assorbimento dell’anima in Dio, che nasce dall’ammirazione e dall’amore, e la sospensione dei sensi, che ne è la conseguenza. L’effetto dell’unione estatica è una grande santità di vita, un perfetto distacco dalle creature, un immenso dolore dei peccati, una vista frequente della sacratissima Umanità del Signore e della Madonna, assieme ad un’ammirabile pazienza nel sopportare le nuove prove che manderà il Signore.

Arida (la Notte dello spirito)

Per purificare e riformare l’anima, Dio lascia l’intelletto nelle tenebre, la volontà nell’aridità, la memoria senza ricordi e gli affetti immersi nel dolore e nell’angoscia. Questa purificazione più profonda e più radicale prepara l’anima per le gioie del matrimonio spirituale. Ha come oggetto le imperfezioni abituali ed attuali della persona. Le prime consistono negli affetti ed abiti imperfetti, come le amicizie troppo vive e la fiacchezza spirituale; le seconde nell’orgoglio e nell’eccessiva arditezza nei confronti di Dio. I santi effetti di questa notte sono: un ardente amore di Dio, un vivissimo lume, un gran sentimento di sicurezza, una mirabile forza per salire i dieci gradi di amore di Dio descritti da san Giovanni della Croce.

IV) L’Unione trasformativa (lo Sposalizio spirituale)

L’unione trasformativa è l’ultimo termine dell’unione mistica e la preparazione immediata alla visione beatifica. Abbiamo già fatto notare come il progresso nella preghiera vada di pari passo col progresso morale in collaborazione con la Grazia. Nelle parole di mons. Brunero Gherardini (nella foto): ‘La vita mistica è un’efflorescenza della Grazia; quando l’efflorescenza perviene all’ultimo grado del suo possibile sviluppo, è segno che Dio, saturato ogni possibile grado di ricettività del mistico, gli è tanto presente da fargli ‘sentire dentro’ questa Sua presenza, all’interno di quel singolare e così ‘dolce amplesso’ che porta Dio a ‘riposare nel suo seno’ e realizza l’ʻunione divinizzante’.

Appoggiandosi alla dottrina di san Giovanni della Croce, mons. Gherardini descrive quest’unione come ‘una condizione non tanto di coesistenza, quanto di reciproca partecipazione, con la conseguenza che una sola è la voce dello Sposo e della Sposa, uno solo l’amore grazie al quale la Sposa ama con l’amore stesso dello Spirito Santo, uno e reciproco è il possesso’.

L’unione viene descritta da santa Teresa a sua volta nei termini seguenti: ‘È come l’acqua del cielo che cade nell’acqua di un fiume… e che con lei talmente si confonde da non poter più dividerle né distinguere quale sia l’acqua piovana e quella del fiume’ (Castello, Mansione settima).

I caratteri principali di questa unione trasformativa sono: l’intimità, l’indissolubilità e la serenità. L’intimità e l’indissolubilità sono proprie del genere matrimoniale, mentre la serenità si manifesta nel fatto che non vi siano quasi più estasi o ratti, bensì l’anima gode di una calma dolce, in cui vivono gli sposi sicuri del loro mutuo amore.

Santa Teresa descrive questa unione con due apparizioni: la prima di Nostro Signore Gesù Cristo; la seconda della Santissima Trinità.

La prima apparizione è duplice: sia immaginaria che intellettuale. La visione immaginaria avvenne dopo la Santa Comunione quando Egli apparve alla santa ‘con forma di grande bellezza e maestà, come dopo risuscitato’. ‘E le disse ch’era ormai tempo che ella prendesse le cose di Lui per sue, e che Egli si sarebbe dato pensiero di quelle di lei’… ‘D’ora in poi tu ti darai pensiero del Mio onore, non solo perché tu sei Mia vera sposa. L’onor Mio è onor tuo e l’onor tuo è onor Mio’ (Relaz. 25).

Venne quindi la visione intellettuale: ‘Quello che allora Dio comunica all’anima in un istante è un così grande arcano e una grazia tanto sublime ed è sì forte e soave il diletto che ella sente, che io non so a che paragonarlo. Dirò soltanto che in quell’istante il Signore si degna manifestarle la beatitudine del cielo in maniera più sublime di qualsivoglia visione o godimento spirituale. Non si può esprimere quanto intimamente l’anima, o piuttosto lo spirito dell’anima, diventi, per quello che si può conoscere, una cosa sola con Dio’ (Castello, Mansione settima).

La visione della Santissima Trinità è una visione intellettuale dove le tre Divine Persone si mostrano a lei con una rappresentazione della Verità ed in mezzo ad una fiamma che, a guisa di fulgidissima nube, viene diritta al suo spirito. L’anima intende con assoluta certezza che tutte e tre non sono che una sola sostanza, una sola potenza, una sola scienza, un solo Dio. ‘Così, quello che noi teniamo per fede, l’anima ivi l’intende, si può dire, per vista, benché non sia vista di occhi corporali, non essendo questa una visione immaginativa. Qui si comunicano tutte e tre le Divine Persone e le parlano e le svelano il senso di quel passo del Vangelo in cui Nostro Signore disse che verrà col Padre e con lo Spirito Santo ad abitare coll’anima che l’ama e che ne osserva i comandamenti’. La santa aggiunge poi che l’anima ‘vede chiaramente’ in modo spirituale la presenza delle tre Persone Divine nel profondo intimo dell’anima (Castello, Mansione settima).

Gli effetti di quest’ultima unione sono l’assenza di desideri, di pene interiori e di ratti; uno zelo ardente per la santificazione delle anime e per patire; un santo abbandono nelle mani di Dio.

*

Abbiamo accennato come la perfezione della preghiera corrisponda alla perfezione morale, in quanto la perfezione morale purifica un’anima e facilita la sua unione a Dio. Difatti si tratta, in ultima analisi, di una perfezione sola: quella della Carità – o nell’azione o nella preghiera – che cresce sia nell’azione che nella preghiera. Per questo la dottrina di santa Teresa e di san Giovanni della Croce sulla contemplazione e tutte le tappe di preghiera che la costituiscono non è solo mistica ma anche ascetica e i due dottori della Chiesa insistono sempre sulla pratica delle virtù: sull’abnegazione, sul distacco, sulla Carità ed in modo speciale sull’umiltà.

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[4] Seguiamo a grandi linee Padre Tanquerey OCD, op. cit., che tenta di conciliare le dottrine di santa Teresa e di san Giovanni della Croce.

[5] Per le sintesi seguenti citiamo da Padre Tanquerey, op. cit., e Padre Morando, Opere di santa Teresa di Gesù, Pia Società di San Paolo, 1945, Introduzione.

[6] Relazione al Padre Rodrigo Alvarez citata nell’Introduzione di Padre Morando.

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