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Il Purgatorio

Spiritualità24 Febbraio 2018
Radio Roma Libera - Il Purgatorio
Testo dell'audio

+ In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

L’esistenza del Purgatorio come luogo reale è dogma di fede, affermato nei concili di Lione, di Firenze e di Trento contro le proposte eretiche di una parte dei greci scismatici e contro quelle di Lutero e di Calvino.

La negazione del Purgatorio ritorna nell’epoca moderna con la convinzione che tutti vadano in cielo subito dopo la morte a causa della ‘misericordia di Dio’ – capita, ad esempio, quando un celebrante dice ai fedeli, durante il funerale di un qualsiasi membro della parrocchia, “Adesso è in cielo”.

La verità però è che Dio non è solo misericordioso ma anche Santo e Giusto, per cui ci deve essere un luogo, nelle parole di Dante, “dove l’umano spirito si purga, e di salir al ciel diventa degno.”


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San Cesario di Arles dice: “si incontrano cristiani i quali, benché convinti dell’esistenza del Purgatorio, dicono con imperdonabile leggerezza: “Non temo il Purgatorio purché mi salvi!” parlano così perché non sanno cosa siano quelle sofferenze”.

Le pene del Purgatorio sono simili a quelle dell’Inferno: consistono nella pena del danno (la pena della perdita di Dio – pur non eterna – che Santa Veronica Giuliani chiama la pena maggiore) e la pena del senso. Queste pene vengono causate dal fuoco, che è il fuoco dell’Inferno. La differenza essenziale tra le sofferenze del Purgatorio e quelle dell’inferno è che le prime finiranno, mentre le seconde non finiranno.

Le pene del Purgatorio non sono simili a quelle di questa terra, primo perché il grado più piccolo delle pene del Purgatorio (secondo l’insegnamento di tutti i Padri della Chiesa) supera in intensità qualunque sofferenza della terra e secondo, perché le pene di questa terra per una persona nello stato di grazia sono meritevoli, mentre per un’anima del Purgatorio non lo sono.


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San Bernardo commenta dopo una visione del Purgatorio: Noi infelici, se non faremo tutta la nostra penitenza sulla terra e ci toccherà un giorno di andare a farla in questo fuoco più insopportabile, più tormentoso, più veemente di quanto possiamo immaginare in questa vita!”.

La materia che alimenta il fuoco del Purgatorio sono i peccati commessi in questa vita, peccati dei quali non si sia fatta la dovuta penitenza. L’intensità e la durezza di questa punizione dipende dalla gravità del peccato e il grado nel quale è radicato nell’anima.

Santa Veronica Giuliani, che esperimentava le pene del Purgatorio per un periodo di una, di tre o di cinque ore in vari momenti della sua vita, parlava di “ore eterne”. Diceva: “Noi mortali non sappiamo che cosa sia il fuoco del Purgatorio. Si chiama così per modo di dire: ma esso è tanto scottante, è tanto penetrante, è tanto potente che in un tratto ti distrugge, annienta e consuma; ha un ardore così grande che in un baleno distruggerebbe il mondo tutto… Pensate che pene e che tormento sia per quelle povere anime! Sono nel fuoco come lo stesso fuoco, sono incorporate in esso e nelle sue fiamme ardenti bruciano e si consumano senza pietà. La Divina Giustizia fa l’ufficio suo rettissimamente; nessuno può fuggire; ivi si deve stare sino a che sia purgato ogni minimo neo.


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Proviamo a santificarci per evitare le pene indicibili del Purgatorio (per non parlare di quelle dell’Inferno). A noi dunque la sapienza di approfittare dell’esilio terreno per vivere santamente e per purificarci quaggiù attraverso tutte le difficoltà, le pene ed i disagi che la Divina Provvidenza vorrà inviarci, e la Carità di pregare per i defunti, per liberarli quanto prima dai loro eccessivi dolori.

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