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Il martire infoibato Don Francesco Bonifacio trucidato dai comunisti di Tito in odium fidei

Santi: ritratti di fede10 Febbraio 2021
Testo dell'audio

Oggi, nel Giorno del Ricordo delle foibe, vogliamo porre l’attenzione sul beato e martire Francesco Bonifacio, il quale scrisse nel 1946: «Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla» e nello stesso anno venne assassinato in odium fidei. Nato a Pirano, oggi in Slovenia, all’epoca nell’Impero austro-ungarico, nella diocesi di Trieste, era il secondo di sette figli. Dopo le scuole dell’obbligo, sentì forte la chiamata al sacerdozio, perciò si trasferì a Capodistria per il seminario e in questo tempo rimase orfano di padre. Ultimò gli studi teologici a Gorizia e venne ordinato nella Cattedrale di San Giusto il 27 dicembre 1936. Prese a svolgere il suo ministero a Pirano e pochi mesi dopo gli fu assegnato l’ufficio di vicario a Cittanova d’Istria, dove si trasferì con sua madre e due fratelli, che da allora lo seguirono nei suoi ulteriori spostamenti. Il 13 luglio 1939 fu nominato cappellano di Villa Gardossi (chiamata anche Crassizza), un comune rurale dell’entroterra, tra Buie e Grisignana. In questo contesto organizzò il coro parrocchiale, fondò la filodrammatica e una piccola biblioteca civica, oltre a istituire anche la sezione dell’Azione Cattolica e adoperarsi per la promozione di attività ludico – sportive per i giovani e assistenziali per persone anziane e, più in generale, per gli ammalati e i poveri.

Con la fine della seconda Guerra mondiale e l’occupazione jugoslava dei territori precedentemente italiani, guidata dal tiranno comunista Tito, gli abitanti di quei luoghi presero ad essere accusati di collaborazionismo nazista e fascista e si diffuse un vero e proprio odio nei confronti dei cattolici, in particolare del clero e dei religiosi. Negli anni drammatici che seguirono l’8 settembre 1943, la popolazione dell’Istria, stretta tra gli occupatori tedeschi e il fronte titino di liberazione, visse il dramma della persecuzione, anche cruenta, mentre don Bonifacio si prodigava con coraggio per soccorrere tutti, per impedire esecuzioni sommarie, per difendere persone e cose.

La propaganda antireligiosa era accanita e spirava ovunque. Il vescovo di Capodistria, monsignor Santin, venne aggredito, mentre a Lanischie fu ucciso don Miro Bulešić. Il servizio pastorale di don Bonifacio fu sottoposto al boicottaggio e alla censura, tuttavia egli proseguì il suo apostolato, la sua azione caritativa, la cura delle anime, coinvolgendo moltissimi fedeli, soprattutto i giovani, che lo seguirono e lo amarono.

L’11 settembre 1946 don Francesco Bonifacio, secondo i racconti dei testimoni, fu catturato, mentre percorreva la strada di casa, dopo essersi recato a Grisignana per le confessioni, da guardie popolari e soldati jugoslavi e venne portato in un bosco lì vicino. Spogliato, colpito con un sasso sul viso, lo finirono con due coltellate, prima di essere infoibato presso Villa Gardossi in Istria. Ma i suoi resti non furono mai ritrovati.


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Leggiamo sul sito ufficiale della Diocesi di Trieste: «In don Francesco Bonifacio, uomo buono e pacifico, si volle colpire il pastore d’anime, individuando in lui, a motivo del grande ascendente spirituale che godeva su tutta la popolazione, un ostacolo intollerabile alla diffusione dell’ideologia comunista. Egli ha difeso coraggiosamente la fede della sua gente dall’ateismo che si pretendeva di imporre. Venne ucciso in odio a Dio e alla Sua Chiesa e per la fedeltà al suo sacerdozio e al suo ministero».

Monsignor Antonio Santin, vescovo di Trieste, avviò la causa di beatificazione dieci anni dopo, nel 1957 e il 3 luglio 2008, papa Benedetto XVI ha promulgato il decreto della Congregazione per le Cause dei Santi e la beatificazione si celebrò il 4 ottobre dello stesso anno nella cattedrale di San Giusto a Trieste. Dal 2005 un piazzale del centro del capoluogo del Friuli Venezia Giulia è intitolato al martire Francesco Bonifacio.

I triestini, gli istriani, i cittanovesi, i piranesi e gli abitanti di Villa Gardossi-Crassizza, ogni anno ricordano e pregano il martire delle foibe comuniste don Francesco Bonifacio, nel giorno stesso dell’anniversario del suo martirio, l’11 settembre.


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Nella cripta del santuario Maria Madre e Regina di Monte Grisa (Trieste), una lapide recita: «Presso questo altare che Pirano / erige in onore del suo patrono, / arda come fiamma / la memoria del suo giovane sacerdote / Francesco Bonifacio / trucidato l’11 settembre 1946 / in odio a Dio e al suo sacerdozio santo».

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