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Essere «anime serie»

Tesori d'Italia07 Novembre 2020
Testo dell'audio

Essere «anime serie» è questo, in forma ermetica, il cuore dell’insegnamento del padre certosino dom François de Sales Pollien (1853-1936). Più che mai attuale, dunque, il suo insegnamento, visto che viviamo in un’era in cui ragione e fede non sono solo scisse fra di loro, ma subiscono sbandamenti ideologici, fino a forme di follia e paranoia, che vanno contro l’uomo, oltre che contro la Santissima Trinità. Viviamo anche un tempo in cui l’istruzione è più che mai di carattere scientifico, tecnico, tecnologico, informatico, perciò personalità come quella di dom Piollien non sono oggetto di interesse, tanto più che uno dei riferimenti del suo pensiero fu Joseph de Maistre (1753-1821).

Joseph Pollien nacque il primo agosto 1853 a Chevenoz, presso Annecy, nell’Alta Savoia da una famiglia profondamente cattolica e in questo ambiente ricco di fede ambì a consacrarsi a Cristo. Entrò così nel Seminario di Annecy e venne ordinato sacerdote il 26 maggio 1877. Il suo primo apostolato si sviluppò presso le opere diocesane della città, dove venne nominato cappellano. Per sette anni stabilì ottime relazioni con la gioventù. Ma non gli bastava, voleva vivere con più intensità la sua unione a Dio. Decise, quindi, di bussare alla porta della Grande Chartreuse di Grenoble, la prima eretta da san Bruno: era il 4 ottobre 1884.

Pronunciò i primi voti il primo novembre 1885, prendendo il nome di Francesco di Sales, per suggellare la sua grande devozione per il grande santo savoiardo. Durante il noviziato cadde e si fratturò una gamba. Non curato adeguatamente, rimase zoppo e dolorante per tutta la vita. A causa dell’incidente, pronunciò i voti solenni più tardi del previsto, il 2 luglio 1891. Venne trasferito nella Certosa di Bosserville, presso Nancy, dove divenne confessore e direttore di esercizi spirituali per i laici. Con il medesimo incarico venne trasferito alla Certosa di Sélignac, nell’Ain, presso Lione, nel 1893, e due anni dopo a quella di Montreuil-sur-Mer, nel dipartimento del Pas-de-Calais, dove divenne un punto di riferimento per molti, compresi gli ambienti dell’Università Cattolica di Lille.

Nel 1901 divenne priore della Certosa di Notre Dame de la Pitié a Mougères, ma l’incarico durò poco perché il primo luglio dello stesso anno venne emanata una legge del governo che limitava rigorosamente le attività degli Ordini religiosi. La comunità andò in esilio e dom Pollien venne nominato Superiore della casa di rifugio di Zepperen, nel Limburgo belga, fino alla sua chiusura, nel 1902. Dal 1903 al 1911 visse a Farneta, in provincia di Lucca, nella Certosa dello Spirito Santo, e fu visitatore delle case dell’Ordine certosino in Spagna ed in Italia.
Il suo stile letterario è immediato, logico, semplice, ricco di citazioni, mentre lo stile spirituale è profondo, intenso, pungente e pacato allo stesso tempo. «Si dice che mancano gli uomini; io non lo credo; sono i principii che mancano: perciò non si formano più cristiani».


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Così spiega in Cristianesimo vissuto e prosegue: «Principii, principii! Tu sarai uomo di principii e i principii non si prestano a nessun accomodamento: sono o non sono. Quando si tratti, invece, di mezzi da adoperare, puoi e devi essere accomodante. La pratica deve adattarsi a tutte le situazioni, servirsi di tutto. Fermezza nei principii, dolcezza nei mezzi». Dom Pollien non è un qualunquista, un liberale per tutte le stagioni, è un sacerdote certosino per Cristo e non per cristiani buontemponi o carichi di errori, che distribuiscono senza ragione, perciò si rivolge «agli uomini che sentono e comprendono, a quelli che hanno bisogno di grandi cose, a quelli che sono decisi a vivere in pieno una vita seria».

Dom Pollien, che legge il Vangelo, studia il Vangelo, prega il Vangelo, medita sul Vangelo, vive il Vangelo, sa quello che dice e parla con cognizione di causa: «Qui non ci devono essere mezze misure, uomini mediocri, cristiani per metà: o tutto o niente» e la forza dei cattivi è la debolezza dei buoni: «La fede viene meno. Tra tutte le altre sciagure questa è la più tremenda. Mentre le fila degli empi vanno ogni dì più ingrossando, mentre i nemici di Dio raddoppiano di audacia, mentre l’iniquità imbaldanzisce, i credenti si fanno più rari, i fedeli diventano più ignoranti, i buoni vacillano».

Allora, che fare? Di fronte alla malvagità delle idee bisogna ravvivare la fede, «quella viva e vera, forte e feconda, sincera e pura, schietta ed operosa, robusta ed intrepida che trionfa di tutte le forze del mondo». Dom Pollien, degno figlio spirituale di san Bruno, parla anche a noi del XXI secolo, conscio che si tratti di una battaglia non solo umana, ma soprannaturale fra angeli e demoni. Perciò non è sufficiente una fede ordinaria, ma militante. Lui, che esigeva anime serie, era il primo a coltivarla seriamente.


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Questo testo di Cristina Siccardi è tratto dalla rivista di Radici Cristiane. Visita radicicristiane.it

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