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Il Santo Sacrificio della Messa: sulla Virtú della Religione

Liturgia17 Settembre 2020
Testo dell'audio

Il sacrificio è un atto, ed è difatti l’atto supremo della religione; perché con l’offerta di sacrifici la Maestà Divina è onorata in una maniera degnissima e perfettissima. La virtù della religione è, per così dire, la radice stessa donde scaturisce il senso di sacrificio, e da essa poi sboccia un fiore bellissimo che diviene preziosissimo frutto. Ci suggerisce perciò che il modo migliore per intendere il senso di sacrificio è di meditare preventivamente sulla virtù cristiana, ossìa la virtù soprannaturale della religione nelle sue caratteristiche principali.

La religione (religio) è una speciale virtù morale, che inclina la volontà e la rende capace di dare a Dio la soprannaturale adorazione e onore che a Lui sono dovuti come Creatore e Reggente supremo, e come fine ultimo di tutte le cose, ma dell’uomo in particolare. E’ lo Spirito Santo che pianta questa virtù nel giardino dell’anima; nostro dovere, con l’aiuto della grazia, è di nutrire questo prezioso e nobile dono celeste perchè produca frutto in abbondanza, a gloria ed onore di Dio, e per per la nostra benedizione e salvezza ultima.

La virtù della religione ci rende coraggiosi e ben disposti a dare alla Divina Maestà la venerazione dovuta. Per mezzo di questa virtù noi onoriamo il Signore nostro Dio in quanto riconosciamo e proclamiamo la Sua grandezza, la Sua Maestà e il Suo dominio sopra di noi, e allo stesso tempo confessiamo la nostra piccolezza, bassezza e dipendenza da Lui. La religione, quindi, contiene in sè due requisiti: primo, viva riconoscenza dell’infinita perfezione e dignità di Dio; e secondo, l’umile sottomissione al Suo illimitato potere e dominio.

Questa lieta sottomissione, questo umile piegarsi sotto il potere di Dio è preteso e comandato dal rapporto che esiste tra noi come creature e Dio come nostro Creatore. E questo è un rapporto di assoluta e totale dipendenza da Dio, perchè Lui è il nostro primo principio e fine ultimo, il nostro Redentore e Santificatore. Noi apparteniamo interamente a Dio e conviene altamente che consacriamo noi stessi interamente Lui; “in Dio viviamo, ci muoviamo e siamo” (Atti 17,28).


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Tutte le mie ossa diranno: Chi è come Te, Signore?” (Sal. 34, 10.). Come un vastissimo oceano senza sponde è l’essere perfettissimo e la vita perfettissima di Dio: le Sue perfezioni sono inesauribili e incomparabili, superano ed eccellono tutte le cose; incomprensibili e indicibili sono. Iddio possiede infinita grandezza e dignità.

Perciò, tutte le creature razionali, essendo incommensurabilmente inferiori a Lui, devono a Lui il più profondo rispetto e venerazione. Dio non è soltanto inconcepibilmente eccelso sopra il cielo e le terra; ma per motivo del Suo potere creante, Egli è la sorgente di tutte le cose: tutte le cose dipendono da Lui per il loro essere, per la loro esistenza, per la loro attività.

E dato che Dio è il Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili, Egli è quindi il sovrano Maestro e Signore di tutto ciò che vive e si muove nell’universo; e dunque Egli è “il Re dei re e Signore dei signori” (1Tm.6,15) a Cui tutti gli esseri devono un servizio costante e incondizionato. Dato che l’Onnipotente Dio ha fatto tutte le cose e dato che tutte le creature sono opera delle Sue mani, esse Gli appartengono come Sua proprietà; su tutte le creature, quindi, Egli ha il più alto e assoluto dominio; esse esistono solo per Lui, e devono agire solo per Lui, e servire Lui solo. La Chiesa esprime questo pensiero in modo molto bello nell’Invitatorio dell’ufficio per i morti: Regem, cui omnia vivunt, venite adoremus – “Venite ed adoriamo il Re per il Quale tutte le cose vivono.”


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