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La canonizzazione di Madre Maria Francesca Rubatto: la santa che avrebbe voluto morire martire per mano degli indios

Santi: ritratti di fede28 Aprile 2021
Testo dell'audio

Papa Giovanni Paolo II il 1º settembre 1988 beatificò a Roma Madre Maria Francesca di Gesù, al secolo Anna Maria Rubatto, mentre lunedì 3 maggio 2021, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, papa Francesco ha presieduto la celebrazione dell’Ora Terza e il Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione di alcuni beati, fra cui Madre Rubatto.

Anna Maria nacque a Carmagnola, in provincia e diocesi di Torino, il 14 febbraio 1844 e fu battezzata lo stesso giorno nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Era la penultima degli otto figli di Giovanni Tommaso Rubatto, proprietario di una stalla, e della sarta Caterina Pavesio.

Marietta, come la chiamavano in famiglia, rimase orfana di padre a quattro anni. La madre si risposò, ma morì quando lei era diciannovenne. La giovane si trasferì a Torino, in casa della sorella maggiore Maddalena, sposata e senza figli e qui rimase cinque anni.

Si impegnò molto nelle opere di carità: visitava ogni giorno la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino, fondata dal Cottolengo. Per guide spirituali ebbe l’oratoriano padre Felice Carpignano e il canonico Bartolomeo Giuganino, il quale le fece conoscere san Giovanni Bosco, che prese ad apprezzare il suo prezioso contributo negli oratori, sia come benefattrice sia come catechista.


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Un giorno, probabilmente nell’agosto 1883, Anna Maria stava uscendo dalla chiesa dei Cappuccini di Loano, in Liguria, quando passò di fronte ad un edificio in costruzione. Un giovane operaio, Francesco Panizza, rimase colpito alla testa da una pietra caduta dal ponteggio, Anna Maria lo medicò e, perché tornasse a casa per riposare, gli diede il corrispettivo di due giornate di lavoro. Conobbe, quindi, Maria Elice, proprietaria di quell’edificio e che era membro di un gruppo di donne dedite, sotto la guida dei padri Cappuccini, alle opere di carità e di apostolato; si trattava del nucleo di un nuovo Istituto religioso, al cui vertice, il padre cappuccino Angelico da Sestri Ponente, nominò proprio Anna Maria. Rientrata a Torino, fu incoraggiata e sostenuta nell’accettare quell’incarico dai suoi direttori spirituali, compreso don Bosco.

Così, il 23 gennaio 1885, vestì l’abito simile a quello dei Cappuccini, insieme alle prime quattro compagne, divenendo, con la prima professione religiosa (17 settembre 1886, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria delle stigmate di san Francesco d’Assisi) con il nome di suor Maria Francesca di Gesù, la prima Madre superiora generale del neo Istituto delle Suore Terziarie Cappuccine di Loano, con lo scopo di assistere i ammalati, soprattutto a domicilio, e di occuparsi dell’educazione cristiana della gioventù. Il 16 gennaio 1899 fece la sua professione perpetua, insieme ad altre nove sorelle, intanto l’opera decollò e si diffuse grandemente: in vent’anni di evangelizzazione aprì venti case in Italia e in Sud America. Madre Francesca varcò quattro volte l’Oceano per erigere istituti in Uruguay e in Argentina. Ma un terribile martirio si consumò nella missione di San Giuseppe della Provvidenza ad Alto Alegre, nella regione brasiliana del Maranhão, retta dai padri Cappuccini. Le suore che lei stessa aveva accompagnato, una novizia brasiliana, quattro frati Cappuccini, due Terziari francescani e oltre 250 fedeli vennero massacrati dagli indios: era il 13 marzo del 1901. All’arrivo a Genova, il 22 marzo, del telegramma che riferiva del massacro ella spalancò le braccia verso il cielo, e congiungendo le mani esclamò: «Sia fatta la volontà di Dio», poi svenne dal dolore e quando si riprese disse «Perché non mi avete fatto martire con queste mie figlie?… Perché non ne ero degna».

Non morì da martire, ma si spense nella terra dove si era consumato il tragico avvenimento. Nel 1902 madre Francesca partì per l’America per quella che avrebbe dovuto essere una visita di qualche mese, ma che si protrasse invece per due anni. Si recava fra i pescatori e li istruiva nella dottrina cristiana, fino a convertire gli indios. Nel maggio 1904, mentre si trovava a Montevideo, fu costretta a letto per un’infezione interna; trascurata per essersi occupata delle varie case fondate e in fondazione si spense il 6 agosto 1904. Venne sepolta nel cimitero di La Teja a Montevideo, come aveva desiderato nel suo testamento spirituale, e posta in mezzo ai poveri. Nel 1914 fu traslata nella chiesetta di Sant’Antonio da Padova a Montevideo, che aveva lei stessa fondato, dove ancora oggi riposa, sotto l’altare maggiore, chiesetta diventata Santuario diocesano il 9 settembre del 2000.


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