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Il Santo agricoltore

Storia29 Maggio 2018
Testo dell'audio

Il 12 marzo 1622, Gregorio XV (1554-1623) – su pressione di Filippo III, guarito anni prima da una grave malattia – canonizzò solennemente, insieme a sant’Ignazio di Loyola, san Francesco Saverio, santa Teresa di Gesù e san Filippo Neri, un povero contadino di Madrid, Isidro (Isidoro in italiano).

Quello che sappiamo del Santo patrono dei contadini e della città di Madrid, lo ricaviamo dalla biografia che scrisse verso il 1260 il diacono Giovanni, addetto alla Chiesa parrocchiale di San Andrés di Madrid.

 

Povero, ma pio


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Isidro nacque a Madrid intorno al 1070, sotto Alfonso VI di Leon, nel territorio di quella parrocchia. I suoi genitori erano poverissimi. Non riuscirono a farlo studiare, ma in compenso lo educarono all’orrore del peccato, alla devozione alla SS. Vergine e all’amore dei poveri. Da giovanissimo, fu posto al servizio di un ricco militare di Madrid, Giovanni de Vergas, che possedeva a Caramancha-le-Bas, nei pressi dell’eremitaggio di Santa Maria Maddalena, un podere. In principio, Isidro fu assunto come semplice garzone, in seguito gli fu affidata la conduzione delle terre.

Nei giorni di festa si confessava, prendeva parte alla Messa parrocchiale, al canto dei Vespri e all’istruzione religiosa. Anziché darsi all’ozio o al gioco, come facevano tanti suoi compagni, egli occupava le ore che gli restavano libere nelle opere di misericordia corporale. Fu uno dei molti cristiani che abbandonarono Madrid nel XII secolo, a causa della conquista degli Almoravidi, la dinastia musulmana berbera che dominò il Marocco, parte dell’Algeria e della Spagna tra l’XI ed il XII secolo. Fuggì a Torrelaguna, località al nord di Madrid, per lavorare nei campi.

Si sposò con Maria de la Cabeza ed ebbero un figlio. La tradizione riporta il grande miracolo: un giorno sua moglie Maria si avvicinò ad un pozzo molto profondo assieme suo figlio, ma il bambino inavvertitamente vi cadde dentro. Maria iniziò a piangere e a gridare inconsolabile, pensando già di aver perso per sempre suo figlio. Isidro tornò dai campi, si accorse dell’accaduto e insieme alla moglie cominciarono a pregare, chiedendo alla Madonna che li consolasse. In quello stesso momento, l’acqua salì nel pozzo fino a riportare il bambino in superficie, ancora vivo. Dopo quel primo figlio, Isidoro e Maria vissero insieme fino alla morte come fratello e sorella.


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Innocenzo XII nel 1697 riconobbe a Maria il titolo di beata. Il Santo godeva anche, secondo la tradizione, di uno straordinario privilegio: ogni giorno riceveva aiuto, nel suo lavoro nei campi, da parte degli angeli inviati dalla Vergine. È sempre la tradizione a raccontare come il padrone di Isidro sia stato indotto a prendere per vere le maldicenze diffuse da alcuni sul suo sottoposto, relativamente alla sua negligenza nel lavoro.

Un giorno, il padrone si nascose in una grotta prospiciente il campo che doveva arare. Isidro apparve e dietro di lui erano visibili due paia di bianchissimi buoi, guidati da due giovani. Si avvicinò per vedere meglio, ma gli animali e i loro custodi si dileguarono ai suoi occhi. Restavano ben visibili soltanto i solchi che gli angeli di Dio avevano tracciato. Da quel momento, il padrone considerò Isidro come un uomo straordinario, che attirava su di lui le benedizioni del cielo.

 


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Molti miracoli

Ad Isidro vennero anche attribuiti numerosi miracoli. Si narra che, quando si ammalò, l’angelo custode gli rivelò l’ora della morte. Poté così spirare santamente com’era vissuto, il 15 maggio 1170. Fu seppellito nel cimitero della parrocchia di S. Andrea, dove rimase ignorato per 40 anni, finché apparve ad una pia signora e le raccomandò di dire al clero della parrocchia di fare esumare il suo corpo e di trasportarlo in chiesa.

Esposto in un’urna, i fedeli accorsero ad invocarne aiuto e protezione. Molti furono i malati, che riacquistarono la salute dell’anima e del corpo. Al tempo di persistenti siccità, il corpo di sant’Isidro fu portato solennemente in processione e per sua intercessione si ottennero piogge abbondanti. Dalla sua canonizzazione, il corpo di sant’Isidro fu venerato e dichiarato “incorrotto” dalle autorità ecclesiastiche, facendo aprire la cassa per comprovare lo stato di conservazione del corpo in varie occasioni. Fu custodito in un’urna e la venerazione dei re della dinastia degli Asburgo diede impulso all’idea di costruire una grande cappella dove venerarlo.

Nel 1657 fu collocata la prima pietra di questa grande cappella, ma nel 1767 il corpo di sant’ Isidro fu trasportato in una nuova sede. A seguito dell’espulsione dei Gesuiti erano infatti rimaste vuote molte chiese della Compagnia, tra le quali la chiesa del Colegio Imperial di Madrid, situata nella calle Toledo. Si decise allora di portare il corpo del Santo in questa chiesa barocca (i cui lavori di costruzione erano terminati nel 1622), convertendola nella Cattedrale di San Isidro di Madrid. La facciata della chiesa è una delle più importanti e grandiose di Madrid; nella parte centrale della facciata è posta una nicchia che ospita le immagini di sant’ Isidro e di santa Maria de la Cabeza, che vengono festeggiati il 15 maggio.

 

Questo testo di Massimo Onda è stato tratto dal periodico Radici Cristiane. E’ possibile acquistare la rivista anche on line o sottoscrivere un abbonamento, cliccando www.radicicristiane.it

 

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