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Il rapporto Mc Carrick e l’”omoeresia nella Chiesa”

Analisi e commenti16 Novembre 2020
Testo dell'audio

Lo scorso 12 novembre, la Santa Sede ha dedicato un ampio e documentato rapporto al caso McCarrick, la vicenda che si è conclusa con la riduzione allo stato laicale del cardinale americano colpevole di atti di pedofilia. Tra i numerosi commenti, uno dei ragionevoli è quello di Riccardo Cascioli su La nuova bussola del 13 novembre: “In attesa di ulteriori, specifici approfondimenti sulla vicenda dell’ex cardinale arcivescovo di Washington Theodore McCarrick, – scrive Cascioli – ci sono due questioni che saltano agli occhi, entrambe legate all’omosessualità: la prima è la tolleranza della pratica omosessuale, anche nel clero; la seconda è nell’occultamento dell’esistenza di una lobby gay e di un sistema che favorisce la “carriera” di ecclesiastici di tendenza.

Per quanto riguarda il primo punto, malgrado dal Rapporto emerga la figura di un McCarrick predatore seriale, la grande reazione scatta soltanto quando nel 2017 arriva la prima denuncia di abusi su un minorenne.

In pratica ci si dice che i «comportamenti immorali con adulti» non sono certamente cosa buona però alla fin fine si tollerano; l’allarme vero, quello che prevede sanzioni anche pesanti scatta solo con la minore età dell’abusato. Come se le decine e decine di futuri preti che hanno condiviso il letto con McCarrick, e perciò in gran parte condannati a una vita sacerdotale come minimo squilibrata, non contassero granché. Come se la devastazione morale e di fede provocata da un vescovo predatore – vocazioni perdute, sacerdoti che a loro volta ripeteranno gli abusi, nomine episcopali falsate da legami morbosi – fossero un problema minore. Certo, le voci insistenti sconsigliavano la promozione di McCarrick a sedi prestigiose, ma la tagliola scatta solo quando fra gli accusatori compare un minorenne.

È un approccio gravissimo che ignora peraltro che il secondo crimine – abusi sui minori – è figlio del primo.


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Quanto al secondo aspetto, la ricostruzione della vicenda McCarrick accredita l’idea che si tratti di una pagina nera per la Chiesa sì, ma comunque un episodio che grazie a tutte le misure prese soprattutto da papa Francesco più difficilmente potrà ricapitare. «Una vicenda triste dalla quale la Chiesa tutta ha imparato», dice Tornielli.

C’è da dubitarne, soprattutto perché si è volutamente ignorato che ciò che ha permesso l’irresistibile ascesa di McCarrick è un sistema di potere altrimenti denominato lobby gay, che favorisce la nomina e la carriera di vescovi con determinate caratteristiche. Dalla lettura del Rapporto pubblicato ieri si potrebbe pensare che il caso McCarrick sia il frutto di una sfortunata combinazione di fattori diversi: la personalità esuberante (per usare un eufemismo) del personaggio, la mancanza di regole chiare, la genericità delle accuse, l’errore in buona fede di un Papa, la debolezza di governo di un altro. Certo, anche questi sono elementi che hanno avuto il loro peso, ma il vero problema è che senza l’esistenza di una rete di rapporti e complicità a diversi livelli certe carriere sarebbero pressoché impossibili”.

Sottoscrivo le osservazioni di Cascioli e mi limito a rileggere quanto scrivevo su Corrispondenza Romana il 3 luglio 2013, quattro mesi dopo l’elezione di papa Francesco, dopo che egli usò il termine di “lobby gay”: “L’atteggiamento di certe autorità ecclesiastiche è stupefacente. Quando esse vengono a conoscenza dell’esistenza di una situazione immorale in una parrocchia, in un collegio, in un seminario, non procedono per appurare la verità, rimuovere i colpevoli, eliminare la sporcizia, ma manifestano fastidio, se non riprovazione, nei confronti di chi ha denunciato il male, e, nel migliore dei casi, si limitano a prendere in considerazione ciò che può interessare la giustizia civile, per timore di essere coinvolte nelle vicende giudiziarie. Tacciono su ciò che ha una pura rilevanza morale e canonica. Lo slogan potrebbe essere “tolleranza zero” per i pedofili, “tolleranza massima” per gli omosessuali. Questi ultimi continuano tranquillamente ad occupare i loro posti di parroci, vescovi, rettori di Collegio, formando quell’“omomafia” che Papa Francesco definisce “lobby gay”.


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L’affermazione del Papa va oltre la pur grave denuncia della «sporcizia nella Chiesa», fatta dal cardinale Ratzinger il Venerdì Santo del 2005, alla vigilia della sua elezione al Pontificato. Anche in quel caso il futuro Benedetto XVI volle certamente riferirsi a quella piaga morale che sotto forma di pedofilia, efebofilia o più semplicemente omosessualismo, si sta diffondendo nella Chiesa. Ma la portata della dichiarazione di Francesco è più ampia e raggiunge quella di Paolo VI quando, nell’omelia del 29 giugno 1972, affermò che «da qualche fessura» era entrato «il fumo di Satana nel tempio di Dio». Ciò che sta accadendo è proprio la conseguenza di quel fumo di Satana che oggi avvolge e soffoca la Chiesa. Interverrà Papa Francesco? È questa la domanda accorata di tutti coloro che pregano e combattono per un’autentica riforma dottrinale e morale del Corpo mistico di Cristo”.

Ponevamo questa domanda nel luglio 2013. Sono passati otto anni e sotto il pontificato di papa Francesco la situazione si è aggravata. La lobby gay che egli sembrava deprecare è stata da lui incoraggiata e gli unici interventi della Santa Sede, come quello contro il cardinale Mc Carrick, hanno riguardato casi di pedofilia, non di omosessualità. Sarebbe stato più utile un rapporto di 450 pagine non sul caso Mc Carrick, ma su quella che uno studioso polacco di questo fenomeno, il padre Dario Oko, definisce l’ormai dilagante “omoeresia” nella Chiesa.

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