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II Domenica di Quaresima

Omelie di un domenicano per l'anno liturgico13 Marzo 2022
Testo dell'audio

Sei giorni dopo, Gesù prese con Sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, 

e li condusse sopra un alto monte, in disparte

 

Qual era lo scopo della Trasfigurazione? San Leone Magno, il papa del V secolo che difese la dottrina dell’Incarnazione forse più vigorosamente di ogni altro papa o vescovo prima e dopo di lui, ci dice che fu per togliere dal cuore degli Apostoli lo scandalo della Croce. Cosa significa questo? Quando gli Apostoli avrebbero visto Nostro Signore in silenzio e apparentemente indifeso davanti ai Suoi nemici, sarebbero stati tentati di perdere la fede in Lui, anche se Egli aveva predetto tutto ciò che sarebbe accaduto. Desiderava quindi fortificare in anticipo i tre principali Apostoli, dando loro questa visione della Sua gloria. Molto tempo dopo, san Giovanni, uno dei tre, si riferirà a questo evento nel prologo del suo vangelo, che viene letto alla fine della Messa. Abbiamo contemplato la Sua gloria: gloria come dal Padre al Suo Unigenito. Sul Monte della Trasfigurazione, Gesù permise alla gloria della Sua divinità di risplendere in tutta la Sua anima umana, come pure nel Suo corpo, e anche sulle Sue vesti

Non portò con Sé tutti gli Apostoli. Un evento così sacro meritava di avvenire in disparte. Prese Pietro, perché Pietro avrebbe poi preso il posto di Nostro Signore in mezzo agli Apostoli; Giacomo, che doveva essere il primo martire dei dodici; e Giovanni, l’Apostolo vergine che sarebbe sopravvissuto a tutti gli altri, e avrebbe parlato per circa settant’anni di ciò che aveva visto sul monte. A questi tre si unirono Mosè ed Elia. Perché questi due, tra tanti grandi santi dell’Antico Testamento? Forse perché erano stati molto zelanti per l’onore del Dio di Israele: Mosè, che spezzò le due tavole della Legge ai piedi del monte Sinai, quando vide gli israeliti danzare intorno al vitello d’oro, ed Elia che poté dire a Dio stesso: Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti. La loro apparizione sul monte Tabor alla Trasfigurazione fu sia una ricompensa per il loro zelo sia una vendetta di Cristo contro quegli Ebrei i quali dicevano che Egli sminuiva l’onore dovuto a Dio. Venivano, questi due Santi, da luoghi nascosti, conosciuti solo da Dio: poiché di Mosè, l’Antico Testamento ci dice che nessun uomo sapeva dove fosse stato sepolto il suo corpo, mentre Elia, ancora vivente, fu prelevato dalla terra su un carro di fuoco. Sembrano anche rappresentare il passato e il futuro: poiché Mosè aveva condotto gli Ebrei fuori dall’Egitto quando per la prima volta divennero un popolo, quindici secoli prima, ed Elia verrà e restaurerà tutte le cose prima della fine. 

La festa della Trasfigurazione viene celebrata dalla Chiesa nel mese di agosto, il sesto giorno del mese, che è anche la data della morte di san Domenico. Ma il Vangelo si legge anche in Quaresima, poiché, come abbiamo visto, la Trasfigurazione era per gli Apostoli un modo di prepararsi alla Passione. San Luca ci dice che quando Mosè ed Elia parlarono a Nostro Signore, discorrevano della Sua dipartita, che Egli stava per compiere in Gerusalemme. La parola usata dall’Evangelista per “dipartita” qui è esodo. Mosè sapeva che il suo esodo dall’Egitto a capo del popolo era stato una prefigurazione della dipartita di Nostro Signore da questo mondo insieme con le anime che aveva riscattato dal Limbo dei Padri; Elia sapeva che la sua dipartita miracolosa dalla terra sul carro di fuoco era un’immagine del passaggio di Cristo da questo mondo al Padre nella potenza dello Spirito Santo. 

Ma c’è un’altra ragione per cui questo Vangelo viene letto in Quaresima. Esso descrive cosa può essere per noi la Quaresima. Gesù prese Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse sopra un alto monte, in disparte. Gesù ci invita, durante la Quaresima, a una maggiore separazione dal mondo, sia dai suoi piaceri che dalle sue cure. Ci invita a dedicare tempo alla preghiera e alla lettura spirituale, e in tal modo a crescere nelle virtù teologali: gli interpreti spirituali del Vangelo ci dicono che questi tre Apostoli rappresentano, rispettivamente, la fede, la speranza e la carità: Pietro, che fu il primo a confessare la fede nell’Incarnazione; Giacomo, la cui speranza per il Cielo lo portò per primo al martirio; e Giovanni, il discepolo che Nostro Signore amava con amore di predilezione. E la presenza di Mosè ed Elia ci ricorda che Egli ha potere sia su ciò che è passato che su ciò che avverrà, affinché non siamo appesantiti dal pensiero dei peccati passati o dei problemi futuri. 

Forse mi direte: “È improbabile che noi avremo una visione di Cristo nella gloria, in questa Quaresima, anche se diciamo le nostre preghiere e facciamo le nostre penitenze”. È vero che non possiamo aspettarci un miracolo come quello del Tabor, che non fu concesso nemmeno ai nove del collegio apostolico. Eppure, Egli è presente a noi ed è presente nella Sua gloria. Ogni chiesa cattolica è un monte Tabor, con il tabernacolo come cima. Egli è lì, nella Santa Eucaristia, dove il suo Volto eucaristico risplende come il sole. Non Lo vediamo con gli occhi del corpo, perché le apparenze o gli accidenti dell’Ostia, come la nuvola luminosa che copriva gli apostoli, Lo nascondono al nostro sguardo. Eppure, Gli siamo vicini come loro, e ancora più vicini, quando Lo riceviamo nella Santa Comunione. Quindi, se lo vogliamo, possiamo imitare Elia e Mosè e parlare con Gesù Cristo dell’esodo che ha compiuto a Gerusalemme, ringraziandoLo per la morte che ha subito per noi. 

Infine, san Pietro sul monte gridò, come in estasi, è bene per noi stare qui. Non aveva torto: era un bene per loro stare lì. Anche se non poté restarvi, come avrebbe voluto, né lui né gli altri due apostoli dimenticarono mai ciò che avevano visto. Ne scrisse appena prima di morire, ricordando come avevano sentito la voce di Dio Padre scendere dal Cielo, mentre giacevano distesi a terra. E anche se non tutti possiamo rimanere a lungo alla Presenza reale ed eucaristica di Cristo, il tempo che trascorriamo lì, nella fede, cambierà le nostre anime. Trascorrere del tempo davanti al Santissimo Sacramento è una pratica per il Cielo; quindi, cogliamo tutte le opportunità che possiamo avere.

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