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Il Beato Bartolo Longo. L’Apostolo del Santo Rosario

Santi: ritratti di fede17 Maggio 2020
Testo dell'audio

L’8 maggio scorso abbiamo festeggiato la Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei, il cui Santuario, eretto a partire dal 1876, venne fondato dal beato Bartolo Longo (1841-1926), terziario domenicano e apostolo del Santo Rosario. Iscrittosi alla Facoltà di giurisprudenza della Regia Università di Napoli, Longo divenne un accanito anticlericale e prese a frequentare le lezioni, d’impronta positivista e anticattolica, di alcuni professori di Lettere e Filosofia come Augusto Vera (1813-1885), Bertrando Spaventa (1817-1883), Luigi Settembrini (1813-1876): i loro corsi erano improntati al positivismo dominante, dove veniva negata la realtà soprannaturale.

La vivace e curiosa intelligenza di Longo lo condusse ad andare oltre. Lo scientismo, a quell’epoca, era intenzionato a spiegare razionalmente i fenomeni dell’oltretomba attraverso lo spiritismo, perciò iniziò a frequentare quegli ambienti, nel territorio napoletano, imbattendosi persino in un movimento spiritista di carattere satanico. Ligio e attento, si impegnò così tanto da divenire, dopo circa un anno e mezzo, un «sacerdote satanista». Tuttavia, il Signore non lo volle abbandonare. Fu colto da un periodo di tragica crisi spirituale, psicologica e fisica. Così, mentre un suo compagno satanista trovò la soluzione ai propri drammi nel suicidio, lui si salvò nello spirito e nel corpo grazie ad un professore molto religioso, Vincenzo Pepe, il quale lo mise sotto la direzione spirituale di padre Alberto Radente, membro dell’Ordine domenicano. Fu proprio nella Famiglia domenicana che Bartolo si convertì da capo a piedi, divenendo un devotissimo figlio di Maria Vergine e un amante del Santo Rosario, attraverso il quale sperimentò sulla propria anima l’ideale cura, tanto prodigiosa, quanto incomparabile.

Entrato nel Terz’Ordine di San Domenico. Fu proprio attraverso i Domenicani che Longo scoprì la devozione per la Madonna del Rosario e trovando notevole giovamento spirituale proprio nel Rosario volle ritornare dai suoi ex-compagni satanisti nel tentativo di condurli a Cristo, ma il suo impegno fu vano e venne deriso.

A Napoli conobbe san Ludovico da Casoria (1814-1885) e santa Caterina Volpicelli (1839-1894). Nella Casa Centrale che quest’ultima aprì nel capoluogo campano, Longo conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco (1836-1924), donna di grande fede e carità. Rimasta vedova, con 5 figli e a 27 anni, del conte Albenzio De Fusco di Lettere, ella necessitava di un abile e fidato amministratore per i suoi beni (i cui possedimenti si estendevano anche nella Valle di Pompei), nonché di un precettore per i suoi bambini e vide in Longo l’uomo giusto per assolvere quei compiti. Sia Bartolo che Marianna praticavano un instancabile soccorso verso il prossimo sofferente e quest’alacre attività veniva alimentata con i sacramenti e l’assidua preghiera.


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La loro adamantina amicizia diede luogo ad invidie e maldicenze, per tale ragione, dopo un’udienza concessa da Papa Leone XIII (1810-1903), decisero di sposarsi nel 1885 con il proposito di continuare a vivere come buoni amici in Dio, come avevano fatto fino ad allora. Proprio da questo legame cristiano sorse il Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei, edificato grazie alle offerte, provenienti da tutto il mondo. La sua costruzione ebbe inizio l’8 maggio 1876 con l’offerta di un soldo al mese. La monumentale facciata venne inaugurata nel 1901. Il Santuario fu elevato a basilica pontificia maggiore da papa Leone XIII il 4 maggio dello stesso anno. Qui faranno visita san Ludovico da Casoria, san Luigi Guanella (1842-1915), san Giuseppe Moscati (1880-1927), san Leonardo Murialdo (1828-1900), san Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968), santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917), san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941).

Un giorno, vagando per i campi pompeiani, in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli diceva: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo!»; subito dopo udì l’eco di una campana lontana, che suonava l’Angelus di mezzogiorno, egli si inginocchiò sulla nuda terra e pregò. Mai aveva sentito una pace interiore tanto grande e adesso conosceva la sua missione in terra.

Nel 1877 Bartolo Longo scrisse e divulgò la pratica dei «Quindici Sabati». Due anni dopo guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della Novena da lui stesso composta e della quale ci furono, immediatamente, novecento edizioni, in ventidue lingue. Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei recitarono, per la prima volta, la Supplica alla Vergine del Rosario, scritta da Longo, che seguì le esortazioni dell’Enciclica Supremi Apostolatus Officio del 1º settembre 1883, con la quale Leone XIII, di fronte ai mali della società, additava come rimedio la recita del Rosario.


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Nel 1925, un anno prima della morte, sarà insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Negli ultimi mesi di vita, Bartolo Longo poté godere dell’amicizia di san Giuseppe Moscati (1880-1927) che spesso incontrava per consulti medici. Moscati stimava molto il fondatore del Santuario di Pompei e quando l’amico lasciò la terra, non essendo accanto a lui, egli avvertì la dipartita e l’annunciò: «Bartolo è passato in cielo». Le sue ultime parole erano state: «Il mio unico desiderio è quello di vedere Maria, che mi ha salvato e mi salverà dalle grinfie di Satana».

Poiché l’opera di Longo fu voluta dalla Madre di Dio, essa ebbe un successo incredibile. Oggi si contano circa 40 chiese in tutto il mondo, senza considerare quelle in Italia, dedicate alla Madonna di Pompei. Gli scritti dell’apostolo del Rosario sono stati diffusi ovunque: Bartolo Longo, infatti, divenne uno scrittore di Maria Santissima e seppe mettere in movimento una prodigiosa macchina editoriale. Si legge, in una sua chiosa a margine di un libro della sua biblioteca: «… qual è la mia vocazione? Scriver di Maria, far lodare Maria, far amare Maria» (cfr. G. Croiset, Esercizi di pietà, in «Opere Complete», Vol VII, Livorno 1846, p. 261) ed ecco articoli, opuscoli, libri… «Pure la mariologia dovrà fare i conti con Bartolo Longo», ha scritto De Fiores, «non solo per rendere giustizia alla sua opera promozionale del culto mariano nella chiesa, nonché alla sua acculturazione popolare e al suo influsso nella preghiera e spiritualità delle masse; ma anche per evitare errati luoghi comuni» (S. De Fiores, Maria nell’esperienza e negli scritti di Bartolo Longo, in Atti del Convegno Storico «Bartolo Longo e il suo tempo», Vol. I, Edizione di Storia e Letteratura, Roma 1983, p. 137), ovvero che i più diffusi testi di mariologia siano solo Le glorie di Maria di sant’Alfonso Maria de Liguori oppure il Trattato delle vera devozione a Maria di san Luigi Maria Grignion de Montfort, ma dobbiamo, invece, ricordare che il primato della stampa mariana spetta ad un libretto tascabile di 50 pagine, scritto nel 1879 da Bartolo Longo: è la Novena d’impetrazione alla SS. Vergine del Santo Rosario di Pompei, che nel 1974 uscì nella sua 1153ª edizione, raggiungendo diversi milioni di copie. Enorme diffusione ebbe anche l’importante e profondo libro I Quindici Sabati del Santissimo Rosario (contenente la celebre Supplica alla Regina del SS. Rosario di Pompei), scritto nel 1877 e che raggiunse nel 1981 la 75ª edizione.

Proprio lui, che aveva aderito alla religione satanista leggendo un libro, divenne mezzo provvidenziale, con i suoi scritti, per la conversione a Cristo, passando per Maria Vergine, di un numero incalcolabile di anime.


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