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Isola di santità

Tesori del Mondo17 Luglio 2021
Testo dell'audio

L’isola di Corfù è legata a numerose figure di uomini e donne di fede, che scelsero di dedicare la propria vita a Cristo e incarnarono con le loro opere gli insegnamenti del Vangelo: Giasone e Sosipatro, discepoli di san Paolo, l’Apostolo delle Genti, coloro che tra I e II secolo convertirono la popolazione corfiotta alla vera fede e le cui spoglie mortali sono oggi oggetto di profonda venerazione; san Spiridione, protettore dell’isola dalla peste e dagli assedi, che operò miracoli nei frangenti più dolorosi della storia locale; sant’Arsenio vescovo, della cui vita ci sono giunte poche notizie, ma che il Martirologio festeggia il 19 gennaio e del quale sono note l’assiduità nella preghiera e l’accortezza nella cura del proprio gregge.

Colpiscono anche straordinarie figure di donne, che fecero della fede il proprio stile di vita: suor Maria Arcangela Biondini, importante figura nel panorama religioso del Seicento veneto, spicca per la propria vita improntata interamente al servizio di Dio. Nata nel 1641 a Corfù, figlia del vice-governatore veneziano Andrea Biondini e di Angela Cicogna, entrambi di famiglia patrizia, nel 1655 entrò come novizia fra le Serve di Maria e due anni dopo emise la professione fra le consorelle di Santa Maria delle Grazie di Burano, sostituendo al proprio nome di battesimo, Giovanna Antonia, quello di Maria Arcangela.

Spirito profondamente sensibile alle necessità del proprio tempo, la religiosa non risiedette quasi mai nella propria terra natale, ma avvertì a Burano l’esigenza di riforma della vita claustrale. Per tale motivo, nel 1684 chiese e ottenne dall’imperatore d’Austria, Leopoldo I, e dal principe-vescovo di Trento, Francesco Alberti da Pola, il permesso di fondare un convento ad Arco, nei territori del Sacro Romano Impero, a sud del capoluogo. Nel 1689 suor Maria Arcangela arrivò nel paese assieme ad una monaca ed a sette converse per dare avvio alla nuova comunità.

Figura esemplare di rettitudine e di assiduità, suor Maria Arcangela ha lasciato una vasta e a tratti stupefacente produzione, fra cui un’autobiografia intitolata L’Orazione mistica, scritti di teologia e devozione: la sua persona e la sua opera sono ora oggetto di più approfonditi studi. Ricco è poi il carteggio intrattenuto con l’organista bresciano Francesco Alghisi, che fa emergere una decennale direzione spirituale verso il sacerdote; scrisse anche al principe Eugenio di Savoia e, nel 1705, al Re Sole, per invitarlo a riscoprire la spiritualità nella propria vita, che si approssimava al tramonto.


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Il suo consiglio era tenuto in grande considerazione presso importanti prelati e uomini di governo. Alcuni pensieri, tratti dalle sue opere, ne testimoniano la profonda spiritualità, che è anche oggi un modello e un monito: «È solito il Santissimo Spirito di comunicare i raggi di sua focosa luce ove più le piace e lo fa anzi nei strumenti più deboli ed infermi per confondere la sciocca presunzione dei mortali ma non intendono che la vera scienza e profonda cognizione, consiste nel conoscere la propria bassezza e viltà, per la qual verace cognizione si arriva ad intendere l’immensità di Dio quanto porta la capacità umana avvalorata dalla grazia».

 

Questo testo di Corrado Gnerre è tratto dalla rivista Radici Cristiane. Visita il sito radicicristiane.it


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