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I Padri dell’Occidente (Parte III)

Liturgia10 Giugno 2021
Testo dell'audio

I passaggi precedenti dei Padri sono una prova sufficientemente valida del carattere sacrificale dell’Eucaristia. Ad essi è allegata un’altra prova che, se possibile, è ancora più chiara e convincente. Alludiamo alle prove dei venerabili documenti e monumenti della liturgia ecclesiastica. Essi contengono un ricco tesoro delle verità della salvezza; sono vere e proprie miniere d’oro per quanto riguarda il dogma cattolico. La dottrina costituisce la radice e l’anima sia della vita ecclesiastica che del suo culto.

Non c’è aspetto della vita esteriore in cui le verità di fede siano rivelate più direttamente e distintamente che nella liturgia della Chiesa. Perciò queste verità spesso possono essere conosciute e riconosciute con certezza secondo la massima di Papa Celestino I: Legem credendi lex statuit supplicandi – “La forma liturgica della preghiera diventa il modello della fede”. – Con particolare riferimento al nostro soggetto, ci sono un gran numero sia di liturgie orientali che occidentali e le indicazioni per la Messa. Con queste si intendono le raccolte di formule delle preghiere e dei riti, secondo le quali è sempre stato celebrato il Sacrificio Eucaristico.

Queste liturgie sono nella loro essenza e sostanza decisamente di origine apostolica. Esse sono composte in diverse lingue, e per secoli sono state in uso quotidiano e pubblico in vari luoghi e tra le diverse nazioni – e, di conseguenza, denotano la fede universale e costante della cristianità. Ora, per quanto varie possano peraltro essere, tutte queste formule liturgiche concordano perfettamente nell’essenziale, in modo che esse rappresentano in tutto il loro contenuto la Celebrazione eucaristica come vero Sacrificio dell’Agnello Immacolato, Gesù Cristo.

In queste formule liturgiche di preghiera l’Eucaristia è designata come un sacrificio, un sacrificio perpetuo, un sacrificio santo, un sacrificio celeste, un sacrificio divino, un sacrificio tremendo, un sacrificio meritevole di onore, un sacrificio legittimo e incruento, un sacrificio per i vivi e i morti, un sacrificio di lode e di ringraziamento; e soprattutto un sacrificio di propiziazione e di petizione. Nell’Eucaristia vengono offerti doni santi, preziosi, indicibili, gloriosi e senza macchia; e si celebrano misteri che sono divini, profondamente nascosti e pieni di terribile maestà. Cristo è designato l’Agnello vivente e ancora ucciso sull’altare. Egli è glorificato come Sacerdote Sacrificante e Dono Sacrificale, così come il Fondatore di questo Sacrificio. Esse menzionano un altare santo, al quale il sacerdote si appressa solo con una coscienza immacolata, con timore e tremore.


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Nella liturgia di S. Giacomo, per esempio, si dice: “Che tutta la carne mortale taccia, se ne sta lì in timore e tremore, che tutte le cose della terra svaniscano dai nostri pensieri; perché il Re dei re, il Signore dei signori, Cristo nostro Dio, sta per essere sacrificato e dato come cibo ai fedeli. Cori di angeli, vestiti di potere e di dominio, con volti velati, vanno davanti a Lui cantando l’inno, Alleluia.” La liturgia copta di S. Cirillo conduce il sacerdote a dire: “Rendici degni, o Signore, di presentare a Te questo santo, legittimo, spirituale e indefettibile Sacrificio per la remissione dei nostri peccati e per il perdono delle colpe del Tuo popolo.” A questo può essere aggiunto un passaggio per la consacrazione dei vescovi, che si trova nella Costituzione Apostolica (1. VIII, c. 5), che suona così: “Concedi a lui, Dio onnipotente, per mezzo di Gesù Cristo, la partecipazione allo Spirito Santo, affinché abbia il potere di nominare chierici e di sciogliere tutti i vincoli, e affinché Ti piaccia con un cuore mite e puro, saldo, innocente e irreprensibile, offrendo a Te il Sacrificio immacolato e incruento, che Tu, per mezzo di Cristo, hai istituito come il mistero della Nuova Alleanza come un gradevole profumo per Te“.

In una lettera al clero della Neocaesarea, S. Basilio assicura loro che la seguente preghiera è stata utilizzata in tutte le chiese d’Oriente: “Fortificami, Dio Onnipotente, con la potenza del Tuo Santo Spirito, e concedimi, investito della grazia del sacerdozio, di presentarmi alla Tua santa mensa per offrirTi il Tuo Santo e immacolato Corpo e il Tuo prezioso Sangue. Ti supplico umilmente di non distogliere il Tuo sguardo da me, ma di permettere benevolmente che questi doni Ti siano offerti dal Tuo indegno servo e peccatore, come io sono. Perché sei Tu che offri e che sei offerto; sei Tu che accetti questo Sacrificio e che vieni dispensato”.

In questo modo nei primi secoli la fede nel carattere sacrificale dell’Eucaristia è stato espresso nel modo più evidente e inequivocabile sia dalla dottrina che dalla prassi di tutta la Chiesa; ma tale universale e immutabile credenza del cristianesimo può poggiare solo sulla rivelazione divina, cioè, deve procedere da Cristo e dagli Apostoli. La nostra fede, quindi, è quella dei primi cristiani, la fede dell’Antichità cristiana. Questo fatto dona invariabilmente al cuore cattolico un’indicibile soddisfazione, nel trovare le verità più sacre e i tesori della religione sostenuti da una così grande schiera di testimoni dell’antichità ecclesiastica.


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In conclusione, daremo un rapido sguardo alle Catacombe Romane, in cui la dottrina del Sacrificio Eucaristico, dimostrata dai Padri e dalle liturgie, si erge alla visione in pittoresche rappresentazioni e illustrazioni simboliche. Le Catacombe, secondo il loro piano e destinazione originali, erano luoghi di sepoltura in cui venivano deposti i resti dei Cristiani. In tempi di persecuzione servivano anche come luoghi di rifugio, soprattutto per il clero, e allo stesso tempo erano utilizzati per il culto divino. Sulle pareti e sui soffitti di queste cappelle mortuarie sotterranee, i cristiani perseguitati inscrivevano in immagini simboliche, tanto semplici quanto toccanti, la loro sovrumana fede, speranza e carità. Nel linguaggio misterioso delle Catacombe possiamo, quindi, leggere molte delle dottrine della fede, emblematicamente rappresentate come in un catechismo pittorico; è il caso anche del Sacrificio della Messa.

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