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Il libro del card. Fernandez e il suo antidoto

Analisi e commenti13 Gennaio 2024
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Negli ultimi giorni nei blog cattolici di orientamento tradizionale, dalle Due Americhe all’Europa, si sta molto parlando di un libro scandaloso, pubblicato nel 1998 dall’attuale prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede Víctor Manuel Fernández. In questo libro, che ha come titolo La Passione mistica, sensualità e spiritualità, vi sono molte pagine scabrose, che suscitano una giusta indignazione, ma vengono diffuse, a mio parere, in maniera imprudente.  Il libro ha avuto più lettori di quanti non ne avesse quando fu pubblicato e la maggior parte di questi lettori sono tradizionalisti, per quanto indignati dalla lettura. Ma è opportuno soffermarsi su pagine in cui sensualità e spiritualità vengono così morbosamente confuse? 

San Paolo nella Lettera agli Efesini dice: Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie!”. (Efesini, 5, 3-4). 

Perché non si deve parlare di cose impure? Perché parlare di cose impure, o leggere pagine immorali, anche solo per criticarle, alimenta la fantasia che rappresenta minutamente le scene descritte: i sensi sono inevitabilmente turbati e la volontà viene tentata. Si finisce per compiacersi di ciò che si condanna.  Per questo esisteva, l’Indice dei libri proibiti, soppresso nel 1966 quando fu creata la Congregazione per la Dottrina della Fede. La proibizione riguardava la lettura di libri eretici e di libri immorali e aveva lo scopo di preservare le anime dal pericolo di cadere nel peccato, sul piano intellettuale o morale. Oggi, come ai tempi di san Paolo, si parla troppo liberamente di molte cose che si dovrebbero tacere. Si ride e si scherza su argomenti più o meno scabrosi, si deplorano gli scandali, ma si è incuriositi da tutti i loro dettagli. 

Il 7 giugno 1929 il cardinale Rafael Merry del Val firmava la prefazione a una nuova edizione dell’Indice dei Libri Proibiti, l’ultima pubblicata dal Sant’Uffizio. Così si esprimeva il segretario del Sant’Uffizio: “La S. Chiesa attraverso i secoli sostenne grandi, tremende persecuzioni, moltiplicando via via gli eroi che suggellarono col sangue la fede cristiana; ma oggi una battaglia ben più terribile le muove l’inferno, quanto subdola e blanda altrettanto deleteria, ed è la stampa cattiva. Nessun pericolo più grave di questo minaccia la integrità della fede e del costume, e perciò la Chiesa non cessa mai di indicarlo ai cristiani, perché se ne guardino. I libri irreligiosi ed immorali sono talora scritti con stile ammaliante, trattano speso di argomenti che accarezzano le passioni carnali o lusingano l’orgoglio dello spirito, sempre poi con studiati artifizi e cavillosità di ogni genere mirano a far presa nella mente e nei cuori degli incauti lettori; è naturale perciò che la Chiesa qual provvida madre, con le sue opportune proibizioni, ammonisca i fedeli perché non accostino le labbra ai facili calici del veleno. Non dunque per paura della luce la S. Sede vieta la lettura di certi libri, ma per quello zelo del quale Dio la infiamma e che non tollera la perdita delle anime, insegnando la stessa esperienza che l’uomo, decaduto dalla giustizia originale, è fortemente inclinato al male ed ha per conseguenza estremo bisogno di protezione e difesa”.

Il 3 maggio 1927 il Sant’Uffizio aveva condannato la cosiddetta “letteratura mistico-sensuale” con l’Istruzione Inter mala, in cui si affermava tra l’altro: “Tra i mali più funesti che ai nostri giorni corrompono totalmente la morale cristiana e nuocciono moltissimo alle anime riscattate col prezioso Sangue di Gesù Cristo è soprattutto da annoverarsi la letteratura che favorisce le passioni sensuali, la lussuria, e un certo qual misticismo lascivo. Di questo carattere sono principalmente romanzi, novelle, drammi, commedie: scritti tutti che vanno oggi moltiplicandosi in modo incredibile e si diffondono ogni giorno, più dappertutto”.

Il libro del card. Víctor Manuel Fernández La Passione mistica, sensualità e spiritualità, sarebbe stato probabilmente messo all’Indice dalla Congregazione che egli oggi presiede e ne sarebbe stata proibita la lettura ai cattolici.  Il canone 1308 § 1 del Codice di Diritto canonico stabiliva: “La proibizione dei libri fa sì che il libro non si possa senza la debita licenza né stampare, né leggere, né ritenere, né vendere, né tradurre in altra lingua, né in alcun modo passarsi dall’uno all’altro”.

L’Indice dei Libri proibiti non c’è più, ma il principio rimane: ciò che è cattivo non va né letto né diffuso. Sembra che oggi il libro del card. Fernández sia provvidenzialmente sparito da ogni biblioteca. Però è un poco paradossale che abbia avuto nel mondo tradizionalista il suo maggior successo di pubblico, sia pure per essere condannato a furor di popolo. La miglior reazione contro i libri immorali non è quella di diffonderli per mostrarne l’oscenità, ma di ricordare l’importanza delle virtù opposte a quelle che vengono offese, quale è in questo caso la purezza. E’ difficile parlare di una virtù poco amata e poco conosciuta, quale quella della purezza, in un mondo che esalta tutti i vizi che ad essa si contrappongono. Più facile comprenderla attraverso gli esempi storici. Per questo raccomandiamo, come antidoto al libro del card. Fernández, la lettura di un libretto appena pubblicato dalle edizioni Fiducia, a cura di Virginia Coda Nunziante, dal titolo Martiri della Purezza, in cui sedici autrici femminili, ci raccontano la storia di altrettante donne, che hanno testimoniato con la loro vita l’amore alla virtù della purezza.

Il Vangelo afferma: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt, 5,8), mentre la Madonna disse a santa Giacinta di Fatima che i peccati che portano più anime all’inferno sono quelli contro la purezza. Infatti, come ricorda san Paolo:”Nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio” (Efesini, 3, 5).

La purezza della mente e del corpo è invece un programma di vita che, con l’aiuto di Dio, apre le porte del Paradiso. (Roberto de Mattei)

 

  

 

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