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I nostri morti ci proteggono

Catechesi27 Luglio 2020
Testo dell'audio

Se vediamo le anime del Purgatorio tanto premurose nel soccorrerci nei nostri bisogni temporali, che cosa dovremo dire della sollecitudine con cui ci proteggono nell’ordine spirituale? Disgraziatamente, siccome le necessità dell’anima sono meno visibili di quelle del corpo, ne risulta che molti di questi favori ci passano inosservati; non possiamo negare però che molte buone ispirazioni, molti santi pensieri li dobbiamo alle preghiere di esse. Nell’ora della tentazione, ora terribile in cui soccombendo ci allontaniamo da Dio, in cui la caduta può essere il primo anello di una catena fatale che ci terrà un giorno legati nelle prigioni ardenti dell’Inferno, lo spirito nostro si trova esitante fra la vista del piacere promesso e l’incentivo al peccato; il cielo e la terra sono spettatori di questa lotta, e il divin Salvatore getta sopra di noi uno sguardo di tristezza, mentre il demonio esulta sperando di guadagnare una preda.

È quello un momento supremo che decide della vita o della morte di un’anima. Eppure non di rado questa trionfa, e arrivata sull’orlo del precipizio, se ne ritrae riportando una vittoria alla quale possono susseguirne tante altre che valgano a condurla in Paradiso. Ebbene, in quel momento di esitazione spesso dal Purgatorio s’innalza a Dio l’umile preghiera di un’anima: De profundis clamavi ad te, Domine! la quale facendo scendere dal cielo la sovrabbondanza della grazia, arreca forza e vittoria al combattente. – Oh! quant’è mai ammirabile il mistero della comunione dei Santi! Quale stupendo spettacolo, dice il conte De Maistre, è quello di vedere un’immensa città di anime, coi suoi tre ordini, continuamente in rapporto fra loro e dove il mondo che combatte porge la mano a quello che soffre, ed afferra l’altra del mondo che trionfa. L’eternità dei secoli non basterebbe per ammirare quest’azione sublime che le anime esercitano scambievolmente in forza di sì bel vincolo.

Specialmente nell’ora estrema della morte in cui la lotta è più accanita e decisiva, le anime del Purgatorio accorrono in soccorso dei loro benefattori. Citammo altrove un fatto riportato a questo proposito dal Baronio; qui ne riferiremo un altro ancor più strepitoso per le circostanze che lo accompagnano. (Segala, Triumphus animar., Il pars, cap. 22, n. I).

Nella Bretagna un fervente cattolico che fra le altre virtù aveva avuto quella di una grande carità verso i defunti, ammalatosi gravemente ricevette i conforti della religione. Il rettore della chiesa vicina, chiamato per amministrarglieli, trovandosi in quel momento impedito, inviò il suo vicario, il quale dopo aver adempiuto la sua missione, se ne tornava alla parrocchia, quando giunto presso l’attiguo cimitero, si sentì arrestato da una forza invisibile che gli impediva di muovere un sol passo.


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Guardò egli sgomentato intorno a sé, e vide dinanzi ai suoi occhi rinnovarsi un fatto simile alla visione d’Ezechiele; imperocchè la chiesa ch’egli poc’anzi ricordava d’aver lasciato chiusa, aveva le porte spalancate, i ceri ardevano in fondo al santuario, ed una voce che partiva dall’altare gridava: – Ossa aride, ascoltate la parola del Signore. Sorgete, o morti, e venite a pregare pel vostro benefattore or ora spirato. – Nello stesso tempo un gran fracasso giunse ai suoi orecchi: le ossa s’agitavano in fondo alle tombe e si urtavano le une contro le altre con lugubre cadenza; uscirono indi i defunti dai sepolcri, e dispostisi processionalmente si avviarono al coro, dove seduti sugli stalli incominciarono con flebili voci a cantare l’Uffizio dei morti; finito il quale rientrarono nelle loro tombe, i ceri dell’altare si spensero e tutto cadde nel più profondo silenzio.

Il vicario tutto tremante e spaventato corse a casa, e raccontato al parroco quanto aveva visto, questi rifiutò di credervi ascrivendo tutto ad effetto d’immaginazione alterata, e soggiunse che almeno bisognava assicurarsi se il malato fosse realmente morto. Ma ben presto fu tolto di dubbio, poiché un messo venne ad arrecargli la nuova. Il vicario rimase così commosso da questo fatto, che si ritirò nel monastero di S. Martino in Tours, di cui più tardi fu eletto priore per la vita santissima che vi menava, raccontando poi a tutti colle lacrime agli occhi a particolari di questa prodigiosa storia. – Nella vita poi di molti Santi si legge che al loro letto di morte accorsero anime ormai beate, liberate dal Purgatorio dalle loro preghiere, per condurli all’eterna beatitudine. – Aiutiamo quindi generosamente quelle infelici penanti colle nostre preghiere, con elemosine e con penitenze, ed allora saremo sicuri della loro assistenza efficace in vita ed in punto di morte.

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